Aprire il capitolo delle pensioni per i giovani: basse retribuzioni e incertezza lavorativa all’ordine del giorno. Studenti in piazza con i lavoratori

di redazione
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La Rete degli Studenti Medi e l’UDU sono scese in piazza da Torino a Palermo, insieme alla CGIL, per rivendicare un sistema pensionistico che sappia finalmente tener conto delle esigenze dei lavoratori di domani.

Dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi: “Siamo qui in piazza come studenti, come attuali e futuri lavoratori, come futuri pensionati, ma sia chiaro siamo qui in piazza insieme ai lavoratori e ai pensionati di questo paese. Rifiutiamo da subito un’idea per la quale i nostri diritti e le nostre conquiste debbano andare a discapito di qualcuno, che la nostra felicità e il benessere della nostra generazione debbano fondarsi sui sacrifici di altre generazioni. Siamo arrivati qui anche grazie a loro, siamo gli studenti che si sono permessi i libri da leggere o le gite o le vacanze proprio grazie alle pensioni dei nonni che sono diventate sempre più uno strumento di welfare familiare. Per questo siamo felici di essere in questa piazza, in cui giovani, lavoratori e pensionati sono  insieme perché credono che l’alternativa di un paese più equo per tutti sia la strada da perseguire.

Continua Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: “Abbiamo di fronte una legge di bilancio che non parla ai giovani. Mancano investimenti strutturali nel diritto allo studio, la risoluzione della disoccupazione giovanile viene lasciata agli effetti effimeri che avranno la defiscalizzazione delle assunzioni per le imprese e in più, nel momento in cui il governo doveva porsi il tema di risolvere la futura situazione previdenziale di una generazione precaria, se ne lava le mani. Rimaniamo in mano con bonus e manovre spot e nuove promesse elettorali. Aprire immediatamente il capitolo delle pensioni per i giovani è fondamentale. La discontinuità, le basse retribuzioni, l’incertezza retributiva sono diventate condizioni strutturali del mercato del lavoro, e non soltanto situazioni relegate all’inserimento. Per questo si devono prevedere immediatamente delle misure adeguate” .

Concludono Manfreda e Marchetti: “Vogliamo risposte da un paese che per troppo tempo ci ha lasciati inascoltati, che per troppo tempo non ha pensato a noi e ci ha costretti ad emigrare. Vogliamo poter avere tutti i diritti e le tutele che ci permettano di guardare al futuro avendo una prospettiva

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