Assunzioni Renzi, dopo quattro anni docente rientra nella propria provincia. Sentenza

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L’avv. Antonello Sdanganelli   ci informa che un docente di materie giuridiche ed economiche ha ottenuto sentenza della Corte d’Appello di Roma, Sezione Lavoro, IV Collegio, n.4612/2019 sulla questione della mobilità. 

Infatti, la Corte Romana ha disapplicato la transazione/conciliazione fra Miur ed altro docente con punteggio minore, in virtù della quale quest’ultimo aveva ottenuto l’ambito territoriale conteso dal primo.

Secondo la Corte, la conciliazione è un negozio interprivato, per sua natura non opponibile a terzi (art. 1372 cc) e che, proprio secondo le regole positive della materia, non è titolo spendibile nella procedura di mobilità.

Il docente di ruolo, inserito nelle GAE e assunto in ruolo nell’anno scolastico 2015/2016 con assegnazione alla Provincia di Catanzaro, nella fasi del piano straordinario di mobilità di cui all’art.1, comma 108 della L. n. 107/2015, era trasferito in provincia di Roma.

Contestava il trasferimento dinanzi al Tribunale di Roma lamentando che altri docenti, con punteggio inferiore al suo fossero stati assegnati in Calabria.

La sentenza di rigetto di primo grado era impugnata dinanzi alla Corte d’Appello di Roma, Sez.Lavoro, che accoglieva il ricorso ed ordinava al Miur ed agli Uffici Scolastici periferici di impiegare il docente nella provincia di Catanzaro, dopo oltre tre anni di costi di soggiorno e viaggi settimanali per ritornare in famiglia.

Secondo la Corte romana l’ordine delle preferenze espresse dal docente che partecipa alla procedura nazionale di mobilità interprovinciale, costituisce il criterio di graduazione degli aspiranti alla mobilità ed il punteggio da essi posseduto costituisce un criterio suppletivo che opera all’interno di ogni singolo ambito provinciale.

L’assegnazione in ambito territoriale in esito a conciliazione, non pregiudica i diritti del terzo concorrente con punteggio maggiore, perché la conciliazione è un negozio ad effetti circoscritti fra le parti, per sua natura non opponibile ai terzi (art. 1372 cod.civ.) e che, proprio secondo le regole positive della materia, non è titolo spendibile nella procedura di mobilità.

Ove la conciliazione sia stata recepita da atti gestionali dell’Ufficio Scolastico periferico, il Giudice Ordinario procede alla disapplicazione degli atti amministrativi illegittimi, se lesivi di posizioni di diritto accertate come esistenti. Secondo gli ordinari criteri di ripartizione dell’onere probatorio, grava sull’amministrazione la dimostrazione di aver esattamente adempiuto gli obblighi di fonte contrattuale dalla stessa assunti rispetto alla gestione della procedura di mobilità, viepiù ove -come nel caso di specie- siano prospettati in modo puntuale i vizi inficianti specifiche operazioni e specifiche posizioni degli aspiranti.

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