Assegnazioni sostegno, un docente senza titolo è un affronto per le famiglie. Lettera

di redazione
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Maria Guagliardito* – L’avvio di un anno scolastico è opportunità di propositi e di attese per tutti coloro che vivono e si confrontano nella scuola.

Ascoltare anche le ragioni dei genitori dei ragazzi con disabilità, affinchè il prossimo anno scolastico parta con il piede giusto, credo che rappresenti un’esperienza comunitaria importante, rispetto alla traduzione fattiva di collaborazione tra scuola e famiglia.

Nonostante ci siano stati più incontri, tra il MIUR ed i Sindacati, alla data odierna, non si conoscono i provvedimenti che saranno presi circa le assegnazioni provvisorie dei docenti di ruolo non specializzati e come si potrà garantire la continuità didattica a tutti i ragazzi con disabilità ed in tutte le regioni del Paese.

Da questa pagina desidero esternare la mia amarezza nel constatare come, troppo spesso, neppure una legge dello Stato, possa impedire la disattesa dei diritti dei più deboli e che a prevalere siano i diritti dei più forti.

Ridurre il sostegno a strumento per risolvere problemi inerenti alle esigenze dei docenti, a totale discapito della qualità del sostegno e della continuità didattica, in violazione dell’articolo 14, comma 6 della Legge 104/92, è inaccettabile.

La deroga alle assegnazioni provvisorie, negli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017, su cattedre di sostegno a docenti non specializzati, infatti, non solo ha determinato un avvio caotico dell’anno scolastico ed un ritardo nelle nomine dei docenti specializzati, ma ha anche causato l’interruzione della continuità educativo-didattica, fondamentale nel processo di inclusione.

La disabilità è un pianeta che non ci appartiene fino a quando non ti capita. La nascita di un figlio con disabilità è un uragano che ti investe, sconvolge la tua vita e ti pone davanti i numerosi problemi che dovrai affrontare in una società che non è accogliente. Ti chiedi come spiegare ai figli sani la disabilità, come puoi entrare in contatto con lui e crescerlo. Ti chiedi a quante rinunce andrai incontro e come accettarle. Comprendi che nulla è cambiato e, da credente, ti fai forza, dicendoti che quel figlio è stato donato alla tua famiglia, perché è in seno ad essa che avrebbe trovato più amore, piuttosto che in un’altra. Ti ripeti che nulla è cambiato e che, insieme, raggiungerete tanti traguardi, seguendo una strada diversa.

Cammin facendo, ti accorgi che una cultura dell’integrazione è ancora ostacolata da pregiudizi e che c’è ancora molto lavoro da compiere ed è necessario che le associazioni, soprattutto le più rappresentative, se hanno veramente a cuore gli interessi dei ragazzi con disabilità, come affermano, facciano sentire la loro voce e non tacciano, come succede spesso e come sta avvenendo nel caso delle assegnazioni provvisorie.

Molte scelte nascono dalla poca sensibilità di coloro che non sono a stretto contatto con la disabilità e che considerano i ragazzi con disabilità gli agnelli sacrificali da immolare, ad ogni occasione, per rispondere a problematiche che esulano dal loro processo di inclusione ed integrazione.

Non mi stancherò mai di affermare che il sostegno è scelta, perché hai vissuto da vicino la disabilità o possiedi l’attitudine a prenderti cura delle persone che hanno difficoltà. Un docente, in servizio da tanti anni, che non ha mai pensato di specializzarsi per le attività di sostegno, non si prenderà mai cura con coscienza di quel ragazzo che, da docente curricolare, spesso trascura, considerandolo “l’alunno del collega specializzato”.

Non sono, infatti, rari i casi, in cui i genitori lamentano che i loro figli sono affidati a docenti che non sono ben propensi nell’accettare e nell’accogliere le diversità dei ragazzi e che si rivelano non solo incompetenti e incapaci nel gestire la situazione, ma anche persone chiuse e piene di pregiudizi nei confronti della disabilità.

A tale fine, penso che i posti in deroga sul sostegno debbano essere trasformati in organico di diritto, al fine di garantire, all’alunno con disabilità, l’insegnante specializzato. Ritengo importante che, per coprire il fabbisogno, sia data, anche, la possibilità di specializzarsi ad altri docenti che vogliano farlo, senza consentire, però, che siano consentiti corsi di riconversione o “svendite di specializzazione”.

Secondo il Dott, Bruschi Marco, detto Max, dirigente dell’USR Lombardia, infatti, la specializzazione ha “la necessità di criteri selettivi in accesso e di percorsi di qualità”.

Non investire sulla stabilizzazione dei docenti specializzati e sulla formazione dei docenti, calcolati sul fabbisogno, non giova ai ragazzi con disabilità perché non garantisce qualità all’inclusione scolastica; non garantisce neppure la continuità, in quanto, a causa del cambiamento dell’insegnante, i percorsi formativi sono frammentati.

Da qui la necessità di partire dal dire no alle assegnazioni provvisorie su posti di sostegno e dal rispetto dell’articolo 14, comma 6 della Legge 104/92, il cui scopo, dando priorità ai docenti specializzati, prima di procedere alla nomina di docenti non specializzati, intende tutelare il diritto del ragazzo con disabilità ad essere seguito nelle attività educativo-didattiche da un insegnante che ha le competenze per attivare processi d’inclusione.

I diritti e i bisogni formativi degli alunni con disabilità non possono rimanere sulla carta, ma devono essere messi concretamente al centro, applicando, una volta per tutte nei fatti, i princìpi della nostra avanzata legislazione inclusiva.

Spero che il MIUR ed i Sindacati ascoltino soprattutto la voce dei diritti dei ragazzi con disabilità, per prendere le decisioni giuste, ponendosi in ascolto attivo rispetto alle richieste dei genitori degli alunni con disabilità.

*Referente Regione Sicilia “Genitori tosti in tutti i posti”

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