Aspettare la pensione di vecchiaia per non subire tagli: quanto si perde con quota 100 e opzione donna

di Consulente Fiscale

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Conviene accettare il taglio della pensione per smettere di lavorare prima? La scelta tra quota 100, opzione donna e pensione di vecchiaia

La quota 100 e l’opzione donna sono due forme di pensione anticipata che hanno in comune un aspetto: chi ne fa richiesta accetta una decurtazione sull’importo della pensione, a patto di poter anticipare l’uscita e smettere di lavorare prima. In alcuni casi il dubbio è proprio questo: il gioca vale la candela? Quanto tempo prima di va in pensione con quota 100 e opzione donna e a quale prezzo?

“Ho 59 anni (60 a ottobre), settimane di anzianità contributiva 1832. Ho chiesto e posso andare in pensione già quest’anno con opzione donna ma con una consistente diminuzione di pensione o nel 2022 con quota 100.

Ma se non facessi nulla quando potrò andare in pensione?
Grazie per l’attenzione
In attesa cordialmente saluto”

Pensione di vecchia statali: quando si può smettere di lavorare?

La pensione di vecchiaia nel 2019 richiede 67 anni (salvo possibilità di rientrare nel blocco dell’aumento per lavori gravosi), indipendentemente dal genere (più eventuale aumento dei requisiti legato ad adeguamento per aspettativa di vita Istat). Se la lettrice decide di attendere la pensione di vecchiaia per non subire la decurtazione sull’assegno, dovrà quindi attendere almeno 7 anni.

Opzione donna o quota 100?

Meglio aderire all’opzione donna nel 2019 o attendere tre anni per poter uscire con la quota 100?

La decurtazione dell’assegno in media oscilla tra il 25% e il 35%, ma ci sono casi in cui la penalizzazione può essere anche maggiore.

La portata del taglio infatti va calcolata in modo personale e può dipendere dall’età della lavoratrice, dallo stipendio e dall’anzianità contributiva maturata.

Per la pensione quota 100 invece non sono previsti tagli. Quando si parla di “perdita” quindi, questa va intesa più propriamente come “mancato guadagno”. Infatti smettere di lavorare prima inevitabilmente significherà versare meno contributi e contare su un coefficiente di trasformazione più basso. La penalizzazione risultante sarà inferiore se la maggior parte delle annualità è stata calcolata tramite sistema retributivo.

 

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