Aprea (Forza Italia): “Subito stabilizzazione dei precari con anni di servizio. Dopo formare nuove generazioni di docenti con un percorso ad hoc” [INTERVISTA]

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Per approfondire il tema del reclutamento, abbiamo intervistato Valentina Aprea, deputata di Forza Italia, che presenta il punto di vista del proprio partito sulla questione. Ma anche sulla retribuzione degli insegnanti, sul recovery plan e sul rientro in classe.

La questione reclutamento dei docenti sta facendo scricchiolare l’ampia maggioranza di Governo: le posizioni sono polarizzate e vedono il Movimento Cinque Stelle che insiste sui concorsi ordinari e la Lega invece, proporre un concorso riservato per titoli e servizi allo scopo di stabilizzare i precari. Le altre forze politiche si schierano in modo più o meno velato per una soluzione o per un’altra. Parte del Pd sembra appoggiare la stabilizzazione di matrice leghista mentre Italia Viva sarebbe propensa a non bypassare la selezione dei concorsi ordinari.

In questo quadro si inserisce anche il decreto 44/2021 del ministro Brunetta, che prevede un nuovo corso per i concorsi pubblici che dovrebbe ricomprendere anche il comparto scuola. Al momento, però, non si sa molto in verità su questo tema e dunque non possiamo sbilanciarci col dire che anche per la scuola varranno subito le stesse regole, specialmente su quelli già banditi.

Per approfondire il tema del reclutamento, abbiamo intervistato Valentina Aprea, deputata di Forza Italia, che presenta il punto di vista del proprio partito sulla questione.

Sembrano esserci divergenze all’interno dell’ampia maggioranza dato che il M5S vorrebbe proseguire con i concorsi ordinari mentre la Lega e anche il Pd vorrebbero una stabilizzazione per titoli e servizi dei precari. Qual è la posizione di Forza Italia?

Occorre prendere atto che percentuali sempre più ampie di docenti in servizio nelle scuole sono attualmente precari, cioè docenti che di anno in anno vengono assegnati su posti vacanti maturando un servizio effettivo che in molti casi arriva o supera il decennio. Questa situazione, che riguarda in modo drammatico anche gli insegnanti di sostegno, si è determinata soprattutto per carenza di meccanismi certi di ricambio generazionale nella formazione iniziale, selezione e reclutamento dei docenti. Si tratta di una realtà unica che non può essere affrontata con la modalità della selezione per concorso. Richiede, invece, una soluzione che tenga conto degli anni di servizio maturati da questi docenti. Per queste ragioni, Forza Italia ha proposto al Ministro Bianchi l’attivazione di concorsi riservati per i docenti precari, nel numero che il MEF indicherà, che prevedano l’accesso in base agli anni di servizio a corsi-concorsi della durata di 1 anno con valutazione finale per la stabilizzazione. L’obiettivo è duplice: riconoscere a questi docenti l’esperienza maturata ridando motivazione con l’immissione in ruolo e nello stesso tempo formarli alle nuove sfide della scuola del terzo millennio, fra queste quello di superare il gap di competenza digitale dei docenti italiani (digital divide).

Il dibattito comprende anche il nuovo decreto Brunetta che riguarda i concorsi pubblici: in molti ritengono che la nuova formula, anche per la scuola, andrebbe a penalizzare i giovani docenti e i neolaureati. Sarà così?

Il Decreto Brunetta non riguarda esplicitamente il settore della scuola, proprio perché la selezione e il reclutamento dei docenti sono di competenza del Ministero dell’Istruzione, che effettua queste scelte di concerto con il MEF e la Funziona Pubblica. Certamente, l’impulso alla modernizzazione e alla velocizzazione della selezione e dell’assunzione dato dal Decreto Brunetta, potranno costituire un valido modello per i concorsi scolastici quando verranno autorizzati. 

Quindi per i giovani e i neolaureati cosa è previsto, al momento, per quanto riguarda la scuola?

Chiusa la partita dei concorsi riservati ai docenti precari, occorre prevedere percorsi di formazione iniziale al passo con i tempi. Forza Italia propone, per questo, di formare una nuova generazione di docenti nelle lauree magistrali con valore abilitante per l’acquisizione delle competenze disciplinari, pedagogiche, didattiche, relazionali e comunicative e di investire in un nuovo reclutamento fondato sulle autonomie scolastiche attraverso albi professionali regionali e carriere dei docenti, a partire dalla selezione dei docenti tutor indispensabili per la personalizzazione dei piani di studio. Il ruolo dell’insegnante risulterà sempre più modificato: il suo compito deve diventare quello di guidare lo studente nell’apprendimento attivo e nella realizzazione di compiti complessi (insegnante tutor/coach). Il tempo scuola non deve essere più utilizzato solo per spiegare e interrogare, ma diventa un tempo impiegato per svolgere attività di ricerca e di problem solving per costruire in modo personalizzato e creativo la conoscenza, sollecitando attraverso le tecnologie le diverse forme di intelligenza degli studenti.

 

Il mese scorso è stato siglato il patto per l’innovazione del pubblico impiego che prevede aumenti stipendiali per i lavoratori. Trova che siano adeguati i fondi stanziati per i lavoratori della scuola? Ricordiamo che i docenti italiani, ad esempio, sono fra i meno pagati d’Europa.

Rispetto agli aumenti stipendiali per i lavoratori della scuola sono certa che il Governo Draghi farà il massimo prevedendo anche in questo caso una svolta nelle retribuzioni che devono tendenzialmente raggiungere i livelli stipendiali europei, soprattutto se saranno introdotte forme di preparazione sempre più qualificata per l’accesso al ruolo e sviluppi di carriera.

Con il Recovery Plan ci saranno interventi per la scuola. Lo stesso Draghi lo ha ribadito. Quali devono essere secondo lei le priorità per il settore?

Per il Recovery Plan, Forza Italia ha presentato una proposta dettagliata di interventi per la scuola che abbiamo riassunto in 6 punti: a scuola di futuro per una crescita innovativa e sostenibile; a scuola sempre connessi; a scuola con una nuova generazione di docenti sempre più tutor e sempre più coach; a scuola in libertà per il pluralismo educativo e la libertà di scelta delle famiglie; a scuola dei lavori 4.0 per raccordare l’innovazione alla formazione; a scuola in sicurezza per prevenire il contagio da Covid e studiare senza sospensioni. Ognuno di questi punti indica le soluzioni e gli investimenti (circa 20 miliardi) per superare le tre sfide di grande attualità: emergenza sanitaria, emergenza educativa ed emergenza occupazionale nei settori tecnologici.

Pensa ci siano i margini per chiudere l’anno scolastico in presenza per tutti gli studenti? Una mozione è stata approvata in parlamento su questo tema…

Forza Italia ha chiesto al Ministro Bianchi, che ha dato parere favorevole alla Mozione, di intervenire rapidamente con azioni coerenti e conseguenti. Ritornare ad apprendere in presenza, infatti, si può ma occorre un grande lavoro, per trasformare i luoghi, i modi e i tempi dell’apprendimento ed una grande concertazione con i servizi sanitari, con gli Enti Locali, con il CTS che deve essere in grado, una volta per tutte, di fornire in tempo reale i dati del contagio e infine, occorre che all’INDIRE e all’INVALSI sia affidato il compito di monitorare, giorno per giorno, l’andamento e la qualità degli apprendimenti degli studenti in situazione di emergenza. Vanno finalmente previsti veri e propri presìdi sanitari territoriali di natura scolastica, a partire dal medico scolastico, capaci di monitorare l’eventuale diffusione del contagio e prevenirlo ed occorre completare nel più breve tempo possibile il Piano di vaccinazione degli insegnanti e predisporre tracciamenti e tamponi, anche a campione, per gli studenti. Vanno sempre garantiti, inoltre, i dispositivi di sicurezza e va garantita, ribadisco, una maggiore sicurezza nei servizi del trasporto da e per la scuola. 

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