ATA, a scuola solo per attività indifferibili: lavoro agile fino al 31 luglio o a dicembre?

Il nuovo DPCM del 14 luglio 2020 contenente ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, proroga la modalità di lavoro agile, smart working, fino al 31 luglio. Anche il personale ATA continuerà a lavorare a distanza.

Il decreto impegna infatti il governo a “confermare le misure di prevenzione previste dal decreto del presidente del Consiglio dell’11 giugno scorso” prorogandole fino alla fine del mese di luglio.

La nota ministeriale 622 del 1 maggio 2020 ricorda: “L’articolo 87 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 29 aprile 2020, n. 27, ha disposto che, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid 19 (31 luglio 2020), ovvero fino a una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il lavoro agile costituisca modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni. Conseguentemente, è stabilito che la presenza del personale nei luoghi di lavoro sia limitata alle sole attività indifferibili che non possano essere svolte in modalità agile“.

Va tuttavia considerato che lo stato di emergenza verrà con ogni probabilità prolungato fino al 31 ottobre o addirittura fino alla fine dell’anno. Su questo punto non si hanno al momento certezze. Se così dovesse essere, il personale ATA, in particolare gli assistenti amministrativi, seguendo le indicazioni della nota sopraddetta, potrebbe dover lavorare in smart working fino al termine dello stato di emergenza, andando a scuola solo per le attività indifferibili.

Ma cosa sono le attività indifferibili? A spiegarlo era stata la ministra Azzolina: “Significa che tutto ciò che potrà essere fatto a distanza sarà fatto a distanza, eccetto quelle attività indifferibili che i dirigenti scolastici sanno quali essere in base delle singole istituzioni scolastiche. Ad esempio, l’azienda agraria ha gli animali dentro, ci sono delle scuole che hanno animali dentro. Qualcuno di quegli animali dovrà occuparsene. Altro esempio banalissimo: se un genitore ha bisogno di prendere un libro potrà prendere un appuntamento e, rispettando le prescrizioni del Ministero della salute, andrà a prendere il suo libro”.

Smart working in futuro per il personale ATA?

Un emendamento al decreto Rilancio, approvato definitivamente ieri dal Senato, prevede la proroga fino al 31 dicembre 2020 del lavoro agile per il 50% dei dipendenti che svolgono attività eseguibili da remoto. Si introduce il “Piano organizzativo del lavoro agile” (POLA), con il quale dal primo gennaio 2021 la percentuale salirà ad almeno il 60%. La misura riguarda tutto il personale Pa e dunque anche il personale ATA.

La ministra della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, sulla possibilità che lo smart working possa diventare regola per gli AA e gli AT, a Orizzonte scuola, ha riferito che “saranno i dirigenti a decidere: sicuramente ci sono mansioni che possono più facilmente essere dematerializzate e digitalizzate”. Una possibilità “bella e impossibile“, ha commentato il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, secondo il quale ci sono altre priorità al momento e “regolamentare lo smart working in queste condizioni, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati significherebbe aprire al Far West“.

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