ATA. UIL: unico criterio tagli il risparmio, posizioni economiche dal 2015 nessun problema, specializzare le segreterie

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Tempi duri per i lavoratori Ata esclusi dal beneficio economico spettante per mansioni aggiuntive. E non solo per loro. Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola, ci fa un resoconto panoramico dell’impasse in cui sono coinvolti circa 5000 lavoratori.

Tempi duri per i lavoratori Ata esclusi dal beneficio economico spettante per mansioni aggiuntive. E non solo per loro. Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola, ci fa un resoconto panoramico dell’impasse in cui sono coinvolti circa 5000 lavoratori.

Ci parli dell’incontro avvenuto la scorsa settimana al Miur.

“Da una parte si è convenuti sulla prosecuzione del trattamento per i lavoratori Ata che hanno goduto del beneficio per le loro mansioni aggiuntive, mentre è scandalosa la risposta che ci hanno dato sulla regolarizzazione di coloro che non sono potuti rientrare in quella tranche e che sono in attesa ormai da mesi del giusto compenso. Lavoro per il quale, tengo a ribadirlo, sono stati selezionati e formati, che è stato effettivamente svolto e per il quale circa 5000 lavoratori sono in attesa della loro retribuzione accessoria e continuativa! ‘Dobbiamo fare indagini’, questa è stata la risposta del Miur”.

Come si muoverà la Uil per dare una mano ai lavoratori coinvolti in questo impasse?

“Siamo determinati ad andare fino in fondo, perciò abbiamo già iniziato la raccolta dei contratti firmati e registrati di fronte ai quali nessun giudice potrà avere nulla da eccepire: il Miur ha torto marcio. Sono già partiti i nostri decreti ingiuntivi, che pur provenendo da diversi territori italiani (ma non da tutte le regioni) sono comunque indirizzati a Viale Trastevere. Certo il Miur dovrebbe fare un attento esame di coscienza e domandarsi dove porterà alla lunga questo tirare la corda con i lavoratori, che di conseguenza sono costretti a rivolgersi ai tribunali. Prima o poi i cittadini, tutti i cittadini, potranno chiedere il conto di queste enormi spese”.

Quale giustificazione è stata portata?

“Hanno tirato fuori argomentazioni del tutto goffe e fuori luogo. La norma viene ‘interpretata' come esclusivamente finalizzata ad evitare la restituzione a carico di coloro che avevano avuto tale retribuzione e per non disponibilità di copertura finanziaria. Tale interpretazione porterebbe a riconoscere la retribuzione, a parità di condizione, solo a coloro nei cui territori è stata effettivamente erogata. In sostanza un chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, altro che stato di diritto”.

Prima ha detto che non tutti i lavoratori di questa categoria versano nelle stesse condizioni, ma che c’è un gruppo di persone più fortunate che finora ha avuto quanto gli è spettato. Per loro come si sono trovati i soldi?

“La copertura per loro è stata la stessa che è stata utilizzata per gli scatti, almeno fino ad agosto 2014. Da settembre a dicembre 2014 si sono stati utilizzati soldi avanzati dalle risorse destinate al Fis”.

Da gennaio 2015 non ci saranno più problemi?

“Secondo la nostra interpretazione non dovrebbero più essercene: per legge è venuto meno il blocco delle retribuzioni individuali”.

Circolano voci sul possibile utilizzo dei posti Ata per il riassorbimento di personale in esubero dopo l’abolizione delle province. Le sembrano fondate?

“Una cosa del genere mi sembra improbabile, tuttavia non posso escluderla, almeno sul piano teorico, perché effettivamente la norma Madia appena varata introduce il passaggio dei lavoratori da un comparto all’altro della Pubblica Amministrazione. E’ giusto anche ricordare che la Legge di Stabilità ha ridotto drasticamente il numero di posti Ata disponibili, quindi c’è ben poca trippa per gatti anche là”.

Quale criterio è stato utilizzato per questo taglio?

“Un criterio quanto meno discutibile, cioè quello del risparmio di spesa, evidente nel fatto che i posti che sono stati sacrificati corrispondono esattamente a quelli finora assegnati con contratti a tempo determinato”.

Di quanti posti di lavoro stiamo parlando?

“Di 2020 persone”.

Ma ci sarà stata anche la spinta verso una razionalizzazione del lavoro e un migliore impiego delle risorse, o no?

“Avrebbe dovuto essere fatta in maniera diversa questa razionalizzazione. A settembre 2015 avremo 2000 assistenti tecnici e amministrativi in meno, è sarà il caos più totale perché nel frattempo non è ancora partita l’informatizzazione tanto decantata. Per me è stato un taglio ‘cattivo’, non fatto per un miglior funzionamento della macchina organizzativa della scuola, ma semplicemente per risparmiare soldi”.

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Invece nessun taglio sui collaboratori scolastici, giusto?

“Giusto, il loro numero è stato riconfermato, ma l’idea della Uil sarebbe quella di fare una ricognizione più approfondita, a livello territoriale, per capire dove c’è più bisogno di queste figure e dove meno. Oggi i collaboratori vengono ancora assegnati sulla base del numero di studenti, mentre sappiamo che quello che incide di più è la conformazione degli edifici, su quanti piani si svolge l’attività, per esempio, quanti ingressi, gli orari di apertura anche pomeridiana”.

Ha parlato di una indagine territoriale: in questi giorni il sottosegretario Faraone ha fatto riferimento proprio all’implementazione di centri territoriali che dovrebbero alleggerire il lavoro delle segreterie scolastiche. Si tratterebbe di una sorta di esternalizzazione?

“Se Faraone nel dire queste cose aveva in mente una vecchia idea della Uil, cioè quella di creare delle task force territoriali in grado di supportarsi a vicenda dividendosi i compiti, allora l’esternalizzazione non c’entra nulla, perché il lavoro resta dentro alle scuole, non va in mano a cooperative esterne, solo viene organizzato meglio. La nostra idea è semplice: non tutte le scuole continuano a fare tutto, ma alcune si specializzano per esempio sulle ricostruzioni di carriera. Sempre più spesso, ormai, le segreterie non ce la fanno a smaltire tutto il lavoro che viene assegnato loro, mentre in questo modo potrebbero vedersi razionalizzato il lavoro”.

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