Assunzione Presidi incaricati: se non ora, quando?

di Lalla
ipsef

Salvatore M. – "E’ notizia di pochi giorni fa che è stata presentata una risoluzione parlamentare per favorire il processo di stabilizzazione dei docenti presidi incaricati, comunemente soprannominati “precari della dirigenza", in seno alla VII Commissione permanente (Cultura, Scienza e Istruzione) presso la Camera dei Deputati, in data 24 febbraio 2012.

Salvatore M. – "E’ notizia di pochi giorni fa che è stata presentata una risoluzione parlamentare per favorire il processo di stabilizzazione dei docenti presidi incaricati, comunemente soprannominati “precari della dirigenza", in seno alla VII Commissione permanente (Cultura, Scienza e Istruzione) presso la Camera dei Deputati, in data 24 febbraio 2012.

La vicenda è nota nell’ambito scolastico.

L’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 ha previsto che, a decorrere dall’anno scolastico 2006/2007, non fossero più disposti nuovi incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già assegnati.

L’impianto normativo vigente ha tuttavia consentito a chi ne avesse titolo di continuare a svolgere la funzione, attraverso l’utilizzo di contratti a tempo determinato, reiterati addirittura per un decennio.

Come evidenziato nella risoluzione sopra citata, presentata dagli onorevoli Granata, Di Biagio e Barbaro, i presidi incaricati (un centinaio in tutta Italia) “da anni prestano continuativamente servizio in varie regioni d’Italia, nella direzione delle istituzioni scolastiche autonome, svolgendo la funzione dirigenziale, con le medesime mansioni e responsabilità dei colleghi incardinati negli organici dell’amministrazione e collocati contrattualmente nella V area della dirigenza scolastica”.

Diverse inoltre sono state le interrogazioni parlamentari( vedesi quelle a firma degli onorevoli Zazzera alla Camera, Giambrone e Fleres al Senato) e gli ordini del giorno presentati, in entrambi i rami del Parlamento, a cui il Ministro non ha ancora dato alcuna risposta.

E’ notorio, per di più, che la recente giurisprudenza giuslavoristica ha più volte condannato il MIUR per il reiterato abuso dei contratti a tempo determinato nella P.A. e in particolare nel settore scolastico.
Si ritiene infatti che i contratti a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni, qualora vengano reiterati per più di un triennio, siano stati posti in essere in violazione della normativa che regola la materia e, in particolare, del decreto legislativo 6 settembre 2001 n. 368, con il quale l’ordinamento italiano ha inteso dare attuazione alla direttiva 1999/70/Ce, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’UNICE, dal CEEP e dal CES (che si applica alla pubblica amministrazione in forza della clausola 2 del medesimo accordo quadro).

Pare inoltre che questi “precari della dirigenza” siano pronti ad adire il giudice del lavoro per vedersi riconosciuti la stabilizzazione e il conseguente risarcimento danno, causato dalla mancata volontà amministrativa di risolvere correttamente la problematica e dal perdurare dello strumento dell’incarico a tempo determinato.

In tempi di crisi, di ristrettezze economiche e di evidente necessità di contenimento della spesa pubblica, il Miur rischia una condanna che si aggira intorno ai 4.000.000 di euro, che naturalmente verrebbero pagati dai cittadini contribuenti.

Ci si chiede a questo punto se non sia il caso di porre finalmente rimedio ad una annosa vicenda, che ha portato ad una lesione della professionalità di un centinaio di dirigenti de facto, perché tali sono, e che sta per mettere a rischio le già precarie risorse economiche del Ministero dell’Istruzione, che dovrebbero invece essere destinate non alla gestione di contenziosi, ma alla remunerazione degli scatti dei docenti, all’assunzione dei precari della scuola e al finanziamento delle istituzioni scolastiche autonome.

Da considerare, infine, che da una parte il concorso ordinario a posti di dirigente scolastico, bandito lo scorso luglio e proposto come soluzione salvifica di tutte le problematiche di governance scolastica, rischia clamorosamente di naufragare sotto i colpi della magistratura amministrativa, già protagonista in passato in materia(vedesi concorso 2004 annullato in Sicilia) e che dall’altra il dimensionamento scolastico è stato affrontato, soprattutto nelle regioni meridionali, con superficialità, non conformemente alla normativa nazionale e spesso è stato diretto unicamente alla egoistica protezione di interessi localistici, in molti casi senza nemmeno il consenso delle parti sociali.

Le conseguenze per il prossimo anno scolastico si annunciano devastanti. L’aumento incessante del numero delle scuole in reggenza rende improrogabile, insieme ai problemi sopra descritti, la necessità che, in attesa delle decisioni del giudice amministrativo sul nuovo concorso, i presidi incaricati siano stabilizzati, al fine di assicurare ad un maggior numero possibile di istituzioni scolastiche autonome quella professionalità, quella competenza e quella garanzia di legalità che nel corso di quasi un decennio questi soggetti hanno dimostrato sul campo, con umiltà e pur essendo consapevoli di essere “sfruttati”.

Per un governo tecnico che insiste sulla semplificazione, l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa dovrebbe essere imprescindibile porre rimedio in merito, vista la gravità della congiuntura economica e la precarietà dell’intero settore scolastico.

Insomma: se non ora, quando?"

Lo stralcio della risoluzione presentata in VII Commissione Cultura dai deputati Granata, Di Biagio, Barbaro

"La VII Commissione,  

premesso che:   [….]

impegna il Governo 

a predisporre entro il mese di giugno 2012 adeguate iniziative volte a stabilizzare i professionisti che attualmente svolgono le funzioni di dirigente scolastico o di preside incaricato, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 1-sexies del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43."

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