Assunzioni, Pantaleo: transumanza Sud Nord sperpero di professionalità, dignità e competenze. Valutazione docenti sia oggetto di contrattazione

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Il segretario Flc Cgil non ha dubbi: dannoso andare avanti con le assunzioni senza avere un quadro preciso di quello che sta avvenendo.

Il segretario Flc Cgil non ha dubbi: dannoso andare avanti con le assunzioni senza avere un quadro preciso di quello che sta avvenendo.

Pantaleo, che cosa pensa delle polemiche che sono state fatte in questi giorni sull’uso del termine ‘deportazione’ per descrivere il piano straordinario di assunzioni voluto da Renzi.

“E’ assolutamente inaccettabile una persecuzione ideologica verso chi non ha fatto le domande per rientrare nelle fasi B e C. Qualcuno ha parlato addirittura di ‘nuovi fannulloni’ senza forse riflettere sul fatto che l’oggetto della discussione sono le vite di migliaia di persone condizionate innanzitutto da un salario modesto. Questa nuova grande transumanza dal Sud verso il Nord sperpererà professionalità, dignità e competenze acquisiste nel corso di anni, è per questo che dovremmo fermarci e considerare i vari fattori nel loro insieme nel tentativo di superare le lacune più gravi. Voglio sottolineare che tutti i sindacati si sono adoperati per assistere i docenti nella presentazione delle domande, anche in assenza di indicazioni precise dal ministero. Questa idea di competere, di andare dove c’è il lavoro è segno di una concezione di scuola che non appartiene alla storia del nostro Paese”.

C’è il rischio che i lavoratori che hanno deciso di non partecipare al piano straordinario possano trovarsi penalizzati?

“Il rischio c’è, ricordo che nonostante le assunzioni le graduatorie resteranno in piedi con 45-50mila iscritti, senza contare che una grossa fetta delle domande risulterà nulla perché rivolte alla scuola dell’infanzia, dove mancano materialmente i posti. Noi proseguiremo la lotta accanto ai lavoratori perché si continui ad attingere dalle graduatorie nella misura di 50 e 50, com’è stato finora, altro che fine del precariato!”.

Lei prima ha detto ha che bisognerebbe fermarsi e fare il punto della situazione. A che cosa servirebbe? Non è meglio concludere le operazioni e poi tirare le somme?

“No, sarebbe essenziale fare un punto della situazione adesso, visto che tutti i nostri timori stanno diventando realtà. Non è vero che la nuova legge mette fine al precariato, mentre al contrario disperde risorse e mortifica le migliori professionalità. All’inizio di questa operazione avevamo proposto di unificare le fasi di assunzione, purtroppo non siamo stati ascoltati e adesso c’è bisogno di capire bene quanti docenti hanno avuto le supplenze, quanti verranno trasferiti, le differenze tra le regioni per quanto riguarda la domanda e l’offerta. Sottolineo che al Sud non ci sarà nessun potenziamento degli organici per combattere la dispersione, non si rafforzerà il tempo pieno alle elementari, insomma, non ci saranno interventi nelle aree a rischio. Erano soprattutto queste le priorità che ci avevano spinto a chiedere una programmazione a lunga scadenza, un piano pluriennale per le stabilizzazioni e per gli organici, ma il Governo si è mosso e continua a muoversi come un carro armato”.

Per quanto riguarda il sistema di istruzione nel Meridione, bisogna ammettere che parliamo di debolezze endemiche.

“E’ vero, si tratta senz’altro di una questione storica, ma oggi più che venti o trent’anni fa abbiamo chiaro che il problema fondamentale è costituito dall’abbandono ed è qui che vanno indirizzati gli sforzi. Sappiamo bene che c’è bisogno di ripartire dal Sud per un nuovo processo di crescita del Paese, il Sud deve necessariamente innalzare il livello di istruzione dei suoi abitanti, solo così potrà far crescere un capitale umano foriero di innovazione e baluardo contro la criminalità. L’organico potenziato doveva essere finalizzato soprattutto a questo, invece si è andati in una direzione opposta, mettendo le scuole in concorrenza tra loro quasi che avessimo bisogno di poche eccellenze anziché di una crescita generalizzata degli standard qualitativi in tutte le aree del Paese, specie in quelle a rischio”.

In un comunicato ha parlato di Regioni che potrebbero esservi accanto nella battaglia per la disamina della legittimità costituzionale della legge 107/15.

“Sappiamo che Puglia, Veneto e Sicilia hanno già aperto una discussione su questo, in Sardegna c’è fermento perché si stanno rendendo conto delle iniquità di una legge che, mettendo tutto in mano al Miur, scavalca di fatto le prerogative delle Regioni in un processo centralistico e autoritario”.

Non pensa che in qualche modo le risorse potranno comunque essere canalizzate verso gli obiettivi che le scuole stesse, con le loro professionalità, sapranno individuare e centrare?

“Intanto bisognerà mettere in campo le deleghe e i decreti attuativi, guardando invece all’impostazione generale di questa legge manca un’idea di scuola che guarda al futuro, mancano concetti importanti come l’elevazione dell’obbligo scolastico fino a 18 anni, la riforma dei cicli scolastici e un miglioramento della didattica in senso più laboratoriale. L’altra cosa che mi ha molto deluso è il silenzio sul diritto allo studio, mentre la riforma è pervasa dall’idea di scuola come processo organizzativo interamente piegato al mercato. Per non parlare poi del fatto che non si cancella affatto il precariato, in continuità con quello che è stato fatto dai precedenti governi”.

L’altra questione che le sta a cuore riguarda la contrattazione, come mai questa legge la intacca così gravemente?

“Come è noto, è la questione dei 200 milioni di euro per la valorizzazione del personale a preoccuparci nella misura maggiore. Noi pensiamo che la valorizzazione dei docenti sia un tema serio, ma che debba necessariamente essere oggetto di contrattazione. C’è una sorta di schizofrenia: in questi giorni il Governo discute tanto sulla rappresentanza, ma in quei settori dove essa esiste davvero, come nella scuola, si fa di tutto per svuotarla. Siamo apertissimi a discutere di valorizzazione professionale, ma si riapra il contratto per farlo”.

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