Supplenze ATA, convocazione con richiesta conoscenza specifici programmi. È corretto “saltare” chi non è preparato?

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Nelle graduatorie di terza fascia ATA è possibile inserirsi per più profili. E così diversi aspiranti optano per l’inserimento sia come assistente amministrativo che come collaboratore scolastico o, per chi è in possesso dei titoli di accesso per altri profili. Le mansioni, si sa, sono molto differenti e può succedere un collaboratore scolastico che passa poi ad assistente amministrativo abbia bisogno di specifica formazione, così come l’aspirante che non ha mai lavorato a scuola.

Questo è il caso di una nostra lettrice:

Sono una collaboratrice scolastica inserita anche nel profilo di Assistente amministrativo. Ho ricevuto delle convocazioni per questo secondo profilo ma richiedevano la conoscenza di particolari programmi specifici per il mondo della scuola. Pertanto non ho accettato . Vi chiedo: è o no un diritto ricevere formazione specifica per poter lavorare su un profilo nuovo? In caso negativo, dove si può ricevere questa formazione e quanto costerebbe?

La richiesta del possesso di determinate conoscenze non può essere una discriminante per l’assegnazione della supplenza, in quanto il regolamento delle supplenze ATA non lo prevede. La supplenza va assegnata al primo aspirante libero in base allo scorrimento delle graduatorie.

Il Dirigente Scolastico può senz’altro comunicare nella convocazione quale sarà la tipologia di lavoro richiesta, ma va ricordato che la formazione per il personale ATA è un diritto del lavoratore.

Le mansioni dei due profili.

Assistente amministrativo (Area B): nelle istituzioni scolastiche ed educative dotate di magazzino può essere addetto, con responsabilità diretta, alla custodia, alla verifica, alla registrazione delle entrate e delle uscite del materiale e delle derrate in giacenza. Esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale e capacità di esecuzione delle procedure anche con l’utilizzazione di strumenti di tipo informatico, pure per finalità di catalogazione. Ha competenza diretta della tenuta dell’archivio e del protocollo.

Collaboratore scolastico (Area A): esegue, nell’ambito di specifiche istruzioni e con responsabilità connessa alla corretta esecuzione del proprio lavoro, attività caratterizzata da procedure ben definite che richiedono preparazione non specialistica. È addetto ai servizi generali della scuola con compiti:

  • accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico;
  • di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi;
  • di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di collaborazione con i docenti;
  • ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47.

Due profili molto differenti: l’uno con compiti di segreteria (sempre più complessi), l’altro con mansioni più pratiche (sorveglianza, pulizia, ausilio alunni). Eppure il titolo di studio richiesto per l’accesso può coincidere: per AA il diploma di maturità, per CS, oltre a qualsiasi diploma di maturità, sono validi anche diplomi di qualifica triennale rilasciati da istituti professionali, diplomi di maestro d’arte, diplomi di scuola magistrale per l’infanzia, attestati e/ o diplomi di qualifica professionale, entrambi di durata triennale, rilasciati o riconosciuti dalle Regioni (oppure 30 gg di servizio entro il 25 luglio 2008, Dm 50/2021).

Diritto alla formazione

Torniamo quindi al quesito della lettrice: “è o no un diritto ricevere formazione specifica per poter lavorare su un profilo nuovo?“.

Il Capo VI del CCNL Scuola è dedicato alla formazione in servizio: “L’Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio“.

Con quali risorse: “Per garantire le attività formative di cui al presente articolo l’Amministrazione utilizza tutte le risorse disponibili, nonché le risorse allo scopo previste da specifiche norme di legge o da norme comunitarie. Le somme destinate alla formazione e non spese nell’esercizio finanziario di riferimento sono vincolate al riutilizzo nell’esercizio successivo con la stessa destinazione. In via prioritaria si dovranno assicurare alle istituzioni scolastiche opportuni finanziamenti per la partecipazione del personale in servizio ad iniziative di formazione deliberate dal collegio dei docenti o programmate dal DSGA, sentito il personale ATA, necessarie per una qualificata risposta alle esigenze derivanti dal piano dell’offerta formativa” (comma 2, art. 63).

Il personale ATA ha diritto alla formazione, a specificarlo l’articolo 64: “La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità”.

Come partecipare alle attività di formazione

Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, può partecipare, previa autorizzazione del capo d’istituto, in relazione alle esigenze di funzionamento del servizio, ad iniziative o di aggiornamento organizzate dall’amministrazione o svolte dall’Università o da enti accreditati.

La partecipazione alle iniziative di aggiornamento avviene nel limite delle ore necessarie alla realizzazione del processo formativo, da utilizzare prioritariamente in relazione all’attuazione dei profili professionali. In quest’ultimo caso il numero di ore può essere aumentato secondo le esigenze, tenendo conto anche del tempo necessario per raggiungere la sede dell’attività di formazione.

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Pubblicato in ATA

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