Ascoltare i bambini per non lasciarli soli: ecco la comunità classe!

di redazione

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Pubbliredazionale Edises – “È faticoso ascoltare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.”

Janusz Korczak, medico e maestro ebreo polacco che accompagnò i suoi bambini fino al lager

Oggi – dopo avervi proposto nelle scorse settimane una riflessione sulla pedagogia dell’ascolto vista da Franco Lorenzoni – noi di Occhicielo vogliamo ancora restare allacciati al tema dell’ascolto. In particolare, di quello che dedichiamo – che dobbiamo dedicare – ai nostri piccoli. E quando parliamo di “nostri piccoli” non intendiamo soltanto quegli individui in miniatura che animano le nostre case sicure, e riempiono di fierezza i nostri sguardi di genitori, nonni, zii, insegnanti innamorati della loro “bellezza”. Quando parliamo di “nostri piccoli” intendiamo un gruppo più grande, molto più grande, intendiamo tutti, ma proprio tutti, i bambini del mondo.

Perché i bambini, tutti i bambini, sono “nostri” per la possibilità insita nel loro stesso essere di costituire il futuro di ciascuno di noi, il futuro dell’essere umano e, ancor di più, il futuro dell’Umanità, intesa non soltanto come insieme di uomini, ma piuttosto come una grande idea, anzi, un ideale, che racchiude il meglio di ciò che la nostra mente e i nostri comportamenti possono produrre.

Di Umanità c’è un gran bisogno oggi, e non serve navigare sui Social tempestati di storie e immagini strazianti con protagonisti diversi accomunati da uno stesso destino di solitudine, disinteresse, violenza, abbandono, indifferenza, per averne la certezza. È sufficiente trascorrere qualche ora per strada, in un parco frequentato da bambini, nella sala d’attesa di un medico di base, per tastare con mano, lontani da ogni realtà virtuale o fake news, la dis-Umanità paurosamente dilagante.

In questo mondo in cui indignarsi è orribilmente facile per i più svariati motivi, oggi, in questo inizio di luglio del 2018, lo sguardo di Occhicielo è fisso sui bambini soli e abbandonati. E non solo quelli che muoiono in mare, ma tutti i bambini soli e abbandonati: i figli per i quali non riusciamo a trovare il tempo, gli alunni che non stanno al passo, i figli degli altri, quelli lontani, quelli diversi, quelli che annegano, quelli che restano a galla, ma continuano a non contare niente in una vita in cui hanno valore solo i risultati, i bisogni, gli obiettivi da raggiungere, il tempo da organizzare per non fermarsi mai a parlare e, ancora più mai del mai, ad ascoltare.

Ascoltare i bambini per conoscere quello che sentono, ascoltare i bambini per creare con loro e tra loro una relazione, ascoltare i bambini per costruire intorno alle loro spalle delicate e fiduciose la protezione di una comunità. Una comunità classe, come quella di cui ci parla Antonella Meiani nell’articolo che ha scritto per il nostro blog. Una comunità mondo aggiungiamo noi, fatta di tante comunità che si uniscono tra di loro fuse insieme da un ideale comune: salvaguardare il nostro futuro, difendere la nostra Umanità, proteggere i nostri bambini. Prima di tutto, ascoltandoli.

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