Assunzione precari. Pacifico e Russo sulla procedura di infrazione nei confronti dell’Italia: la strada è ancora lunga ma la legge è dalla nostra parte

di
ipsef

Daniela Sala – La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la reiterazione illegittima dei contratti a termine. Gli atti però sono stati segretati.

Daniela Sala – La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la reiterazione illegittima dei contratti a termine. Gli atti però sono stati segretati.

“Sono due le cose che ho fatto finora – spiega Tonino Russo, deputato Pd in Commissione cultura – innanzitutto ho chiesto gli atti all’Unione Europea, per capire quali fossero le ragioni dell’attivazione della procedura di infrazione, richiesta negata con la spiegazione che gli atti non saranno divulgati ai singoli parlamentari ma solo alle istituzioni. Fatto gravissimo di cui ho chiesto conto sia al Miur che a Manuela Ghizzoni, in qualità di presidente della Commissione cultura. Abbiamo poi domandato di avere accesso alla relazione dell’ufficio Massimario della Cassazione prodotta proprio per la Commissione Europea per documentare la vicenda del precariato. E siamo convinti che il motivo della segretazione degli atti sia proprio questa relazione”.

“Come Anief – aggiunge marcello Pacifico, presidente di Anief – abbiamo presentato una denuncia a Bruxelles per la reiterata violazione dell’Italia ed entro un mese i giudici decideranno se ci sono gli estremi per procedere contro lo Stato italiano. Dopodiché avranno un anno di tempo per verificare se quanto denunciato corrisponde al vero (cioè se l’Italia viola la direttiva europea). Lo Stato a quel punto è tenuto a rispondere nel merito della questione e se la violazione è accertata si procede con la messa in mora, cioè il pagamento di una di una sanzione che può arrivare fino a 8 milioni di euro, sanzione che poi darebbe indirettamente ragione a tutti i precari che hanno presentato ricorso nei tribunali italiani”.

Inoltre non è il primo richiamo che l’italia riceve: “Questa – contina Pacifico – è la terza procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia a causa della reiterazione dei contratti a termini (sia per quanto riguarda il personale Ata che per i docenti)”

Per quanto riguarda però il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione dei precari la situazione rimane confusa: “La parola ‘fine’ a questa questione deve essere messa da Bruxelles – spiega il presidente di Anief – , visto che si tratta del rispetto di una direttiva europea. Al momento invece la posizione dei giudici italiani non è scontata: dall’aprile scorso l’Avvocatura dello Stato tende invece consigliare agli avvocati di ostacolare chi chiede l’applicazione della sentenza di Strasburgo. D’altra parte lo Stato italiano non può delegare la regolamentazione della materia alla direttiva europea, ma deve piuttosto assicurarsi che le nostre leggi e la loro applicazione non siano in contrasto. Serve oggi una risposta chiara che a questo punto può essere data solo se un giudice italiano decide di sollevare la questione alla Corte europea”.

Probabilmente inoltre gli atti sono stati segretati anche per questo motivo: “Se venisse fuori che la Cassazione nella sua relazione presentata alla Commissione dà credito all’illegittimità della reiterazione dei contratti sarebbe in contraddizione con se stessa”,un fatto comunque “assurdo visto che l’Ue prevede la trasparenza degli atti”.

E dire che tutta la questione si basa su un illogicità di fondo, come chiarisce Russo: “ Pur di risparmiare sui diritti delle persone, le istituzioni finiranno per sborsare più soldi in risarcimenti e spese legali di quanto costerebbe stabilizzare i precari.”. Infatti, continua il deputato, “con il blocco degli scatti di anzianità attualmente un docente precario tra stipendio e disoccupazione costa allo Stato 30mila euro all’anno, contro i 29.500 di un indeterminato, stando a uno studio della Cgil. Questa situazione è il frutto di anni di politiche irresponsabili: tra le amministrazioni dello Stato il Miur è quella che ha il numero più alto di contenziosi aperti, eppure ci sono 100mila posti vacanti che potrebbero essere utilizzati per una stabilizzazione a scaglioni a costo zero. Come si può parlare di concorso, che pure di per sé è uno strumento valido, in una situazione del genere?”
E conclude: “La prossima legislatura dovrà necessariamente fare i conti con questa situazione: c’è bisogno di una forte discontinuità con l’atteggiamento attuale. Servono riforme pensate sul lungo medio-termine e avviare un serio tavolo di confronto per mettere fine al precariato. In ogni caso siamo convinti che alla fine la legge prevarrà”

Fiducioso anche Pacifico, pur premettendo che la strada è ancora lunga: “Il problema è che il ricorso deve essere fatto entro 10 anni, ma si tratta di una battaglia giuridica per il diritto al lavoro che siamo convinti nel lungo termine ci darà ragione (sia per quanto riguarda la stabilizzazione che il risarcimento)”.

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