Ascoltare il personale della scuola per gettare le fondamenta de “La Nuova Scuola”. Lettera

di redazione
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Inviato da Antonio Deiara – Viviamo nel tempo sospeso dei “parlanti-non-udenti”. Troppe persone sentono l’insopprimibile bisogno di esprimere osservazioni, pareri, giudizi su tutto e tutti, al di là della dimensione professionale e della cultura personale.

La Scuola non è certo estranea a tale fenomeno. L’istruzione presuppone due coordinate: comportamento e apprendimento.

Comportamento significa rispetto professore-alunno e alunno-professore, rispetto alunno-alunno attraverso le parole (corrette e non offensive), i gesti (ragionati e non violenti) e la collaborazione (chi è più bravo può aiutare i meno bravi). Il docente si pone quale “modello” di comportamento nei confronti degli allievi, per esempio spegnendo il suo cellulare all’ingresso in aula ed esigendo da parte loro una pari operazione. Il “bravo insegnante” dà la parola ai singoli scolari, ascolta con attenzione i diversi interventi e risponde nel merito a tutti gli interlocutori. Parallelamente, il “bravo studente” resta in silenzio e presta la massima attenzione alle proposte didattiche del Maestro.

L’apprendimento richiede la fiducia della famiglia dell’alunno e dell’alunno stesso nei confronti dell’insegnante. Al tempo della presunta “onnipotenza acculturatrice” dello smartphone, confondere la potenza dei dati con gli strumenti di comprensione dei dati stessi pone in una situazione di pericolo mortale il processo d’apprendimento. L’idolatria di Internet genera la società dell’ignoranza globalizzata. Si diventa Maestri quando si possiedono la passione per la propria professione, la profonda conoscenza della disciplina insegnata e la capacità di utilizzare la didattica, “l’arte di rendere semplici le questioni complesse”. Sostiene il filosofo Byung Chul Han: “L’attuale massa di informazioni agisce deformativamente. (…) Il pensiero ha bisogno di silenzio.”.

Al dibattito pedagogico-didattico del secondo dopoguerra, concretizzato con le norme per la Scuola Media unificata (Legge 1859/62), l’integrazione dei diversamente abili (L. 517/77), i Nuovi Programmi della Scuola Media (D.M. 9/79) e quelli delle Elementari (1985) e della Materna (1991), è seguita una serie di controriforme di ispirazione aziendalistica. Le Leggi 53/03 (Moratti), 169/08 (Gelmini), 107/15 (Giannini) e il D.Lgs 62/17 (Fedeli) hanno progressivamente minato la Scuola che curava la formazione dell’uomo e del cittadino, distrutto il rispetto dei ruoli di docenti-alunni-genitori, tollerato il bullismo e l’ignoranza. Urge far silenzio, ascoltare docenti, dirigenti e Ata esperti di meccaniche scolastiche, gettare le fondamenta pedagogico-normative de “La Nuova Scuola”.

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