Assunzioni docenti, Pacifico (Anief): “10 mila probabilmente andranno perse, assumere su 100% dei posti. Accesso diretto per i precari ai corsi 30 CFU e TFA” INTERVISTA

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“In questo momento dobbiamo capire sulla call veloce quanti posti curricolari sono stati dati, su sostegno sono più di 8000. Stando alle statistiche degli anni passati su 50 mila immissioni autorizzate, è molto probabile che almeno 10mila non saranno date”: così Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commenta a Orizzonte Scuola le immissioni in ruolo di personale docente autorizzate per l’anno scolastico 2023-24.

“Questo perché non si è voluto procedere col doppio canale di reclutamento, l’unica strada da percorrere per eliminare il precariato. Rispetto al passato non sono stati dati tutti gli 85mila posti perché il 30% è stato riservato al prossimo concorso straordinario ter” aggiunge.

Ed evidenzia: “La cosa assurda è che, rispetto ai 30mila specializzati, abbiamo, per colpa dei meccanismi della mobilità e dei corsi banditi per il Tfa, personale nelle graduatorie al sud e tanti posti vuoti al nord”.

10 mila assunzioni ATA su circa 30 mila posti disponibili

Il MEF ogni anno autorizza soltanto il 30% dei posti vacanti e ciò significa che il 70% del personale sarà ancora supplente. Si tratta di scelte di governo e risparmi di economia.

Nessun assunzione per i DSGA: non ci sono aspiranti in graduatoria e i bandi dei nuovi concorsi non sono stati ancora pubblicati

Sui DSGA ci sono dei problemi: molto probabilmente bisognerà aspettare la sottoscrizione definitiva del nuovo CCNL per avere i bandi di concorso. Il nuovo CCNL prevede infatti delle novità per i DSGA facenti funzione e quindi ci potrebbe essere bisogno di cambiare il bando riservato ai facenti funzione.

Cosa fare per riuscire ad avere più immissioni in ruolo?

Sia per i docenti che per gli ATA bisogna portare al 100% i posti da dare in ruolo in base all’organico di diritto. Non è più possibile tollerare che si assuma sul 30% dei posti. Abbiamo tanti ATA precari che hanno lo stesso diritto del personale di ruolo.

DPCM sui nuovi percorsi di formazione: siamo in attesa della pubblicazione del testo definitivo. Siete soddisfatti?

Ci sono dei successi ottenuti da Anief sulle quote di riserva per il personale precario, compresi coloro che hanno partecipato allo straordinario bis. E poi si comincia a discutere di chi insegna nelle scuole paritarie e Iepf. E’ inoltre importante che anche il personale di ruolo possa accedere e prendere un’altra abilitazione. Era dal 2000 che lo Stato non prevedeva i percorsi abilitanti per il personale di ruolo.

Ciò premesso, la quota dei posti riservati non è lo strumento giusto: ci deve essere l’accesso diretto per tutti i precari e il personale di ruolo. Il fine ultimo della scuola è avere insegnanti più preparati, è bene quindi dare ai supplenti la possibilità di conseguire l’abilitazione e la specializzazione. Sarà la nostra prossima battaglia: permettere un accesso diretto ai percorsi da 30 cfu e Tfa a tutto il personale che è chiamato nel sistema nazionale di istruzione.

Bisognerà semplificare le norme sulla formazione iniziale: per chiamare i supplenti non ci sono selezioni, poi quando si entra in ruolo sembra diventi il mestiere più difficile del mondo. L’obiettivo deve essere avere insegnanti di ruolo il prima possibile.

Sono aperte le domande per partecipare al concorso di educazione motoria alla primaria: Anief lo aveva chiesto da tempo

Lo avevo chiesto più di 20 anni fa, ma non si può condannare un diplomato Isef, che può fare ancora oggi il supplente, negandogli la partecipazione al concorso. Per noi è un’esclusione assurda: devono poter partecipare almeno per l’abilitazione. Per questo abbiamo aperto un contenzioso.

In futuro è importante che l’insegnamento venga esteso fin dalla prima classe perché a partire dai 6-7 anni si creano i problemi posturali ed è giusto che ci siano degli insegnanti specializzati fin dal primo anno della scuola primaria.

Dalla recente ricerca del Consiglio Nazionale dei Giovani ed Eures “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani” emerge un dato sconfortante: gli under 35 andranno in pensione a 74 anni con assegni bassi. Cisal ha partecipato recentemente al tavolo sulle pensioni: quali proposte?

Stiamo chiedendo di garantire la contribuzione gratuita da parte dello Stato degli anni di formazione universitaria. Poi abbiamo chiesto di ricalcolare le norme sui contributi perché non è possibile che un giovane lavori tutta la vita, fino a 74 anni, per avere il 60% dell’ultimo assegno.

Per il personale scolastico Cisal ha chiesto una finestra specifica: c’è un forte burnout nella scuola. Avevamo chiesto i dati al MEF ma ci hanno detto che non è possibile darli. Finché non partirà un’inchiesta non si potrà decidere di dare una finestra specifica al personale della scuola. Lavorare in un ufficio comunale e lavorare a scuola fino a 74 anni non è la stessa cosa.
Da settembre faremo una serie di assemblee su questo punto ma anche sul nuovo contratto e sui diritti dei precari.

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