Arriva il mobility manager, Anief: per i docenti un ulteriore carico di lavoro senza compensi e che dovrebbero svolgere altri

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Si è svolto oggi l’intervento, voluto dal ministero dell’Istruzione, per la presentazione delle Linee Guida sulla nascente figura del mobility manager, ai sensi della Legge 221 del dicembre 2015 si tratta di individuare una figura all’interno degli istituti con il compito di coordinare iniziative per la mobilità sostenibile in ambito scolastico.

“Il tutto – scrive la rivista Orizzonte Scuola – senza riduzione di orario per il docente rispetto al proprio orario di servizio e senza che tale incarico possa essere retribuito. Il decreto, infatti, prevede espressamente che l’attuazione di tale figura deve avvenire senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Anief si dice sin da subito fortemente contrariata da questa decisione, imposta a costo zero e senza possibilità di svolgere l’incarico durante il proprio orario di servizio.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “la mancanza di economie dedicate, la mancanza di esonero dal servizio, la mancanza di esonero dalla responsabilità per mansioni al di fuori della stretta competenza scolastica, nonché la discrepanza tra esigenze di spazi e tempi per il distanziamento anticovid e le esigenze di diminuire l’impatto ambientale limitando il numero di mezzi pubblici, rischiano di creare un sovraccarico di lavoro non retribuito e non riconoscibile che dovrebbe essere in capo agli enti locali, più che agli istituti scolastici”.

Il Ministero dell’Istruzione ha dunque oggi presentato le linee guida alle organizzazioni sindacali in merito al mobility manager scolastico. L’istituzione di questa figura, secondo la bozza presentata dall’Amministrazione, è finalizzata a promuovere nelle scuole la mobilità sostenibile per fare in modo che anche l’agire quotidiano della comunità scolastica possa contribuire a raggiungere attività utili a favorire la mobilità sostenibile.

Gianmauro Nonnis, vicepresidente Anief, esprime forti dubbi per le modalità prescelte dall’amministrazione: “fermo restando che si è d’accordo con tutte le attività che portano la scuola al centro della comunità in cui è inserita – dice il sindacalista – restano notevoli le criticità che rischiano di mettere ulteriormente in crisi gli istituti, tra questi i criteri di individuazione e nomina da parte del dirigente scolastico, si da un lato si è d’accordo con la componente volontaria della individuazione, dall’altro la stessa può stridere con le competenze in materia di mobilità del personale individuato, pertanto si dovranno necessariamente attivare dei corsi di formazione in materia specifica e questo stride a sua volta con l’aspetto dei costi per lo stato, che la legge 221 impone sia senza maggiori oneri. Mai si vorrebbe dover ricorrere alla retribuzione con fondi di istituto ricordando che i fondi di istituto servono per l’offerta didattica legata ai PTOF su base triennale, che tale figura non la prevedono”.

Secondo l’ingegnere Natale Saccone, “alla luce dell’incontro odierno tra il Ministero dell’Istruzione, rappresentato dal direttore del dipartimento, il dottor Antimo Ponticello, congiuntamente al dirigente Paolo Sciascia ed i sindacati rappresentativi, si prendono le distanze dalle Linee Guida ministeriali presentate per favorire l’istituzione in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nell’ambito della loro autonomia amministrativa e organizzativa, della figura del mobility manager scolastico: la sua introduzione, prevista ai sensi dell’art. 5, comma 6, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, non prevede infatti una serie di punti. Come i criteri di individuazione della figura a scuola; le competence legate ad un processo formativo specializzante; l’impegno orario oltre il servizio; la nomina a cura del dirigente scolastico.

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