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Aspettativa senza assegni scuola: come funziona e come recuperare i periodi ai fini pensionistici

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Il CCNL del comparto scuola prevede espressamente l’aspettativa non retribuita per motivi di famiglia, personali e di studio.

L’aspettativa può essere richiesta dal lavoratore dipendente anche nel comparto scuola, come espressamente previsto dal CCNL di categoria.

Si può chiedere una aspettativa non retribuita per svariati motivi. Infatti si può sfruttare per motivi di studio, per motivi personali, per motivi familiari o anche per fare un’altra esperienza lavorativa, sia pure entro determinati limiti.

Ma che effetto ha l’aspettativa su carriera, lavoro e pensione futura? Una domanda comune a molti lavoratori che ormai prossimi alla pensione, si trovano in carriera alcuni periodi di aspettativa senza assegni.

Vediamo di approfondire il tutto con tanto di normativa per fugare tutti i dubbi riguardo a questo particolare aspetto del lavoro, anche del comparto scuola.

Aspettativa non retribuita, chi può richiederla?

A livello normativo, per poter chiedere l’aspettativa, come è normale che sia, occorre avere un rapporto di lavoro basato su un contratto a tempo indeterminato. In altri termini, tutti i lavoratori del comparto scuola con contratto a tempo indeterminato possono sfruttarne il beneficio. Unica eccezione al vincolo della stabilità di assunzione è quella del contratto a tempo determinato ma di durata annuale. In questo caso la normativa prevede che si possa richiedere l’aspettativa, ma solo per la durata del servizio.

Aspettativa non retribuita, quando si può chiedere?

La legislazione vigente non prevede vincoli e limiti particolari a questa opzione appannaggio dei lavoratori dipendenti. La casistica è piuttosto varia per l’aspettativa. Per il comparto scuola si può chiedere una aspettativa senza assegni per motivi personali, familiari ma anche per realizzare, come dicevamo, una differente esperienza lavorativa, anche solo per superare un periodo di prova per un altro lavoro.

La condizione necessaria per quest’ultima ipotesi è che la nuova esperienza lavorativa che si va a tentare, debba sopraggiungere dopo la stipula del contratto di lavoro nella scuola. Questione di incompatibilità a lavorare per la Pubblica Amministrazione dal momento che se la nuova esperienza lavorativa è antecedente la data di stipula di un eventuale contratto nella scuola, questo non potrà essere portato a compimento essendo incompatibile un lavoro nella scuola con un rapporto di lavoro in essere.

Il caso di aspettativa più utilizzato nel mondo della scuola è quello del miglioramento delle competenze, perché l’aspettativa spesso viene usata per motivi di studio e di ricerca.

Aspettativa senza assegni, durata e modalità di fruizione

L’aspettativa non retribuita o senza assegni, può essere sfruttata per massimo 12 mesi prorogabili di ulteriori 6 mesi solo per casi di conclamata gravità e necessità.

Non è obbligatorio prendere l’aspettativa per intero e non è obbligatorio che sia continuativa. Infatti l’aspettativa può essere fruita anche in misura frazionata, ma stando attenti a non accorciare al di sotto dei 6 mesi la distanza tra i due periodi. Infatti se l’intervallo dell’aspettativa è inferiore a 6 mesi, anche i periodi di lavoro in questo intervallo varranno come aspettativa.

Inoltre in caso di aspettativa frazionata, la sua durata totale non può superare i 30 mesi i 5 anni.

L’aspettativa può essere anche bloccata, ma se la scuola ha provveduto a sostituire il docente in aspettativa con un supplente, questo non può certamente essere licenziato di sana pianta. In questo caso il docente che rientra dall’aspettativa resta a disposizione dell’Istituto Scolastico.

Aspettativa ed effetti giuridici dello stop senza assegni

L’aspettativa per motivi di famiglia o personali è regolamentata dall’articolo n° 69 e dall’articolo n° 70 del Testo Unico licenziato positivamente dal Decreto del Presidente della Repubblica n° 3 del 10 gennaio del 1957. Nella scuola l’aspettativa può essere richiesta tanto dal personale docente che dal personale Ata.

Durante l’aspettativa, sia essa continuativa per tutti i 12 mesi utilizzabili come limite massimo, oppure frazionata per tutti i 30 mesi massimo concessi nel quinquennio di riferimento,  il dipendente non ha diritto alla retribuzione. Lo stesso accade negli eventuali 6 mesi di proroga per motivi gravi.

L’aspettativa blocca l’anzianità di servizio, non funziona per gli scatti di anzianità (le progressioni di carriera), non da diritto alla maturazione di elementi quali le ferie o la tredicesima e non vale ai fini previdenziali.

Solo se l’aspettativa è richiesta per gravi motivi familiari, tutto il periodo, anche se non retribuito, può essere riconosciuto ai fini previdenziali per il tramite dell’istituto del riscatto con onere a carico del diretto interessato.

La gravità dei motivi familiari per il periodo di aspettativa da riscattare ai fini pensionistici, soprattutto per periodi antecedenti il 1° gennaio 1996, deve essere documentata in maniera precisa e conclamata. Servirebbero quindi documenti quali un certificato di morte di un parente stretto, un certificato medico da cui si attesti la condizione patologica del familiare da assistere e così via.

La facoltà del riscatto ed i riferimenti normativi

Ricapitolando, la facoltà di riscattare i periodi di aspettativa vale anche per i dipendenti iscritti alla Cassa dei Trattamenti Pensionistici dello Stato.

Ai sensi dell’articolo n° 2, comma 2, del decreto legislativo n° 184 del 30 aprile 1997, si possono riscattare i periodi di aspettativa per motivi di studio e corrispondenti alla durata legale dei corsi di studio universitario con conseguimento di:

  • diploma di laurea;
  • diploma universitario;
  • diploma di specializzazione;
  • dottorato di ricerca;
  • diploma accademico di primo livello;
  • diploma accademico di secondo livello;
  • diploma di specializzazione;
  • diploma accademico di formazione alla ricerca;
  • diploma di perfezionamento.

Come si legge sul sito dell’Inps nell’area dedicata alla misura, cioè “Riscatto ai fini pensionistici per iscritti alla Cassa dei Trattamenti Pensionistici dello Stato”, possono essere riscattati i periodi di aspettativa per motivi di famiglia, per motivi di studio e le interruzioni per motivi disciplinari.

Tornando all’aspettativa per gravi motivi familiari, le norme da seguire sono quelle previste dall’articolo n° 1 comma 789 e comma 790 della legge n° 296 del 2006. Al riguardo va letto il decreto ministeriale del 31 agosto 2007 e pure la circolare n° 6 dell’ex Inpdap emanata l’8 aprile  dl 2008.

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