Assegnazione provvisoria, Gilda: trovare soluzione per rientro docenti siciliani

di redazione
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comunicato Gilda Sicilia- “La Federazione Gilda-Unams della Sicilia ritiene inammissibile che l’amministrazione scolastica si ostini a non voler trovare concrete soluzioni giuridiche per porre fine ad un esodo forzato ed ingiusto, creato ad arte per coprire cattedre vuote al Nord, quando al Sud ve ne sono altrettante libere”. È quanto dichiara Loredana Lo Re, coordinatrice regionale della FGU, in merito al blocco delle assegnazioni provvisorie per i 2mila insegnanti siciliani trasferiti al Nord in seguito alle assunzioni avvenute con la legge 107/2015.

“Il 26 luglio scorso – ricorda Lo Re – non abbiamo siglato il contratto integrativo regionale, in linea di continuità con il rifiuto della Gilda degli Insegnanti di firmare il contratto integrativo nazionale sulla mobilità dell’11 aprile scorso. Diversamente dalle altre sigle sindacali, la FGU, ben consapevole che quel contratto avrebbe determinato forti limitazioni alla mobilità del personale docente, ha posto il proprio netto rifiuto, né tantomeno ha sottoscritto l’accordo a latere sulla chiamata diretta. Gli insegnanti siciliani, come tantissimi docenti del Sud d’Italia, sono stati costretti ad emigrare forzatamente in altre regioni italiane e adesso – afferma Lo Re – di fronte alla totale chiusura dimostrata dall’Usr Sicilia, chiediamo con forza al presidente della Regione Crocetta e all’assessore all’Istruzione Marziano la convocazione di un incontro urgente con la ministra Fedeli per mettere in campo un intervento ad hoc per la scuola siciliana”.

“Non è possibile – conclude la coordinatrice regionale della FGU – che migliaia di docenti debbano pagare lo scotto di un accordo iniquo che assegna soltanto il 30% dei posti ai movimenti fuori provincia e il 10% alla mobilità professionale e nessuna soluzione per i posti in deroga su sostegno. Una risposta adeguata rispetto a questi due punti nevralgici dell’intesa avrebbe sicuramente garantito il rientro dei docenti nelle proprie provincie”.

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