Assegnazioni provvisorie e ulteriore deroga: l’eccezione diventa la regola. Lettera

di redazione
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Gent.le Ministro Fedeli,  scrivo in nome di quei docenti che, da molti anni, ancora attendono di ricongiungersi in via definitiva con i propri familiari, le cui aspettative (legittime) nemmeno quest’anno sono state soddisfatte in occasione delle recenti operazioni di mobilità, atteso, al riguardo, l’elevato canonico numero di precedenze.

Nell’imminenza della sottoscrizione dell’accordo concernente le assegnazioni provvisorie per l’a.s. 2017/2018, taluno già invoca un’ulteriore deroga al vincolo di permanenza triennale nella provincia di titolarità,  in nome di un asserito diritto non meglio specificato, dimenticando forse che tale pretesa non appare sorretta da alcun valido referente normativo, ma che, anzi, tende a sovvertire il sistema attualmente vigente.

Quella che avrebbe dovuto rappresentare un’eccezione, sta assumendo sempre più i contorni di una regola.

Ma preme osservare che l’ennesima deroga si porrebbe in evidente contrasto con i canoni di uguaglianza e ragionevolezza, atteso che significherebbe trattare casi diversi in modo ingiustificatamente uguale. Non può, invero, essere posta sullo stesso piano la posizione di quei docenti assunti da oltre un decennio e che ancora attendono di ricongiungersi con il proprio nucleo familiare, rispetto alla posizione, pur degna di tutela, dei docenti neoassunti.

In altri termini, derogare ulteriormente al citato vincolo triennale si tradurrebbe in una evidente ingiustizia e disparità di trattamento dei docenti cc.dd. immobilizzati, costretti a lavorare ancora lontano dai propri affetti e per i quali l’assegnazione provvisoria rappresenta l’unica possibilità di ricongiungimento ancora percorribile.

L’eventuale deroga al blocco triennale comporterebbe l’assurda conseguenza che docenti neoassunti si ritrovino ad avere la precedenza nelle operazioni di mobilità rispetto ai docenti assunti, anche, da oltre dieci anni ma ancora “immobilizzati”.

La deroga per i neoassunti, infatti, determinerebbe una saturazione – come, del resto, già accaduto lo scorso a.s. -, che, di fatto, impedirebbe a molti docenti assunti prima del 2015, di ricongiungersi alle proprie famiglie, con evidente disparità di trattamento.     

Non c’è principio che tenga rispetto a quella che sarebbe l’ennesima sovversione del sistema che governa tutte le graduatorie relative alla mobilità del personale lavoratore.      

La concessione di un’altra deroga farebbe dell’eccezione la regola.

 

Gentile Ministro, si confida, pertanto, nella Sua sensibilità acchè venga rispettato l’obbligo di permanenza triennale nella provincia di titolarità.

 

Pasqualina Feola  

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