Assunzioni e stipendi lavoratori Covid, addio clausola licenziamento in caso di lockdown ma non per i collaboratori scolastici. Anief: modifica contratti e sblocco pagamenti

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Comunicato Anief – Permangono le contraddizioni sulle questione delle assunzioni annuali 70 mila insegnanti e Ata aggiuntivi, finanziati in parte con il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e in parte con il decreto-legge n. 34 del 2020: sulle nomine, introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid19, a partire dagli istituti scolastici dove le classi sono state sdoppiate per mantenere i distanziamenti fisici decisi dal Comitato tecnico scientifico, si è chiarito una volta per tutte che non devono contenere alcuna clausola di licenziamento.

Ma solo per i docenti. Sul personale Ata, in caso di una eventuale seconda chiusura generalizzata, rimane l’incertezza. Ad alimentarla un messaggio del Sidi, il sistema informatico del Ministero, che tutela solo i docenti assunti per via dell’emergenza epidemiologica. Il giovane sindacato Anief chiede, a questo punto, di spazzare via la clausola rescissoria anche per i contratti del personale Ata, inserita prima dell’approvazione dell’art. 231 – bis del dl 34/2020.

Intanto, in molti attendono ancora i compensi in busta paga. E sugli stipendi non può trattarsi di una svista, ma di un intollerabile ritardo: è bene che la ministra Lucia Azzolina intervenga personalmente e chieda al Mef di sbloccare le assegnazioni delle risorse previste dall’art. 235 del DL 34/2020 – Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19 istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione – al fine di contenere, nelle scuole statali, il rischio epidemiologico in relazione all’avvio dell’a.s. 2020/2021, con uno stanziamento di 377,6 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni nel 2021. Per il sindacato è bene che si autorizzino delle emissioni speciali nella prima settimana di novembre al fine di liquidare gli stipendi del mese di settembre e ottobre, dovuti a tutto il personale docente e Ata su posti Covid, quale diritto inderogabile ed irrinunciabile. La mancata retribuzione è in palese contrasto con la Carta Costituzionale, si viola un diritto sacrosanto del lavoratore così come sancito dall’art. 36, e in un periodo emergenziale come quello che stiamo attraversando, va garantito con maggior sollecitudine. Numerose sono le famiglie che si trovano a dover fronteggiare difficoltà economiche sempre crescenti.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Sui possibili licenziamenti, il direttore generale Filippo Serra intervenga con celerità, serve un tempestivo intervento che superi la probabile ‘svista’. Siamo convinti che il ministero dell’Istruzione vorrà correre ai ripari. Per noi era e rimane del tutto illegittima l’introduzione di contratti atipici nella scuola pubblica. Come le possibili differenziazioni di trattamento tra diverse figure professionali che operano nella stessa istituzione scolastica. L’assunzione di questo personale aggiuntivo è necessaria: nell’emergenza, come lo sarà in futuro, perché va a colmare quei vuoti enormi prodotti delle scellerate politiche di dimensionamento, con la cancellazione di 200 mila cattedre e 50 mila posti di Ata. Ecco perché continuiamo a sostenere non solo che non debba decadere alcun contratto, ma anche che i 60 mila insegnanti e 10 mila Ata assunti in queste ultime settimane o che verranno contrattualizzati in seguito vadano collocati nell’organico di diritto. Anche sugli stipendi serve un intervento immediato, altrimenti saremo costretti a procedere per vie legali”.

Le assunzioni dovute al Covid non sono di serie B. Non solo, però, il ministero dell’Istruzione non fa nulla per sostenere il contrario. Ora alimenta anche la confusione. Perché rimane incomprensibile la richiesta della Direzione Generale per il personale scolastico, con la quale si chiede di aggiornare i testi dei contratti del personale assunto secondo l’art. 231-bis del DL 34/2020, al fine di eliminare la clausola risolutiva, ma per il solo personale docente ed educativo. La norma inizialmente introdotta nel DL Agosto, che in caso di lockdown ha dato la possibilità di licenziare per giusta causa, senza diritto a risarcimento tutti i lavoratori assunti con questa “formula”, è stata ritirata nella versione finale dello stesso Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Prevedendo, però, solo per i docenti cosiddetti “Covid”: per loro, le tutele contrattuali relative a maternità, malattie, assenze e permessi vanno di fatto equiparate a coloro che stipulano un contratto a tempo determinato su supplenza temporanea. Per gli Ata permane l’incertezza.

RESCISSIONE DEL CONTRATTO SOLO PER GLI ATA?

Il SIDI – il Sistema Informativo dell’Istruzione – ha tenuto a rendere pubblico “che su richiesta della Direzione Generale per il personale scolastico sono stati aggiornati i testi dei contratti di tipo N01, N15, N19 e N26 quando stipulati per art.231bis D.L.34/2020 per il solo personale docente ed educativo, eliminando la clausola risolutiva”. La stampa specializzata è ottimista, ma ciò non tranquillizza il sindacato: “il fatto che il personale ATA non venga citato – scrive Orizzonte Scuola – non significa che per loro scatti il licenziamento in caso di lockdown. Anche perché va detto che lockdown corrisponde il più volte a sospensione delle lezioni, ma le scuole rimangono aperte e dunque i collaboratori scolastici continuano a svolgere numerose delle loro mansioni”.

IL PERSONALE RIMANE NEL LIMBO

La stampa spiega che “l’aggiornamento dei contratti ha riguardato in prima istanza il personale docente ed educativo, poi si passerà anche al personale ATA” e “certamente il personale sarà più tranquillo quando anche il loro contratto verrà sistemato a sistema in base alla nuova formulazione della legge”. I dubbi comunque sia permangono. “A cambiare in relazione alle nuove situazioni (fino al 24 novembre ad es. le scuole secondarie di II grado attivano la didattica digitale integrata almeno per il 75% delle attività) non sono i contratti già stipulati, che rimangono in vigore, ma eventualmente la stipula di nuovi contratti. Questo perché i contratti COVID devono essere legati al budget stabilito oltre che ad una necessità contingente”. Non è ancora superato, quindi, nemmeno il possibile blocco sulla stipula dei nuovo contratti della scorsa settimana, dovuto a ipotetiche difformità tra i calcoli fatti dal Mi e quelli del portale degli stipendi della PA. Il sindacato auspica che si possa superare al più presto, anche perché le 70 mila assunzioni a tempo determinato, dettate dall’emergenza della pandemia, risultano totalmente finanziate dai due decreti sopra citati.

IL PARERE DEL SINDACATO

A questo proposito, Anief rammenta che con una doppia nota di chiarimento del capo dipartimento Max Bruschi – la n. 1843 del 13 ottobre e la nota, la n. 1870 a seguire – il ministero dell’Istruzione ha comunicato che tali docenti rientrano a pieno titolo nell’organico dell’autonomia; non possono quindi essere utilizzati esclusivamente per le supplenze del personale assente ed essere collocati per fare sostegno agli alunni disabili, ma soprattutto in caso di lockdown potranno operare in smart working. Mentre l’esigenza di assumere personale Ata e collaboratori scolastici risulta sempre reale, considerando anche che sia in presenza di didattica digitale integrata, sia si dovesse tornare (speriamo di no) alla dad, rimane intatta, poiché le istituzioni scolastiche rimangono aperte e dunque anche le necessità di pulizia straordinaria o di supporto dell’utenza. Un parere che la dice lunga sulla impellenza di procedere da subito alla equiparazione dei contratti e al pagamento del servizio profuso.

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