Assumere precari in 4 anni, Davide Faraone precisa: “non è tutta la storia”. Rivalutare gli studi tecnici e professionali

di redazione
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red – Quegli appunti sfuggiti di mano a qualcuno e finiti sul tavolo di Repubblica.it che ci hanno raccontato di un documento che puntava ad assumere i precari in 4 anni, a istituire lauree abilitanti e avviare l’organico di rete che permetterebbe contratti triennali ai precari, ha smosso il responsabile scuola del Partito Democratico che ha voluto precisare alcune cose.

red – Quegli appunti sfuggiti di mano a qualcuno e finiti sul tavolo di Repubblica.it che ci hanno raccontato di un documento che puntava ad assumere i precari in 4 anni, a istituire lauree abilitanti e avviare l’organico di rete che permetterebbe contratti triennali ai precari, ha smosso il responsabile scuola del Partito Democratico che ha voluto precisare alcune cose.

La breve, ma sentita intervista è apparsa sul sito del Partito Democratico. Tre domande veloci, secche, con altrettante risposte concise, ma esaustive, che danno anima a quel progetto trapelato dalle pagine del noto quotidiano e riprese anche dalla nostra redazione.

Il titolo dell’intervista è alquanto emblematico: "Mai più precari a cinquant’anni". Tutta la storia, oltre le parole trapelate, è che, dice Faraone: "la scuola ha voglia di voltare pagina, che non vuole più tenersi graduatorie di ogni tipo con decine di migliaia di docenti che a cinquant’anni sono ancora precari, con giovani laureati per cui insegnare è un miraggio, con un sistema di assunzioni e di formazione che non è lineare né di qualità. La scuola ha bisogno di fiducia e buon senso. Ti laurei? Bene, la tua laurea è abilitante, e se vinci un concorso il posto ce l’hai per davvero. Crediamo nell’autonomia scolastica? Bene, allora si agisca di conseguenza e si dia la possibilità alle reti di scuole di avere almeno per un triennio un organico funzionale".

Ma non solo, c’è di più, c’è una rivoluzione culturale che Faraone vuole avviare: "La scuola italiana, – continua, infatti – storicamente, è vissuta di rattoppi, su un impianto che, per la secondaria, è sostanzialmente quello gentiliano della cultura umanistica contro la cultura tecnica e scientifica. Oggi dobbiamo rovesciare quell’impianto, a partire dalla rivisitazione e valorizzazione della formazione professionale e del collegamento scuola e lavoro. In Germania, i figli dei manager frequentano gli istituti tecnici, in Italia si è mai sentito dire a un docente ‘suo figlio va benissimo a scuola, consiglio vivamente la frequenza di un professionale’? Se vai bene a scuola, devi iscriverti a un liceo, se vai così così a un tecnico e se proprio non sai cosa fare, a un professionale: questa è la realtà italiana. Dobbiamo rovesciarla: dobbiamo dare pari dignità a tutte le scelte di studio superiore e dobbiamo puntare a percorsi ed esperienze che rafforzino la formazione professionale, e dunque il made in Italy, la possibilità di avere uno sbocco lavorativo il più possibile vicino al termine degli studi. Solo così potremmo pensare davvero di abbattere in percentuali significative il fenomeno della dispersione scolastica".

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