Assunzione diretta dei docenti precari grazie all’autonomia, è il progetto di Forza Italia. Piovono critiche, M5S “così 25 diversi sistemi di reclutamento”

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Il disegno di legge sull’autonomia differenziata proposto dal ministro leghista Roberto Calderoli per gli Affari regionali e le Autonomie sta guadagnando sempre più consenso, con il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera per l’approvazione preliminare del progetto legislativo. Tuttavia, l’opposizione, guidata dal Partito Democratico, continua a criticare il progetto di regionalizzazione, con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che ha chiesto di rimuovere materie divisive come la scuola e la sanità e di definire prima i livelli essenziali di prestazioni.

F.Sala (FI), la scuola pubblica funzionerà meglio

Questa la visione di Sala, deputato di Forza Italia ed ex assessore all’istruzione in Lombardia. “La scuola pubblica funzionerà meglio grazie all’autonomia: questa è la verità, le altre sono solo bugie raccontate per prendere in giro i cittadini durante la campagna elettorale. Con l’autonomia potremo, infatti, organizzare meglio il dimensionamento e l’assegnazione degli organici o l’organizzazione amministrativa delle scuole. Per non parlare della possibilità di assumere direttamente tramite bando gli insegnanti precari. Non è forse una priorità questa? Non è forse una priorità garantire continuità didattica ai nostri studenti, in tutta Italia, e stabilità agli insegnanti? Chi non vuole l’autonomia non vuole questi miglioramenti“.

La scuola è una e unica in tutta Italia e così rimarrà. – ha rassicurato – Non è che con l’autonomia avremo ordinamenti con materie regionali, non avremo il corso di milanese o il lombardo al posto dell’italiano o corsi differenziati rispetto al resto d’Italia. Chi crede questo, mi spiace, ma parla senza sapere” ha detto Sala, che ha poi voluto chiarire: “Con l’autonomia non togliamo soldi a nessuna Regione e non diamo meno soldi allo Stato centrale. Né tantomeno dividiamo l’Italia favorendo una zona piuttosto che un’altra. Semplicemente chiediamo che le Regioni possano gestire in autonomia, appunto, le risorse che lo Stato destina loro in alcuni settori. Questo senza chiedere un euro in più, ma ottimizzando le risorse ed eliminando eventuali sprechi o assurdi vincoli burocratici. Quello che l’opposizione non riesce – o non vuole – capire è che questo meccanismo sarà un’opportunità vincente per ogni Regione d’Italia” ha concluso.

Majorino, è attacco alla scuola pubblica

Diversa visione del candidato PD e M5S in Lombardia, Pierfrancesco Majorino: a me non piace, credo che punti a dividere l’Italia e la vivo come l’attacco alla scuola pubblica“.  “C’è un tema che anche la sinistra per troppo tempo ha dimenticato, cioè far sì che le risorse arrivino direttamente alle città, ai Comuni, alle Città Metropolitane. Quindi io dico: autonomia sì, ma non così. Sono convinto che l’autonomia di Calderoli non andrà in porto per i conflitti nella destra. Allora dico a tutti: azzeriamo il confronto, e cerchiamo di capire se può esserci una base comune tra Regioni, Comuni e governo su cui ripartire“.

 M5S Calabria, in ddl elementi incostituzionalità

Preoccupazione lato comuni del Sud, con un appello di Anci Calabria inviato ai rappresentati istituzionali calabresi nel quale si evidenziano alcune questioni legate alla criticità del progetto autonomista. “A risultarne pregiudicati sono i diritti sociali – hanno affermato i cinquestelle Calabria in un comunicato – come per esempio la sanità e l’istruzione. Regionalizzare la scuola significherebbe creare 21 sistemi diversi di reclutamento, retribuzione, organizzazione, contrattualistica, quindi didattica. Il progetto di autonomia differenziata dovrebbe, pertanto, partire dalla definizione precisa dei costi necessari per attuare i Lep, iniziando così a dare attuazione all’art. 119 della cost. che prevede, tra le altre cose, un fondo di perequazione per le regioni più svantaggiate. Una volta redistribuite le risorse a favore delle regioni più povere allora si può pensare di come distribuire in modo più efficace anche le competenze. Vero è che la costituzione all’art. 5 promuove le autonomie locali, ma a condizione che sia garantita l’unità e l’indivisibilità della Repubblica. Il regionalismo per la nostra costituzione deve essere solidale, senza lasciare indietro nessuno. Dall’altro lato, del tutto anacronistico appare, poi, la definizione dei Lep attraverso un Dpcm, cioè un atto amministrativo generale. La Costituzione, infatti, prevede una riserva di legge, secondo autorevoli costituzionalisti, di tipo assoluta: questo vorrebbe dire che sui livelli essenziali delle prestazioni è solo il Parlamento a potersi esprimere, non il Governo con il supporto di organi tecnici. Come può una riforma che tocca i diritti sociali essere relegata ad un intervento tecnico privando della discussione i rappresentanti politici in Parlamento? Sulla definizione dei Lep, attraverso Dpcm, infatti dovrebbe, poi, esprimersi il Tar piuttosto che la Corte Costituzionale, pur investendo la riforma i diritti fondamentali dei cittadini”. “Garantire quell’uguaglianza sancita dall’art. 3 della costituzione – concludono – comporta, dunque, anzitutto definire i fabbisogni standard, per garantire i Livelli essenziali delle prestazioni a tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini specie in settori quali sanità, istruzione e mobilità, prevedendo, così, un fondo perequativo a copertura totale delle regioni più deboli. Se Calderoli non intende spaccare il Paese parta, dunque, dalle priorità del sud e abbandoni le mire secessioniste del suo partito. Il centrodestra ascolti l’appello dei sindaci“.

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