Assunzioni personale educativo 2019/20 su base nazionale. Lettera

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Inviato da Talerico Biagio – Apparteniamo alla categoria del personale educativo delle Istituzioni Educative Statali, cioè alla funzione docente, ma il Miur ci ha sempre discriminato in ogni modo ed in ogni occasione.

I precari sono inclusi nelle GaE, nelle Graduatorie di Merito e nelle Graduatorie d’Istituto, ma, nel passato, non sono stati immessi in ruolo perché si applica a noi e soltanto a noi all’interno del personale docente il vincolo del turnover (vedesi legge 107/2015, che ci ha escluso dal piano straordinario di immissioni in ruolo). Ciò ha determinato una situazione di caos ed il rischio di una mancata vigilanza sugli allievi con annessi problemi sul piano della sicurezza ad ogni inizio d’anno scolastico, oltre che l’impossibilità di una feconda programmazione delle attività didattiche ed educative.

Abbiamo subito il blocco degli organici ex legge 111/11 con calcolo della consistenza organica in base al Capo IV, art. 20 del D.P.R 81/09, nonostante la crescente domanda di Istituzioni Educative da parte della popolazione.

Eppure le nostre Istituzioni continuano ad essere garanti del diritto allo studio in Italia, garantendo la residenzialità ai giovani che vivono in località distanti dai luoghi di formazione ed esercitando una funzione educativa permanente, con l’allungamento del tempo scuola, del servizio di semiconvitto e la continuità dalla primaria alla secondaria di secondo grado, rispondendo alle esigenze crescenti delle famiglie e dei territori.

In questo contesto la carenza di organico ha messo a repentaglio la professionalità degli educatori, che svolgono un ruolo importante e delicato di mediazione fra famiglia e scuola, fra alunni e docenti, di tutoraggio e orientamento, di facilitatori nel processo di apprendimento, di promozione di abilità sociali. Svolgiamo un orario settimanale di 30 ore, nonostante siamo equiparati in toto, giuridicamente ed economicamente, ai docenti della scuola primaria. Non ci sono stati consentiti né l’immissione in ruolo, né il passaggio verso la scuola primaria, né la partecipazione a corsi per il conseguimento dell’abilitazione sul sostegno o per ruoli educativi speciali. Non siamo presenti all’interno degli organi collegiali dei Convitti Nazionali, di quelli Annessi e degli Educandati, pur svolgendo un ruolo di primaria importanza all’interno delle suddette strutture, dove siamo categoria peculiare, visto che gli alunni passano più ore con noi che a scuola. Abbiamo cercato in ogni modo un dialogo col Parlamento e col Ministero, ricevendo in cambio solo affermazioni generiche, pretestuose e fumose. Nel frattempo i problemi della nostra categoria si sono acuiti sempre di più di giorno in giorno e di anno in anno.

Ma, sembra che da quest’anno qualcosa cambierà, infatti la legge di bilancio, nel comma 218/ter predispone l’assunzione di 290 unità di personale educativo a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020. Cosa che non si è mai verificata nella storia della scuola italiana, infatti sino all’anno scorso al massimo (per anno) sono state disposte 50 assunzioni su tutto il territorio nazionale. La qual cosa onestamente ci riempie di soddisfazione e darà sicuramente un po’ di serenità a molte famiglie, che vivono ancora in una situazione di precariato.

Si tenga presente che abbiamo superato un concorso abilitante nel lontano 2001 ed ancora molti di noi sono precari, con età che raggiungono anche i cinquant’anni e con più di 10 anni di servizio alle spalle. Ma, anche in una situazione positiva di questo genere, potranno verificarsi delle storture, perché sinora le immissioni in ruolo sono state fatte sempre su base provinciale e si è verificato che in alcune province si è stati immessi in ruolo con un punteggio molto basso, addirittura formato da soli titoli, mentre in altre il punteggio è stato molto alto e formato da titoli e servizio. La qual cosa praticamente era soprattutto determinata dalla fortuna nell’indovinare la provincia giusta. In alcune province, addirittura, non si è potuto procedere ad immissioni in ruolo, per mancanza di iscritti nelle GaE.

Per questi motivi, visto che si tratta di una consistente immissione in ruolo (n. 290 posti a fronte di 500 iscritti nelle graduatorie ad esaurimento su base nazionale) si suggerirebbe di procedere alle immissioni in ruolo per l’anno 2019/2020 su base nazionale, anche perché la formazione di una graduatoria nazionale da parte del Ministero di 500 persone non costerebbe nessun aggravio di lavoro. E ogni interessato, tramite la funzione: istanze on-line del Miur potrebbe elencare, in ordine di preferenza, un determinato numero di province (Ciò è avvenuto con la legge 107/2015). Sarebbe un atto di equità e giustizia verso una categoria di persone, molte volte bistrattata ed, inoltre, permettendo l’immissione in ruolo di personale che ha abbondantemente superato i 36 mesi di servizio, eviterebbe anche che, in base alla sentenza della Corte di Giustizia europea, l’Italia potrebbe incorrere in sanzioni per reiterati contratti a tempo determinato da parte dell’Europa.

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