In attesa del ruolo la mia vita da precario

di Lalla
ipsef

red – Pubblichiamo anche oggi le testimonianze di docenti e personale Ata precario, a volte distanti dalle loro famiglie, a volte vittime di un sistema di tagli che ha cambiato le coordinate delle assunzioni.

red – Pubblichiamo anche oggi le testimonianze di docenti e personale Ata precario, a volte distanti dalle loro famiglie, a volte vittime di un sistema di tagli che ha cambiato le coordinate delle assunzioni.

Iolanda – Ciao, sono insegnante di ed fisica. Ho 36 anni e non so quando potrò farmi una famiglia con questo sistema scolastico che abbiamo in Italia. Credevo molto nella scuola e ho rinunciato a molte cose per svolgere al meglio la mia professione….invece, dopo alcuni anni di scuola fatti da insegante precario mi sono accorta che la scuola è diventata solo un’ammortizzatore sociale. A me a scuola è successo di tutto….gli insegnanti di ruolo mi hanno anche rubato le ore. Si lamentavano per lo stipendio e mi discriminavano perchè non ho ancora una famiglia!!!

La meritocrazia è qualcosa che esiste solo sui libri ma sulla mia pelle ho assaggiato tutto l’opposto. Io spero che avrò presto una cattedra perchè a tutt’oggi non potete neppure immaginare come vivo e senza un padre e nessuno che mi sostiene. Grazie scuola, grazie Italia……

Antonella – Buongiorno, con tutto il rispetto per la storia di ognuno, e premesso che chi scrive è una precaria, triste e sconfortata come tutti, devo dire che mi fa male vedere pubblicate lettere che non rispettano in alcun modo l’ITALIANO . Sì parlo proprio della GRAMMATICA, che noi docenti dovremmo INSEGNARE (anche se non è italiano la nostra materia). Allora insegnare è una corsa al posto, oppure no?

Si fa presto a lamentarsi, e c’è molto che non va, non si può certo negarlo. Ma tutto ciò non dovrebbe ledere i diritti dei ragazzi: nord,sud, centro, isole non importa per nulla, siamo tutti uguali, si contuinua a dirlo, no??

Allora prima di parlare di master, scuole di specializzazione, di soldi spesi a manciate per accumulare punteggio, perchè non si fa un serio esame di coscienza, per decidere se davvero insegnare è la nostra missione ?

Anch’io che scrivo ho una famiglia, figli, mutuo da pagare, una vita e dei sogni che non posso programmare per motivi ovvi a qualsiasi precario. Ma cerchiamo di essere almeno coerenti, di non cercare diritti (il posto sicuro) a tutti i costi, dimenticando i doveri (prepararsi seriamente, non avere per unico fine di collezionare punteggi rimpiangendo di non avere abbastanza conoscenze, beato chi ne ha..) che sarebbe morale ricordarsi!
Allora di quale Italia vogliamo far parte?

Spero pubblichiate anche questa versione dei fatti, a dimostrazione della vostra serietà , che è il motivo per cui in moltissimi facciamo riferimento al vostro sito.

Grazie comunque di aver accolto anche questo sfogo.

Paola – Ciao redazione, sono un’insegnate precaria (matematica e fisica) di 33 anni. Dal 2009 mi sono trasferita a 700 Km da casa mia per provare ad esaudire il mio sogno … è il terzo anno scolastico consecutivo che riesco a lavorare da GE ma è il primo anno in cui mi sento senza forze fisiche e morali. Comincio a non credere più nella realizzazione del mio sogno … non riesco più a dire ai miei alunni di lottare sempre per realizzare i proprio desideri … non posso insegnare loro un qualcosa in cui io non riesco più a credere. Lontana dalla mia famiglia, lontana dal mio fidanzato … l’Amore della famiglia è così naturale, forte e radicato da riuscire a vincere sulla lontananza fisica anche se, spesso, evito di telefonare perchè il solo sentire la voce dei miei cari mi fa venire un nodo alla gola e non riesco a trattenermi dal pianto; l’Amore, invece, che ancora unisce me e il mio compagno (Amore che ha bisogno di condivisione, di vicinanza fisica, di quotidiniatà … per poter crescere e maturare) avverte il peso di questa distanza e ci sta sfuggendo tutto di mano dopo 8 anni di fidanzamento.

A questo punto mi chiedo: ne vale davvero la pena? Non riesco più a trovare la giusta motivazione per restare qui: i miei genitori invecchiano, i miei nipotini crescono, il mio posto a tavola in quella casa è sempre vuoto e loro non sorridono più come prima … la vita è fugace, imprevedibile, a volte bastarda … non so se un giorno riuscirò a perdonarmi il mio continuare a restare qui … non lo so. Grazie per avermi dato tempo e spazio per questo sfogo: è tutto troppo amaro.

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La mia storia di precaria è uguale a tante altre,lavoro a 1200km di distanza, la mia vita da precaria la vivo su treni, aerei, bus. Ho deciso di non trasferirmi con la mia famiglia (ho 2 figli), sarebbe stato per loro molto traumatico lasciare i nonni, la scuola, l’aria pura, la vita del paesino arroccato ai piedi della sila, dove diventi parte integrante di una piccola comunita’ sempre presente, dove anche i giochi si vivono all’aperto….bellissimo vero??

io lavoro da lunedi a venerdi, venerdi sera parto per arrivare a casa sabato mattina, e poi, sistemare casa, fare la spesa,etc….per poi ripartire.. domenica sera. Quando sono super "fortunata" riesco a viaggiare in aereo guadagnero’un pomeriggio in piu, ma le mie tasche guadagnano di meno…ahhaha.ciao

p.s.sui viaggi in treni potrei scrivere un libricino, quanta gente strana si incontra, quante vite l’una diversa all’altra, quanti ladri (8 volte ) è entrato nel mio scompartimento, oramai siamo diventati amici….ahhha

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Lorenza – Sono un Assistente Amministrativo di Catania, già con contratto a tempo determinato, poi precario, quindi semplicemente disoccupato. Dal 2000 faccio parte della graduatoria ad esaurimento personale ATA di Catania; e ho lavorato in modo pressoché continuativo, impegnandomi al massimo, crescendo professionalmente, ma all´improvviso … ecco i "tagli".

Rimango disoccupata e, quel che è peggio, senza alcuna speranza di poter rientrare, anche in futuro, a ricoprire un qualche incarico in quello che utt´ora sento essere IL MIO LAVORO. 

Infatti, oltre ai "tagli", a decimare i posti disponibili è intervenuta la mobilità verticale da parte del personale collaboratore scolastico di ruolo. La stabilizzazione degli ass. amministrativi è bluffata dalla mobilità promessa ai collaboratori scolastici dai LORO sindacati (perchè non c’è un solo sindacato che rappresenti la nostra categoria); ovviamente le organizzazioni sindacali, allettate dalla entità (numerica ed economica) degli interessi
dei collaboratori scolastici, si sono dimostrate sensibili di fronte alle pressioni della categoria, e continuano a battersi affinché di anno in anno si ripeta la procedura di cui sopra. Allorquando mi sono rivolta al sindacato cui sono iscritta da anni mi sono sentita rispondere che "noi (Assistenti amministrativi)  siamo pochini, mentre i collaboratori scolastici sono un esercito per il quale vale la pena battersi."

Chiedo se sia possibile invalidare questa procedura, giunta alla firma con DPR del 21/09/11 (in allegato). Sottolineo che se i sindacati non avessero avallato questa politica clientelare, tra lo scorso biennio e l’attuale a.s. si sarebbero stabilizzati quasi tutti gli assistenti amministrativi precari storici (da più di 10 anni); naturalmente nulla avrebbe impedito di attuare questa procedura, cui GIUSTAMENTE anelano i collaboratori scolastici (RICORDO GIA’ DI RUOLO), ma in futuro, una volta assorbiti i precari, e certamente NON ORA.

Ma ecco subentra anche l´assegnazione dei posti ai docenti inidonei all´ insegnamento; io ne conosco e, con tutto il rispetto che meritano a livello personale, se non sono idonei per stare in classe, come possono lavorare in uffici a diretto contatto con l´utenza (alunni, genitori e docenti) ed occuparsi  efficientemente di lavori sempre più impegnativi?

Le ho rappresentato la mia situazione e di fronte a tutto ciò, le confido, mi sento più come un fallito che ha giocato i migliori anni della sua vita lavorativa e, naturalmente, ha perso TUTTO, non può nemmeno più pagare il
mutuo, e trova difficoltà a reinserirsi nel contesto lavorativo da cui è rimasto fuori per dieci anni.  Ma la mia colpa è stata solo quella di lavorare con fiducia nella Scuola Statale, ingenuamente, senza pensare mai che questa fosse destinata al fallimento. Certo è frustrante non avere più prospettive per il futuro quando si ritiene di essere stati defraudati dei propri diritti, o quanto meno legittimi interessi, a mantenere la propria occupazione.

Quello che fa più rabbia è che nessuno ne parla più, perche i precari della scuola sono tutti da stabilizzare, ai sensi anche delle indicazioni della normativa europea.

Come è possibile che la tanto reclamizzata STABILIZZAZIONE dei precari, di cui questo Governo si è arrogato il ruolo di garante, si sia risolta in un enorme aumento delle immissioni in ruolo solo nominale: i PRECARI cosiddetti storici non ci sono più, difatti sono stati tutti LICENZIATI, mentre gran parte dei posti delle immissioni in ruolo è stata accantonata per i passaggi di profilo dei collaboratori scolastici, e per i docenti inidonei all´insegnamento.
Sottolineo, inoltre, che i collaboratori scolastici devono essere opportunamente FORMATI (a spese di chi, e soprattutto chi ci guadagna organizzando i corsi di formazione?)  mentre noi lavoriamo da dieci anni e ci siamo formati sul campo, solo con il nostro impegno.

Ciò che auspico è un chiarimento sull´impegno del Governo alla EFFETTIVA stabilizzazione di personale che ha lavorato per anni nella scuola statale o quanto meno che si renda pubblico che LE CIFRE relative alla stabilizzazione degli assistenti amministrativi SONO L’ENNESIMA TROVATA PUBBLICITARIA DEL GOVERNO per far credere ai non addetti ai lavori che nella scuola pubblica TUTTO VA BENE.

Nella speranza di aver rappresentato in modo esaustivo la situazione che sto vivendo, affinchè Lei, se lo ritiene opportuno, se ne faccia portavoce nelle opportune sedi, si porgono distinti saluti.

a tua storia da precario raccontata su Orizzonte Scuola

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