Assegnazioni provvisorie: limitare il ricongiungimento significa punire parte dei docenti. Lettera

di redazione
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Dopo aver perso la serenità nel compilare una domanda di trasferimento che quasi sicuramente non verrà soddisfatta a causa delle aliquote ridicole riservate alla mobilità di quest’anno, molti docenti in questi giorni sono sottoposti all’ennesima operazione di mobbing da parte del MIUR.

La stretta dei requisiti sulle Assegnazioni provvisorie che sta circolando sulle principali testate scolastiche non può che generare apprensione non solo nei neoassunti, ma anche in quei docenti che hanno superato il vincolo di permanenza da anni.

Limitare il ricongiungimento ai soli coniugi, figli, genitori e conviventi more uxorio, lascerebbe fuori chi, per una serie di drammatiche vicissitudini personali, non ha potuto farsi una famiglia, proprio per andare a lavorare lontano da casa.

Personalmente, non ho più genitori ma un fratello disoccupato a cui vorrei provare a ricongiungermi. E mi trovo invece a migliaia di chilometri da casa, a pagare affitto e tasse raddoppiate anche per la mia abitazione al Sud. Il che con uno stipendio da insegnante si traduce in pura follia. Faccio questa vita da anni e mai avrei pensato di non poter ritornare più in sede di residenza a causa di un cambiamento retroattivo delle clausole per le Assegnazioni provvisorie.

Se ho scelto di trasferirmi al Nord, l’ho fatto perché, superato il vincolo triennale, avrei potuto provare a richiedere assegnazione provvisoria a mio fratello. Chi vede le cose dall’esterno, può pensare che dare AP per parenti ed affini (come da anni è sempre avvenuto, non solo dallo scorso anno) sia una esagerazione. Ma le storie personali di ciascuno sono talmente tanto complesse, che non possono essere fatte generalizzazioni.

Se si pensa di garantire la continuità didattica accanendosi contro quei pochi docenti sfortunati che si trovano nella mia situazione, credo che il MIUR abbia proprio sbagliato bersaglio. Chiedere ricongiungimento a parenti ed affini dovrebbe essere un diritto sacrosanto, per rispetto a chi è stato costretto a fare tante rinunce esistenziali e ha subito il vincolo triennale senza battere ciglio.

Grazia Cavallaro

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