Ata, un centinaio di lavoratori rischia il licenziamento

di redazione
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Il 2019 rischia di partire male per un centinaio di bidelli a rischio licenziamento. 

A riferirlo è il Gazzettino di Venezia e riguarda soprattutto il personale Ata di terza fascia in forza negli Istituti scolastici della regione Veneto. Le assunzioni sarebbero avvenute in funzione di diplomi e titoli di studio su cui pesa l’ipotesi un mancato riscontro.

Sul caso potrebbe indagare la magistratura con l’accusa ipotizzata di truffa ai danni dello Stato, dichiarazione mendace e presentazione di falso ideologico.

Secondo la ricostruzione del Gazzettino di Venezia, il caso riguarda molti lavoratori provenienti dal Sud che avrebbero vantato titoli qualificati nel tentativo di far innalzare il punteggio.

I primi accertamenti avviati in Veneto con la collaborazione dell’USR Campania hanno già portato nei giorni scorsi al licenziamento di cinque bidelli a cui, pare, se ne possano aggiungere molti altri.

Per la supplenza in terza fascia, i dirigenti scolastici possono attingere direttamente dall’elenco e il lavoratore accumula punteggio per le supplenze annuali e quindi l’accesso alle graduatorie provinciali. Secondo il quotidiano locale, in Veneto quasi il 50% del personale Ata è precario.

Per la Cisl, l’anomalia sarebbe proprio legata alla presenza di molte domande di lavoratori non veneti che occupano le posizioni alte delle graduatorie di terza fascia e sarebbe difficile per le segreterie verificare i titoli. 

Al Gazzettino di Venezia, Sandra Biolo, segretaria regionale per il Veneto della Cisl-scuola, ha affermato: “Da tempo segnaliamo questa situazione agli uffici scolastici territoriali, la presenza cioè di numerosi collaboratori scolastici che arrivano da fuori regione e che si inseriscono nelle graduatorie di istituto delle scuole venete con punteggi molto alti“.

La situazione era venuta già alla ribalta nella prima metà dicembre e  l’assessore regionale alla scuola Elena Donazzan aveva immediatamente richiesto chiarezza, affermando che questo non sarebbe avvenuto con l’autonomia scolastica.

Già nel mese di aprile una collaboratrice scolastica in una scuola in provincia di Pordenone era stata licenziata per aver dichiarato il punteggio della maternità, due giorni prima del parto.

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