Assunzioni da Gps: “Insostenibile leggerezza del nulla”. La denuncia del Cub Scuola

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Comunicato CUB Scuola – Il D.L. “Sostegni bis”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 maggio 2021 include misure relative anche al comparto scuola, quelle che riguardano le assunzioni sono contenute nell’articolo 59.

La prima parte sembra essere un maldestro tentativo di aggirare la normativa europea 70/99, che impone l’assunzione a tempo indeterminato del personale precario dopo i 36 mesi di servizio prestato.

I titoli che riportano le testate giornalistiche alludono proprio a tali assunzioni, che avverrebbero senza aver superato un concorso pubblico, purché abilitati e con 36 mesi di servizio alle spalle. Non è proprio così, scorrendo il decreto si legge, al comma 4, quanto segue: ‘In via straordinaria, esclusivamente per l’anno scolastico 2021/2022, i posti comuni e di sostegno vacanti e disponibili che residuano dopo le immissioni in ruolo […omissis…] sono assegnati con contratto a tempo determinato, ai docenti che contestualmente:

a) sono inclusi nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze di cui all’art. […omissis…], o negli appositi elenchi aggiuntivi ai quali possono iscriversi, anche con riserva di accertamento del titolo, coloro che conseguono il titolo di abilitazione o di specializzazione entro il 31 luglio 2021;

b) hanno svolto su posto comune o di sostegno, entro l’anno scolastico 2020/2021, almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, negli ultimi dieci anni scolastici oltre quello in corso.”

Ciò significa che vengono esclusi tutti i docenti regolarmente iscritti nella seconda fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze, precari che da anni (talvolta anche più di dieci) vengono nominati a settembre e licenziati a giugno, insegnanti che, a causa di vuoti normativi, non hanno potuto accedere ad alcun tipo di percorso abilitante in Italia.

Agli autori del decreto evidentemente sfugge che gli abilitati della scuola secondaria sono una manciata: ci chiediamo quindi come verranno ripartite le 70.000 immissioni in ruolo tra i vari gradi e sottolineiamo che si tratta di una piccola goccia nell’oceano viste le 240.000 cattedre disponibili previste per l’anno venturo.

L’esperienza insegna che non avanzano quasi mai posti dalle graduatorie di merito; inoltre viene proposto comunque un contratto a tempo determinato ed i commi successivi, 6-7-8 precisano che è necessario il periodo di formazione e prova a cui seguirà un’ulteriore prova disciplinare.

Soltanto in caso di giudizio positivo il docente sarà assunto in ruolo con effetto giuridico dal 1 settembre 2021. E nel caso non si superi la prova disciplinare? A questa domanda il decreto non risponde ma, ambiguamente, si limita a dire che il contratto non potrà essere trasformato a tempo indeterminato e non chiarisce se il personale che non superi la prova sia soggetto ad eventuali depennamenti dalla graduatoria.

Il comma 5 afferma poi che “il contratto a tempo determinato è proposto esclusivamente nella provincia, nelle classi di concorso o tipologie di posto per le quali il docente risulta iscritto nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze o negli elenchi aggiuntivi”. Da ciò emerge chiara e forte l’iniqua disparità di trattamento rispetto alla situazione dei diplomati magistrale, che hanno dovuto “cestinare” i propri contratti a tempo indeterminato ottenuti a seguito di sentenze amministrative, seppur con riserva.

I più fortunati hanno superato i tre gradi di giudizio e ottenuto il posto; altri sono stati depennati dalle graduatorie successivamente alle avverse sentenze del Consiglio di Stato; altri ancora mantengono il ruolo con riserva, in attesa di depennamento in caso di una sentenza di merito avversa; infine vi sono quelli che, a causa della modifica dell’ articolo 3 comma 3 del Testo Unico, hanno dovuto rinunciare alla loro posizione all’interno delle Gae provinciali, per evitare di essere depennati dalle GM di tipo regionale, che sono soggette però a vincolo quinquennale senza possibilità di mobilità alcuna; nel nuovo decreto infatti compare la riduzione del vincolo da cinque a tre anni, senza possibilità di accesso alla mobilità annuale (assegnazione provvisoria o utilizzo su altre classi di concorso), continuando ad ignorare totalmente quanto sia assurda e dannosa tale imposizione.

Come se non bastasse, sempre per la casistica dei diplomati magistrali, vi è ancora la questione della validità dell’anno di prova superato durante il periodo cautelare: come verrà valutato? Nella proceduta concorsuale straordinaria D.D.G 1546 venne ritenuto valido e da non effettuare nuovamente, in questa fantomatica procedura di assunzioni non è fatta menzione.

Al comma 10 si assicura la possibilità che i concorsi ordinari verranno svolti annualmente per tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma al comma13 viene anche chiarito che, nel caso i candidati non superino le prove non potranno partecipare alla procedura concorsuale successiva per la medesima classe di concorso o tipologia di posto. Chissà, secondo questo passaggio, dalla dubbia costituzionalità, quale destino lavorativo avrà chi non supera il concorso al primo tentativo?

Si attendono chiarimenti ufficiali dal MIUR. Per quanto ci riguarda continueremo la nostra battaglia contro i vincoli alla mobilità e faremo quanto ci è possibile, intervenendo nel percorso di conversione in legge, per correggere gli aspetti dubbi che abbiamo appena evidenziato.

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