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Approcci didattici per alunni con DSA e non. Il metodo FOL

Gli alunni con i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia ecc…) hanno comunemente problemi con l’elaborazione o la lettura dei testi, o nella grammatica e nella sintassi degli stessi, ma anche nei calcoli e nella semplice scrittura.

Tali problematiche vengono affrontate sin dalla scuola primaria, con alcune metodologie didattiche volte ad aiutare questi alunni ad appropriarsi in maniera corretta degli elementi fondamentali della nostra lingua.

Tra queste, alcune affondano le radici nella letteratura della psicologia – essendo i problemi succitati di matrice non solo fisiologica bensì anche cerebrale -come la FOL.

Cos’è il FOL

FOL è un acronimo che sta per “Fonologico-ortografico-lessicale”: si tratta di un metodo il cui scopo è far acquisire agli alunni i processi di decodificazione/codificazione della lingua sulla base di un modello teorico sviluppato nell’ambito della neuro-psicologia cognitiva.

Tale modello consente l’apprendimento della lettura e della scrittura attraverso l’uso di strategie fonologiche, alfabetiche, ortografiche, lessicali e metacognitive.

I modelli teorici

Gli studi della neuropsicologia cognitiva su pazienti con disturbi post-traumatici hanno permesso di costruire un modello di lettura chiamato “modello a due vie”, che sono:

– la via visiva (lessicale diretta),

– la via fonologica (non lessicale).

Queste due vie vengono poi riprese negli studi successivi degli psicologi Uta Frith (1985) e Seymour (1985),che le vedono come modalità tipiche di ciascuna fase di cui si compone il processo di lettura.

Esso, secondo i due studiosi, prevedrebbe 4 stadi dipendenti fra di loro:

1- stadio logografico (sviluppo di un vocabolario visivo che interessa un ristretto insieme di parole. Questa strategia di apprendimento permette il riconoscimento della parola sulla base delle sue caratteristiche grafiche, ovvero fisiche. Il bambino acquisisce pertanto la capacità di riconoscere le parole, ma in un numero limitato: la lettura è di tipo visivo);

2- stadio alfabetico: il discente inizia a costruire lentamente il meccanismo di ri-codificazione fonologica – impara cioè a segmentare corretta­mente la parola stimolo nelle lettere che la costituiscono, e ad associare a ciascuna lettera (grafema – che è visivo e dunque presuppone la via lessicale) il corrispondente suono (fonema – che invece non è visivo e dunque presuppone la via non lessicale);

3- stadio ortografico, che si raggiunge verso i 7 anni, e implica l’ac­quisizione della capacità di segmentazione fonemica;

4- stadio lessicale. Qui l’alunno si stacca dalla necessità di utilizzare i processi parziali e impara a lavorare su unità visive globali.

Il modello, presupponendo degli stadi, ipotizza che ognuno dei 4 sia propedeutico all’altro: il problema nasce, negli alunni con DSA, poiché questi non hanno un precisa padronanza di ogni stadio, e quindi non sono in grado di passare con semplicità da uno all’altro.

Oppure, a volte, sono semplicemente rallentati nel raggiungere i vari stadi.

Metodologia

Per ovviare alle difficoltà dei DSA summenzionate, il metodo FOL presuppone uno “spezzettamento” del testo nelle varie componenti, in modo da ricostruire i vari stadi della padronanza del linguaggio che dovrebbero essere raggiunti già durante la scuola primaria.

Quanto appena detto si traduce, dal punto di vista metodologico, nella somministrazione, all’alunno, di alcune schede – l’una propedeutica all’altra, in un’ottica di difficoltà crescente – grazie a cui si articola un percorso di apprendimento basato sull’integrazione di scrittura e lettura.

Prima si parte, quindi, dalla codifica delle singole lettere, per arrivare alle sillabe e solo infine alle parole – in modo tale che l’alunno sviluppi competenze ortografiche e poi lessicali.

Tale procedimento può essere adottato sia dall’insegnante di sostegno, in sede di insegnamento individuale, che dall’insegnante curriculare – magari in un “ripasso” di classe, collettivo – che aiuti anche l’alunno con DSA a minimizzare il suo disagio riguardo alle difficoltà ches sperimenta nell’apprendere.

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