ATA-ITP ex Enti Locali: dopo decima sentenza CEDU è ora di adeguare gli stipendi

Stampa

Il Presidente Comitato Nazionale Ata-Itp ex Enti Locali Antonio Brunaccini – È di ieri la decima (10) sentenza della Giustizia Europea (CEDU) di netta condanna allo Stato italiano per il perdurare della mancata risoluzione della questione ATA-ITP ex Enti Locali transitati allo Stato nel lontano gennaio 2000.

Una sentenza particolare, netta e dura, che non lascia spazio a dubbi. Il giudizio della Corte, riprendendo la sentenza AGRATI (CEDU n. 43549/08 del 7 giugno 2011), denuncia chiaramente e mette a nudo, elencando ingenti cifre, il grande disagio economico causato ai lavoratori del mondo della scuola, ex dipendenti degli Enti Locali, dal momento in cui fu loro negato l’inquadramento con il riconoscimento dell’anzianità maturata negli enti di provenienza, e fu invece previsto per loro il meccanismo poco favorevole della “temporizzazione” che prendeva a riferimento, per giunta, solo parte del loro Maturato Economico Complessivo (Accordo ARAN – sindacati 20/07/2000 e Legge 266/2005 co.218).

Detto computo, “la Temporizzazione”, che veniva applicata solo ad alcune componenti delle voci stipendiali, causò una vera decimazione dell’anzianità lavorativa che i lavoratori si portavano dietro, e che avevano maturato operando, oltretutto, in scuole Statali svolgendo stesse mansioni e compiti dei colleghi già Statali.

Risultato: inquadramenti con anzianità ridotta ad un terzo di quella effettiva, con stipendi riferiti a fasce di molto inferiori a quelle dovute; ovviamente, assegni pensionistici correlati alla situazione e di conseguenza “da fame”! Pensionati con 40 e più anni di contributi che ricevono assegni pensionistici calcolati su stipendi corrispondenti a fasce stipendiali di 15/21 anni, a mala pena raggiugono i 1.000,00 Euro netti.

E non è tutto. Su tali stipendi da fame sono applicate “le decurtazioni”, poiché viene imposta la restituzione di somme che i lavoratori si erano visti assegnare dai giudizi favorevoli emessi fino al 2005, giudizi poi capovolti dal 2006 con l’applicazione del co218 Legge 266/2005 (interpretazione autentica! sic!).

Oggi, però, c’è grande soddisfazione tra il personale interessato, circa 70.000 unità in origine (di cui almeno un terzo sono ancora interessati ai giudizi dispersi nei vari gradi), sempre in prima linea. Non hanno mai mollato e, dopo Vent’anni di lotta, hanno conseguito a loro favore man mano continue sentenze emesse dai Tribunali della Giustizia Europea, di netta condanna allo Stato italiano ed a favore dei ricorrenti.

Certo che i rappresentanti del Governo italiano farebbero bene ad interpellarsi sulla fiducia dei cittadini verso la Giustizia nostrana, che costringe i lavoratori a rivolgersi ai giudici della Corte Suprema Europea per vedersi riconoscere i propri sacrosanti diritti.

Per non parlare dei sindacati della scuola (CGIL-CISL-UIL-SNALS) che su questa faccenda non hanno ancora preso posizione, nascosti a leccarsi le ferite, invece di recitare un liberatorio mea-culpa e riparare al male causato ai lavoratori in questione dopo quell’assurdo e fatidico accordo Aran di luglio 2000, origine di tutti i guai causati ai lavoratori ex Enti Locali della scuola.

Certo è che gli interessati, transitati allo Stato, hanno mal digerito il voltafaccia ed il tradimento dei sindacati della scuola che bloccarono di fatto il riconoscimento dell’anzianità già maturata e sancita da una legge dello Stato (L.124/1999 art. 8 co2).

In questi anni molte sono state le manifestazioni di piazza e le iniziative che i lavoratori coinvolti hanno organizzato insieme ai sindacati di base, l’Unicobas Scuola in primis. Tra le più recenti:
• Sciopero del 28 marzo 2012;
• Convegno di Napoli del 23 ottobre 2017;
• Sciopero con Manifestazione a Roma in Piazza Monte Citorio il 18 settembre 2019;
• Intervista Radio Radicale – 4 novembre 2019 – Roma.

Significativi sono stati anche gli incontri, a livello istituzionale, del personale ATA-ITP ex Enti Locali, come di seguito riepilogati:

• Sottosegretario MIUR Salvatore Giuliano – 16 ottobre 2018 – sede MIUR;
• Ministro Marco Bussetti – 15 gennaio 2019 – sede MIUR;
• Ministero dello Sviluppo Economico – 13 maggio 2019 – sede Ministero Sviluppo Economico;
• Ministero del Lavoro – 17 maggio 2019 – sede Ministero del Lavoro;
• audizione Commissioni Riunite (VII – Cultura, Scienza e Istruzione; XI – Lavoro Pubblico e Privato) – 12 novembre 2019;
• Sottosegretario MIUR Giuseppe De Cristofaro – 26 novembre 2019 – sede MIUR.

Incontri significativi, ma non ancora risolutivi.

A questo punto la Politica non può più continuare a sfuggire alle proprie responsabilità e deve svolgere il proprio ruolo di Governance anche perché, prima o poi, la CEDU imporrà l’applicazione di forti sanzioni al Governo Italiano esigendo, oltretutto, di dare esecuzione alla normativa europea che riconosce ai dipendenti e pensionati in questione i propri giusti e sacrosanti diritti.

È tempo, quindi, di porre fine a questa assurda ingiustizia messa in atto ai danni dei lavoratori, discriminati e per tanti anni oggetto di vere e proprie vessazioni da parte dei Ministeri di competenza (MIUR e MEF). A questi dipendenti non solo è doveroso chiedere scusa per i danni ed i disagi causati, ma quanto prima va restituita la dignità di lavoratori al pari dei colleghi già statali.

Docenti e ATA da enti locali assunti al Ministero Istruzione: Italia condannata da Strasburgo a risarcire differenze retributive. Sentenza

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur