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Assegnare scadenze agli studenti causa stress inutile? Forse no, possono essere un vero amico .. e alcune idee sul web

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Le scadenze fisse causano stress inutile? Forse? Forse no! In realtà, possono essere un vero amico e alleato per gli studenti e gli scolari perché cambiano la percezione del tempo nel cervello e lo fanno in termini significativi.

Anche il loro nome suona a volte minaccioso: linee della morte o deadlines in inglese.

Come se attraversarle senza rispetto significasse la fine di tutto: una morte non fisica ma figurata.

Ma le scadenze sono migliori della loro reputazione.

Soprattutto, ci aiutano a fare davvero le cose.

“Se non c’è una scadenza, i compiti tendono ad essere rimandati”,

rivela l’osservazione empirica di studenti nel tempo.

Spieghiamo ora come le scadenze aiutano l’apprendimento e come sfruttarle al meglio.

Cosa dicono i teorici?

Lo psicologo Brian Tracy ci dà diversi suggerimenti, consiglia gli scolari e gli studenti universitari che soffrono di procrastinazione che solo quando c’è una scadenza le persone diventano consapevoli della necessità di usare tempo in maniera efficiente.

Solo una scadenza fa riflettere su importanti questioni collegate al tempo:

di quanto tempo ho bisogno per preparare l’articolo? Quanti giorni per studiare per il prossimo esame? Quando devo iniziare la tesina?

Le scadenze forniscono la giusta dose di tensione

Le risposte scomode a queste domande possono, ovviamente, renderci piuttosto nervosi.

A piccole dosi lo stress non fa male

In effetti, il nostro cervello rilascia diversi neurotrasmettitori come la norepinefrina, quando siamo tesi, i quali ci rendono attenti e concentrati.

Essi hanno anche un effetto sulla nostra percezione dell’ambiente e del compito prefissato:

le cose poco importanti vengono soppresse, quelle importanti vengono enfatizzate.

Sotto pressione, il cervello non fa che snocciolare routine standard secondo le neuroscienze.

Questo rende più facile, per esempio, decidere di tralasciare alcuni punti secondari in una presentazione e andare al nocciolo.

La giusta quantità di stress è importante

Se lo studente pensa solo al fatto che non supererà l’esame, questo tende a distrarlo dall’apprendimento.

E non ci si può nemmeno aspettare creatività sotto pressione.

Quindi è importante iniziare in tempo e non finire tutto all’ultimo minuto.

Le scadenze migliorano il senso del tempo

Ma cosa vuol dire “essere in tempo”?

Non possiamo misurare il tempo, non abbiamo un organo dedicato a questo.

Di conseguenza, la nostra percezione del tempo a volte ci gioca strani scherzi à tempus est distensio animi (Sant’Agostino).

Per esempio, questo avviene quando pensiamo al futuro.

Proprio come una montagna sembra più alta quanto più è lontana mentre facciamo un’escursione da ore, il tempo fino a un certo momento sembra più lungo di quanto lo sia realmente se il compito è complesso.

La nostra mente traduce semplicemente lo sforzo in tempo.

Così, per gli studenti, sembra a volte che manchino secoli al prossimo test di matematica quando hanno ancora molto da imparare e il tempo in realtà è breve.

Se c’è una scadenza concreta, il tempo sembra più breve

È bene che ci sia una scadenza concreta e scadenze intermedie, perché così si inverte questo effetto, come hanno scoperto la psicologa Gabriela Jiga-Boy dell’Università di Swansea e il suo team:

“Se c’è una scadenza concreta, più si deve fare per allora, più breve sembra il tempo fino alla scadenza.”

La scadenza concreta modifica così la nostra percezione del tempo.

Sopravvalutiamo ancora quando pianifichiamo e sottovalutiamo gli imprevisti

Soprattutto i periodi di tempo in cui abbiamo sperimentato poco di nuovo e di eccitante, per esempio perché eravamo soli, annoiati e seduti alle nostre scrivanie, sembrano più brevi nella nostra memoria.

Inoltre, spesso non riusciamo a pianificare le interruzioni impreviste e le cose apparentemente banali.

Un trucco: lasciate sempre 1 o 2 momenti liberi da impegni in settimana per poter recuperare.

Si raccomanda di suddividere i compiti più grandi e la regola del 50

Le scadenze intermedie aiutano a pianificare compiti lunghi e complessi.

Li dividiamo in piccoli passi (steps) personalizzati, li scriviamo e fissiamo diverse scadenze intermedie. Per ogni step, gli studenti dovrebbero chiedersi:

Come posso dire di aver raggiunto il mio obiettivo intermedio?

Solo il 50% del carico di lavoro che vi siete prefissati sarà raggiunto in media.

Quando si tratta di pianificazione finale, la regola del 50 per cento aiuta:

di solito si riesce a fare solo la metà di ciò che si è stabilito di fare nel tempo assegnato.

“Se si tiene conto di questo, il programmare diventa più realistico”.

Le scadenze funzionano meglio con date concrete

Si raccomanda anche che gli insegnanti facciano annunci chiari quando fissano le scadenze:

“Se si dice che un compito deve essere completato entro la prossima settimana o addirittura entro la fine del semestre, la necessità di mettersi al lavoro oggi o domani viene meno”.

È meglio avere delle scadenze fisse intermedie, possibilmente anche con un orario. Naturalmente, c’è il pericolo che la motivazione e l’autonomia degli studenti soffra a causa di consegne così rigide.

Gli insegnanti possono, allora per esempio, incoraggiare gli studenti a fissare scadenze intermedie o a fissare scadenze personali in modo rigoroso e autonomo.

A casa e a scuola no ultimatum e minacce

D’altra parte, si consiglia ai genitori di essere cauti con gli ultimatum.

“Soprattutto con i giovani dai 12 ai 16 anni, si generano rapidamente resistenze e si rinfocola il conflitto adolescenziale”.

È meglio negoziare insieme le scadenze e sostenere i giovani nella gestione del tempo. In questo modo, scolari, figli e studenti imparano fin dall’inizio a chiedersi di quanto tempo avranno bisogno per un lavoro, alla fine a confrontare il loro piano con la realtà e a vedere la scadenza per quello che è:

un amico che – come ogni amico – a volte può essere una vera spina nel fianco.

Alcune idee sul WEB

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