ATA. Proposta di superamento della Graduatorie Provinciali e la stabilizzazione di tutti i precari. Lettera

Stampa

I Precari A.T.A. – chiedono misure equivalenti ai Docenti con superamento delle graduatorie provinciali (G.A.E.) e la stabilizzazione di tutti i precari ATA nel prossimo triennio nonchè l'abolizione della disciplina che non consente di nominare i supplenti ATA. 

I Precari A.T.A. – chiedono misure equivalenti ai Docenti con superamento delle graduatorie provinciali (G.A.E.) e la stabilizzazione di tutti i precari ATA nel prossimo triennio nonchè l'abolizione della disciplina che non consente di nominare i supplenti ATA. 

Si propone: 

1. che dall’anno scolastico 2016/2017 la graduatoria provinciale permanente ATA di cui all’art. 554 del D.L. 297/94 sia trasformata in una graduatoria provinciale ad esaurimento, con la possibilità di aggiornamento annuale e inserimento a pettine in altra provincia o regione, diversa da quella di immissione in ruolo del candidato;

2. che dall’anno scolastico 2016/2017 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca previa autorizzazione del M.E.F., di concerto con la Funzione Pubblica, autorizzi un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA per la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili dell’organico di diritto con riferimento agli aa.ss. 2015/16 e 2016/17 a copertura delle cessazioni dal servizio già avvenute e che a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017 venga istituito l’organico dell’autonomia per il personale ATA, che comprende l’organico di diritto e l’organico funzionale considerati anche i provvedimenti restrittivi in materia di sostituzione previsti dalla legge finanziaria 2015;

3. la modifica del comma 131 della legge 13/07/2015, cioè che a decorrere dal 1 settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato di personale ATA per la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili dell’organico di diritto stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi, NON sia termine perentorio per coloro i quali alla data di entrata in vigore della legge abbiano prestato almeno 36 mesi su posto vacante e disponibile, (la stragrande maggioranza o quasi) (G.U. Serie Generale n.162 del 15-7-2015);

MOTIVAZIONE

Nonostante non sia in alcun modo imputabile a suddetto personale il ritardo nell’applicazione della citata normativa europea, ma frutto di leggi nazionali che nel corso degli anni ne hanno ristretto il campo di applicazione, ritardando i processi di stabilizzazione (al comma 131 della legge suddetta), si prevede che i contratti non possano superare la durata di 36 mesi senza stabilire quali sono le misure sanzionatorie e idonee a superare il precariato.

In tal modo la disciplina del reclutamento nel settore scolastico osta alla previsione della clausola 5, punto 1 dell’Accordo Quadro della Direttiva. 1999/70/ CE che impone agli Stati membri un obiettivo generale, consistente non solo nell'adozione di misure preventive (ragioni oggettive, numero massimo dei rinnovi e durata complessiva dei contratti a termine) ma anche di misure sanzionatorie(applicazione di una misura che presenti garanzie effettive ed equivalenti di tutela dei lavoratori al fine di sanzionare debitamente tale abuso e cancellare le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione) – (vedi punto 79 sentenza Mascolo del 26 novembre 2014), in ipotesi di abuso nella reiterazione dei contratti a termine, misure che non sono in alcun modo previste nella disciplina relativa alla scuola.

Dunque la Direttiva prevedeva 2 obblighi che dovevano essere assolutamente certi:

  1. che ogni Stato membro condannasse i casi di abuso;

  2. che ogni Stato disponesse di una serie di sanzioni precise con cui avrebbe punito i casi di abuso;

In definitiva quanto tempo ha lo Stato per conformarsi alla Direttiva Europea, considerato che è oggettivamente incompleta la disciplina prevista per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni, conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili, oltre la quale e' istituito un fondo con la dotazione di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016 (comma 132 della legge 13/07/2015), fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente.

Poiché la discriminazione è un principio che è contrario ai valori europei, il comma 131 della legge 13/07/2015 parrebbe non soddisfare quanto previsto dalla Direttiva succitata, essendo palese la non conformità al diritto dell’Unione, né dove NON sia inserita una apposita disciplina che consenta a tutti i precari inclusi nella graduatoria provinciale permanente ATA di cui all’art. 554 del D.L. 297/94 e con più di 36 mesi di servizio su posto vacante e disponibile, idonee misure (Concorsi pubblici) – (la questione riguarda naturalmente l'abuso dei contratti a termine anche per il personale ATA, per il quale nell’a.s. 2015/16 non sono state programmate immissioni in ruolo, in attesa della collocazione dei soprannumerari delle province e Città Metropolitane in esubero) – alla graduale stabilizzazione dei precari, né dove NON siano previste adeguate sanzioni per prevenire i casi di abuso di contratto a tempo determinato.

In definitiva se per la stabilizzazione nella scuola si aspetta la sentenza della Consulta, mentre nel frattempo una recente sentenza della Cassazione, la n. 5072/2016, emessa delle Sezioni Unite, stabilisce che più di 200mila lavoratori precari del pubblico impiego potranno ricorrere contro lo Stato italiano per ottenere un risarcimento fino a 12 mensilità,  per gli altri dipendenti della P.A. potrebbe essere risollevata la questione di non conformità al diritto dell’Unione alla Corte di Giustizia Europea dell’art. 19, c. 2, del decreto legislativo 81/2015 visto che per la direttiva U.E. non esiste distinzione tra dipendenti nel settore privato o pubblico come ribadito dalla giurisprudenza. Dunque forse facendo chiarezza nella legge si può evitare che lo Stato abusi della legge stessa, creando disparità di trattamento tra Docenti e personale ATA e tra impiegati pubblici e privati, in un comportamento che è da ritenersi assolutamente illegittimo e che tale va dichiarato.

  1. Si propone dall’a.s. 2016/17, sentito il forte richiamo alla dignità del lavoro del personale ATA espresso dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, di attivare tutte le misure idonee a superare definitivamente il divieto di sostituzione del personale ausiliario, tecnico ed amministrativo previsto dall’art. 1, comma 332, della legge 190/2014 che prevede la limitazione del ricorso alle supplenze brevi del personale ATA. Come segnalato da numerosi Dirigenti Scolastici e DSGA, seppur limitatamente a talune specifiche situazioni, può accadere che risultino pregiudicate la funzionalità degli uffici e l’efficienza dei servizi venendo meno il fondamentale supporto amministrativo, contabile e organizzativo alla dirigenza, al personale docente, agli studenti e alle loro famiglie. In tal caso gli stessi, ponendo in essere ogni opportuna valutazione, consapevoli che permangono ostacoli concreti, specifici e oggettivi alla continuità dell’azione amministrativa rinvenibili nella giurisprudenza recente, sono chiamati ad un bilanciamento di interessi contrapposti ma essenziali: il maggior onere per le finanze pubbliche derivante dalla sostituzione di personale assente, la mancata sostituzione dello stesso che, in qualche caso, può impedire il perseguimento del principio costituzionalmente garantito del buon andamento della pubblica amministrazione e persino l’interruzione del servizio pubblico, (vedi U.S.R. per l’Emilia Romagna prot. 4050 del 05/04/2016, avente ad oggetto: Sostituzione personale ATA assente. Problematiche e valutazioni).

F.to Mario Di Nuzzo

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur