Assegnazioni su sostegno a docenti senza titolo, rispettare sentenza Tribunale Reggio Emilia. Lettera

di redazione
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Cari rappresentanti del Governo, Presidente del Consiglio Gentiloni, ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, segretario del PD Matteo Renzi, responsabile scuola on. Simona Flavia Malpezzi ho deciso di scrivervi questa lettera perché stanca di essere accusata attraverso i social della mia scelta di partire per rincorrere il sogno di insegnare.

Molti docenti non si sono fidati del piano straordinario di assunzioni all’interno della legge 107/2015, io, invece, faccio parte di tutti quei docenti che hanno appoggiato il Governo e, valigia alla mano, sono partita.

Siamo partiti con grande entusiasmo e passione per il nostro lavoro, rincorrendo il sogno, oltre che quello di una stabilizzazione economica, di poter finalmente realizzare il progetto di vita da tempo inseguito e lo abbiamo fatto con enorme spirito di abnegazione, con tanto sacrificio e grande amore per la funzione che svolgiamo per il nostro Paese visto che ci viene riconosciuto un esiguo compenso di 1300 euro al mese.

Abbiamo gioito, ci siamo “lanciati” in questa splendida avventura ringraziando il Governo e la Buona Scuola che avevano permesso che realizzassimo il nostro sogno senza dare ascolto a chi quella strada non l’aveva seguita, magari per paura dell’incerto ed anche perché aveva timore di allontanarsi dagli affetti. Tutto sommato quella è stata una scelta che non ho mai condannato, perché ognuno è libero di decidere ciò che è meglio per sé e per i suoi cari.

Fin da subito ci siamo resi conto che non sarebbe stata una passeggiata di piacere. Tutto era complicato, ad esempio la ricerca di una casa o di una stanza a causa degli affitti da capogiro e, spesso, abbiamo incontrato anche chi non dava in affitto appartamenti ai “meridionali”, poiché in qualche città del Nord siamo bollati come “fannulloni” o persone poco raccomandabili. Per non parlare di coloro che hanno portato un bambino con sé: c’è stato chi ha pagato rette carissime per gli asili nido, altri che hanno avuto Dirigenti scolastici che non hanno accettato il bambino perché la classe era completa con l’obbligo di doverli iscrivere alle scuole private anch’esse con rette da capogiro. Qualcun’altra, ancor meno fortunata, ha dovuto lasciare i figli piccoli a 1000 Km di distanza e, a causa delle spese troppo onorese da sostenere, ha potuto vederli solo a Natale e a Pasqua.

Altre volte, ancora, abbiamo dovuto separare i figli, com’è successo alla sottoscritta: la più grande a casa da sola ad appena 18 anni (senza nonni o parenti che potessero vigilare sulla sua salute fisica e mentale), mentre il piccolo di 7 anni era con me e chiedeva in continuazione quando sarebbe ritornato a casa sua e dalla sua sorellona.

La mia è la storia di tutte le docenti che ogni settimana, se tutto andava bene altrimenti ogni due settimane, la domenica si ritrovavano a riempire l’ennesima valigia e per quanto si introducessero oggetti personali era sempre vuota. Vuota perché per quanto la potevamo riempire mancava sempre la cosa più importante: i nostri affetti! Perché per quanto lo volessimo disperatamente, non potevamo portare con noi i mariti, i figli, la nostra amata casa. Sacrifici ripagati dai nostri bambini e dalla passione per il nostro lavoro. Spesso, durante le ore di attività scolastiche, quando un bimbo aveva bisogno di essere consolato, il pensiero volava al nostro che non poteva avere la mamma al suo fianco.

La mia lettera non vuole essere un lamento o un tentativo di far comprendere il dolore che viviamo per nove mesi (impossibile mettersi nelle scarpe degli altri) è solo un semplice gesto per far capire al Governo che la Buona Scuola deve essere incentrata non solo sull’assumificio per tutti i docenti, ma deve essere rivolta al bambino/studente. Anche i nostri bambini sono il frutto della Buona Scuola e per tale motivo deve essergli garantita la continuità didattica, non possiamo fargli cambiare scuola ogni anno; dobbiamo garantire loro l’assistenza continua di entrambi i genitori e da lontano è un’impresa impossibile. L’ultimo referendum del 4 dicembre ha rappresentato una sconfitta per il PD soprattutto per il diffuso malcontento dei tanti docenti. Prova tangibile è che l’unica
ministra sostituita è stata quella all’Istruzione Stefania Giannini. Ciò dimostra che qualche crepa o negatività è stata ravvisata da tutti gli esponenti del PD, ma noi crediamo che le Leggi vanno giudicate nel tempo e facendo le dovute correzioni perché tutto è perfettibile.

Questa lettera vuole anche essere una risposta a tutte le accuse rivoltemi contro, nello specifico, e a tutti i docenti che credendo nel Governo sono partiti. I commenti sono stati più o meno questi: “avete scelto di appoggiare il Governo, noi che non siamo partiti ve lo avevamo detto di non dargli fiducia”; “andatevene via! Siete voi che lo avete scelto ed adesso non vi lamentate”; qualcuno ancor più maligno ci augurava di “morire al nord”. Ovviamente tali frasi non fanno onore alla categoria
docente che dovrebbe favorire l’inclusione e il dialogo costruttivo. Volevo
rispondere ai tanti che solo gli stolti non cambiano idea ed oggi noi vorremmo avere il sogno di non doverle riempire più quelle valigie.

Noi docenti, con la valigia sempre pronta, non riusciamo più a sostenere le spese economiche e il disagio affettivo della nostra scelta. Il nostro stipendio non ci permette di far vivere una vita dignitosa alle nostre famiglie e la nostra assenza sta disgregando le nostre famiglie che non riescono più a vivere una serena quotidianità.

Matteo Renzi ha più volto esordito dicendo che bisogna ripartire dal Sud, che bisogna puntare sulla crescita del Sud e creare uno stato di benessere anche nelle Regioni che spesso faticano a tenere il passo delle Regioni del nord (Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna). Noi chiediamo che si cominci, all’interno del Piano di Inclusione per il Sud, a fare proposte fattive e realizzabili in tempi brevi, volte al nostro definitivo rientro a casa.

Nell’attesa, vorremmo che la ministra Fedeli dia alle assegnazioni provvisorie i posti in deroga sul sostegno – mi preme ribadire, sempre in subordine agli specializzati, ovviamente – per diversi motivi, ma soprattutto perché noi docenti ci prendiamo cura tutti i giorni dei bimbi diversamente abili. Tutti i giorni siamo in aula con loro, anche se non abbiamo la specializzazione. Rammento che il massimo delle ore in cui
il bimbo può esser affiancato dal docente di sostegno è di 25 ore, mentre per le restanti 15 è senza insegnante di sostegno e siamo sempre noi, i docenti titolari, ad attivarci per curare il loro benessere.

La richiesta è quella di applicare su scala nazionale il contenuto di due ordinanze del Tribunale di Reggio Emilia, n.180 del 23/01/2017 e n. 848 del 27/03/2017, con cui, accogliendo i ricorsi presentati dai docenti, si stabilisce “nell’attribuzione dei posti di sostegno in deroga, i docenti di ruolo collocati nelle graduatorie dei richiedenti assegnazione provvisoria hanno la precedenza sui docenti precari collocati nelle graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie d’istituto”.

Attuare concretamente le due ordinanze consentirebbe, di fatto, l’avvicinamento nella regione o nella provincia di residenza, come docenti di sostegno, a molti insegnanti di ruolo obbligati a lavorare a centinaia di chilometri di casa e che hanno fatto richiesta di ricongiungimento familiare per gravi e motivate ragioni.

Si confida nell’attenzione dei rappresentanti delle Istituzioni che, attraverso i loro atti legislativi, si attiveranno per favorire il benessere familiare e sociale.

Una docente napoletana,
Nunzia Cangiano

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