ATA striscia badge per conto di collega, ed esce e rientra senza timbrare: per i giudici è danno a immagine all’amministrazione e danno diretto

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Una collaboratrice era stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza a timbrare il badge per conto di un collega, nonché ad uscire e rientrare dalla scuola senza timbrare. E’ stata condannata per danno all’immagine e danno diretto verso la scuola, pari a 1.515,00 euro, oltre interessi legali e spese (Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Lombardia, Sentenza n. 63/2021).

Le operazioni di timbratura riprese dalla videosorveglianza

Sulla scorta di risultanze della Guardia di Finanza, un Ufficio Scolastico aveva segnalato alla Procura un danno erariale da omesse proprie timbrature in uscita e reingresso e da illecite timbrature di badge in luogo di un collega, cagionato da una collaboratrice scolastica, ed accertato tramite videocamere da interno posizionate in corrispondenza delle macchinette timbratrici/badge dell’Istituto, controlli disposti nell’ambito di una indagine della Procura della Repubblica. La collaboratrice in alcune occasioni aveva timbrato al posto di un collega, prelevando il cartellino di questi riposto sopra l’armadio posizionato accanto alla macchinetta vidimatrice, timbrando la propria uscita ed eseguendo un’ulteriore timbratura, che non veniva rilevata dal suo cartellino presenze. Timbratura quindi effettuata per il collega, che dai dati delle telecamere non risultava aver timbrato la sua uscita, pur rilevandosi dalla disamina del suo cartellino presenze le timbrature. Erano anche emerse assenze dal servizio non certificate sul cartellino presenze giornaliere.

Il licenziamento e il giudizio

Per tali condotte la collaboratrice scolastica era stata disciplinarmente licenziata e, in giudizio, aveva sostenuto che la condotta di ausilio al collega non era stata dettata da volontaria consapevolezza di porre in essere una azione fraudolenta, ma solo da trascuratezza e leggerezza giustificate dall’essersi il collega dimenticato in alcune giornate di timbrare l’uscita con successiva richiesta telefonica alla donna di timbrare per lui, dopo pochi minuti, usando il suo cartellino lasciato presso l’Istituto scolastico. Inoltre, i propri personali allontanamenti dalla scuola senza badgiare ai tornelli erano stati dettati da esigenze d’ufficio, e da frugali e rapidissimi passaggi nel bar per provvedere al pranzo in ufficio, nella pausa, oltre che da acquisto di fiori per incarico del direttore scolastico. La Procura, nella memoria, aveva evidenziato l’irrilevanza, ai fini del decidere, dei paralleli profili penali e disciplinari, quindi ribadiva la sussistenza anche di un danno all’immagine.

Il danno erariale da percezione indebita di retribuzione, da disservizio e all’immagine

Il danno derivante da timbratura di badge da parte della donna, in 3 occasioni a favore di un collega e in 4 episodi di uscita personale dalla Scuola senza la previa doverosa timbratura in uscita e in reingresso, derivava da fatti addebitati alla stessa “cinematograficamente” acclarati dalla GdF. E’ stata ritenuta irrilevante, sul piano psicologico, la condotta di mero ausilio al collega, essendo vietato disciplinarmente e penalmente sostituirsi ad un collega nella badgiatura degli ingressi ed uscite dall’ufficio, potendosi sopperire a dimenticanze nella strisciatura ai tornelli con dichiarazioni al superiore gerarchico e non certo con “deleghe” a colleghi, lasciando anormalmente il proprio badge in ufficio, nella piena disponibilità di non “delegabili” colleghi. In merito agli allontanamenti personali, quand’anche fossero stati dettati da motivi istituzionali, richiedevano badgiatura in entrata e in uscita. L’acclarata parzialmente istituzionale (raggiungere altri uffici scolastici) di talune uscite personali, ha attenuato l’entità delle voci di danno contestate.

La condanna al risarcimento

La donna è stata condannata, per il danno all’immagine arrecato all’amministrazione scolastica, ad euro 1.500,00. In ordine al danno diretto (pari ad euro 32,00, quale risultante dal prodotto tra le ore/minuti non lavorate attestate nella richiamata relazione della Gdf, pari a 3 ore e 9 minuti, e la retribuzione oraria lorda della dipendente), tenuto conto della parziale natura istituzionale di talune uscite, è stato quantificato in euro 15,00. La somma ascritta alla collaboratrice, per due delle tre voci di danno contestato, è dunque pari ad 1.515,00 euro, oltre interessi legali dal deposito della sentenza al saldo effettivo, oltre spese di lite.

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