Ata ex co.co.co, ammessi in ruolo perdono 25% stipendio. Lettera

ipsef

item-thumbnail

Inviato da Vincenzo Minici – Da sempre considerati “ Figli di un Dio minore”, dopo più di 20 di lavoro al servizio dello Stato senza ne diritti ne tutele, sono stati gabbati dopo una procedura selettiva per titoli e colloqui finalizzata all’ammissione in ruolo,

a decorrere dal 01.settembre 2018, con un part time imposto ex lege per 18 ore settimanali e con un misero stipendio mensile di €.677,55, (superato anche dal reddito di cittadinanza) mentre da cococo lo stipendio era circa €1.200,000 per 36 ore lavorative mensili….SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO (SIC!).

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere, esordirebbe qualcuno .

Insomma, una vera e propria barzelletta fantozziana, tutta italiana. Qualcuno pensa addirittura che possa essere stata messa in atto una proditoria operazione studiata ad arte proprio per risparmiare qualche milioncino d’euro sulle spalle dei lavoratori pubblici. Una beffa per gli ex Cococo, che si sono visti ridotti l’orario e principalmente una beffa in termini economici e di dignità lavorativa, infatti si viene a determinare uno stipendio inferiore del 25% rispetto a quello percepito prima da precari: da circa mille euro mensili, si passa a €.677,55 mensili. (SIC!)

Ma ecco che arriva il bello…. Il MIUR tira dal cilindro un altro contentino (doppio Sic!)… la trasformazione del contratto a tempo pieno spetterà solo a 226 ex cococo su 779, da settembre 2019,previo scorrimento della graduatoria ??? E gli altri??? Al Palo!!! Alle storture non c’è mai fine!!!

Allora, tra me e me penso… a cosa è servito questo concorso (beffa) per avere alla fine una discriminazione che offende la Dignità delle persone….la GIUSTIZIA SOCIALE è solo una espressione linguistica dunque!

Fondamento del divieto di discriminazioni: il principio di uguaglianza e di parità di trattamento nella disciplina costituzionale e comunitaria .

Il nostro ordinamento giuridico e sociale poggia sulle fondamenta del principio di uguaglianza.

Esso è sancito espressamente all’art. 3 della Costituzione, la quale, stabilendo che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali avanti alla legge, enuclea, in primo luogo, il cd. principio di eguaglianza formale. Esso impone al legislatore di emanare regole aventi efficacia generale e valide per tutti a prescindere dall’appartenenza degli individui ad una determinata categoria, ossia senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione opinione politica e di condizioni personali e sociali.

Per vero, il principio in esame è completato dal secondo comma della norma citata che sancisce il principio di eguaglianza cd. sostanziale, con il quale il legislatore costituente mira alla creazione di un sistema in cui, non solo le leggi risultino uguali per tutti, ma che esse siano altresì orientate e volte ad eliminare gli ostacoli all’attuazione effettiva di una situazione egalitaria per tutti i cittadini.

Ciò premesso, è ora evidente che il principio di parità di trattamento e i divieti di discriminazione non costituiscono altro che estrinsecazione di quanto solennemente sancito dall’art. 3 della Carta fondamentale.

Per vero, essi trovano espresso riconoscimento anche nell’ordinamento internazionale a cui l’Italia aderisce e si conforma.

E infatti, per citare i documenti normativi più applicati nell’ordinamento, il principio di non discriminazione è enucleato:

all’art. 14 CEDU, che stabilisce che il godimento dei diritti sanciti dalla Carta deve essere assicurato senza che venga attuata alcuna discriminazione determinata dal qualsivoglia fattore;
all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea vieta qualunque forma di discriminazione.
Il riconoscimento espresso nelle carte dei diritti fondamentali emanate nell’ambito del sistema giuridico interno ed europeo dimostrano che i comportamenti discriminatori tenuti ad ogni livello costituiscono violazione di un diritto inviolabile appartenente ad ogni individuo e rappresentato dalla dignità umana.
Sembra superfluo rilevare che il luogo di lavoro può essere teatro di trattamenti differenziati ingiustificati in molteplici occasioni.

Per questo motivo, il legislatore interviene da sempre al fine di arginare il fenomeno in analasi: il divieto di discriminazione, infatti, costituisce pacificamente un limite posto al potere direttivo di cui il datore di lavoro è titolare nell’organizzazione e nella gestione dell’impresa.

Non penso che il nuovo governo, dopo aver sbandierato per tutta la campagna elettorale i principi di: Lavoro,Dignità,Uguagliaza, voglia rimangiarsi quello che era il loro Cavallo di Battaglia!!!

Se la politica renda gli uomini migliori o peggiori, non so. Quel che so è che li rende diversi.

La politica è la negazione della morale. Le sue leggi le fanno gli uomini, non le fa Dio.

San Francesco e Padre Pio non servono : servono Machiavelli, Guicciardini o l’astuto Richelieu.

Il politico non è un Fregoli perché, cambiando la pelle, la salva, salvando quel potere che molti antepongono al piacere < meglio comandare che fottere >.

Il trasformismo può essere una scelta dettata dall’opportunismo, suggerita dal calcolo, ispirata dall’ambizione, ma anche la sintesi dialettica degli opposti.

La reputazione non la stabilisce il merito, ma il successo.

Alcuni personaggi parlano sempre, anche quando non hanno niente da dire, perché solo parlando credono di fare politica.

Le chiacchiere sono i loro enzimi, le bugie i loro ormoni.

Dopo questa lunga serie di pensieri e estrapolazioni che si agitano nella mia mente in una serata cupa, credo che siamo consapevoli che le macerie di oggi su cui cerchiamo di rimanere comunque in piedi saranno solo la tomba perenne degli ignavi… La dignità, il decoro, il senso di responsabilità e la correttezza, dovrebbero essere i capisaldi della Politica… e nel mentre, si resta fiduciosi che presto il buon senso e la responsabilità di tutti quelli che operano nella stanza dei bottoni possono concorrere ad individuare gli uomini e i programmi giusti per offrire alla nostra martoriata Italia, finalmente, una proposta organica ed apprezzabile di non discriminazione , lancio un appello a chi di competenza a voler prendere in seria considerazione le giuste richieste deli ex cococo D.M. 66/2001 che si aspettano dopo tutti questi anni che sono stati tenuti nel ghetto, l’agognato e meritatissimo FULL TIME!!! Ringrazio tutti per la loro attenzione.

Versione stampabile
anief banner
soloformazione