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Aspettativa non retribuita: il datore di lavoro è obbligato a riconoscerla

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Aspettativa non retribuita, in quali casi il datore di lavoro può non accettare la richiesta?

L’aspettativa non retribuita è un diritto del dipendente che, però, deve essere anche accordato dal datore di lavoro sulla base della documentazione presentata a riprova dei motivi che spingono alla presentazione della domanda stessa.

Rispondiamo alla domanda di un nostro lettore:

Buongiorno Se il datore di lavora rifiuta la mia richiesta di aspettativa, posso comunque non andare al lavoro senza rischio di licenziamento? Come fare? 
Oppure se il datore mi ordina di riprendere il lavoro prima della fine del periodo di aspettativa, posso rifiutarmi o rischio il licenziamento? 
Tutto questo con comprovati problemi personali. 
Grazie

Aspettativa non retribuita

Il datore di lavoro, in presenza di una documentazione che ne attesti il diritto, deve concedere l’aspettativa non retribuita al dipendente con la conservazione del posto di lavoro, se questo è specificatamente previsto dal CCNL di appartenenza, potrebbe non concedere l’aspettativa per estreme esigenze aziendali (che devono essere espresse e comprovate). Tra l’altro il rigetto del periodo di aspettativa da parte del datore di lavoro deve essere motivato, se immotivato, infatti, e l’aspettativa è prevista dal contratto il rifiuto si configura come illegittimo.

Se la richiesta del periodo di aspettativa è rifiutato per mancanza delle motivazioni alla base della richiesta stessa o per esigenze aziendali comprovate e il dipendente si assenta dal lavoro senza giustificazione può rischiare il licenziamento.

Aspettativa non retribuita di 2 anni

Da sottolineare che a concedere l’aspettativa non retribuita di 2 anni non è il datore di lavoro ma la legge Legge 53/2000 art.4Comma 2. L’aspettativa può essere richiesta, in questo caso, per:

  • decesso di uno dei familiari
  • cura di un familiare con handicap o non autosufficiente da parte del lavoratore dipendente
  • situazioni di grave disagio personale (separazione, divorzio, ecc.) ad esclusione della malattia;
  • situazioni patologiche, acute o croniche, di un familiare

Aspettativa non retribuita

Non solo in questi casi è possibile richiedere l’aspettativa non retribuita. Può essere richiesta, infatti, anche dal lavoratore eletto ad una carica pubblica o che ha incarichi sindacali, o al lavoratore che voglia approfondire i propri studi (massi 11 mesi per formazione). E’ possibile richiedere anche l’aspettativa per volontariato, che è prevista dall’articolo 9 del D.P.R. n. 194/2001., ma anche come continuazione della malattia.

Inoltre il dipendente può richiedere anche l’aspettativa per motivi personali, ma solo se prevista dal CCNL di riferimento.

Ma in questo caso nella lettera di richiesta è necessario presentare delle motivazioni alla base delle domanda. La domanda di aspettativa, in questo caso, potrà essere accolta o meno dal datore di lavoro  in base alla compatibilità della stessa con le esigenze organizzative dell’azienda.

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