Attendo lo stipendio di maggio e di giugno e intanto le spese familiari corrono. Lettera

Stampa

Inviata da Katia Maurelli – Sono un’insegnante precaria della Scuola Pubblica della Repubblica Italiana. Ho prestato servizio presso un Istituto Superiore ed il mio contratto si è concluso il 9 Giugno 2021; ho accettato un contratto a tempo pieno, che nel corso dell’anno è stato rinnovato per 9 volte.

Tale tipo di contratto non prevede che vengano pagati i sabati e le domeniche, né i giorni di vacanze scolastiche: un bel risparmio per le casse dello Stato! Il mio impegno lavorativo invece non ha avuto nessuno ‘sconto’ rispetto agli insegnanti a tempo indeterminato o con contratto annuale: stesso orario, stesso lavoro di preparazione delle lezioni, stessi Consigli di classe e di istituto, stesse norme d’ogni genere da rispettare, stesse responsabilità rispetto agli/alle allievi/e: noi insegnanti precari siamo pronte ad accettare tutto, purché fare il mestiere per il quale abbiamo studiato tanti anni, e che inseguiamo in lunghi anni di precariato.

E’ dunque davvero inquietante che lo Stato non riesca a rispettare le scadenze di pagamento degli stipendi. Durante l’anno non ho fruito di alcuna regolarità nell’erogazione degli stipendi (a fronte delle regolari spese che devo affrontare come madre di famiglia: bollette, affitti, bolli, assicurazioni…). Ad oggi non ho ancora ricevuto gli ultimi 2 emolumenti (arcaica parola in uso
presso la pubblica amministrazione… dal latino molere: macinare).

Attendo lo stipendio di Maggio e di Giugno, e come me senz’altro molti altri altri insegnanti; “per indisponibilità di fondi” recitano le risposte che ho faticosamente ottenuto dai rari uffici dove risponde ancora qualcuno (malgrado le parole arcaiche e le indisponibilità finanziarie, anche il Miur si è arricchito di piattaforme digitali, che bella la modernità!).

Leggiamo ogni giorno di cifre stratosferiche destinate a tutto e tutti, peccato che non si possa contare sul minimo indispensabile: lo stipendio a chi ha già fornito la propria prestazione di lavoro. La ciliegina sulla torta è che anche l’Inps ha difficoltà a versare le rate dell’indennità mensile di disoccupazione: rate saldate con un’irregolarità che non consente alcuna gestione delle risorse e delle spese familiari: un mese 700 euro, un altro 200 euro, e poi 29.90 euro…

Intanto le spese familiari corrono, le scadenze non ce le sospende nessuno.

Stampa

Acquisisci 6 punti con il corso Clil + B2 d’inglese. Contatta Eurosofia per una consulenza personalizzata