Apprendimento divergente, traduttivo e contrastivo. Il valore dell’incontro-scontro

di Myriam Caratù

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Sono queste le tre le modalità che garantiscono all’alunno il possesso culturale, ovvero quella decontestualizzazione delle conoscenze che permette di acquisire una predisposizione all’apprendimento permanente, nonché una serie di vantaggi sotto il profilo della conservazione, della trasmissione e della fruizione della conoscenza.

Apprendimento traduttivo

Il primo tipo di apprendimento si discosta dagli altri due perché rappresenta un vero e proprio trasferimento (traduzione: dal latino tradere, ovvero “trasportare di là”) o trasposizione di metodi, contenuti, regole e modelli interpretativi da un contesto all’altro.

È dunque la capacità di valorizzare la similitudine, l’analogia, le forme simboliche e la diversità, con un approccio improntato alla mediazione e all’incontro, a cui la divergenza e il contrasto sono estranei.

Un alunno o un’alunna caratterizzato/a da questo tipo di pensiero è dunque molto incline a creare intersezioni tra materie e collegamenti interdisciplinari, avendo un senso dell’olismo e dell’astrazione particolarmente spiccato e, a volte, incline al pragmatismo nel ricercare soluzioni velocemente.

Apprendimento divergente

L’importanza del pensiero divergente sta nel ricercare soluzioni creative a determinati problemi.

Se il pensiero convergente – a cui il primo si contrappone diametralmente – cerca di imboccare la strada più “battuta” per raggiungere la meta nel problem solving, quello divergente spesso può essere visto come il pensiero del “Bastian contrario”.

Tuttavia, ciò non deve indurre in considerazioni affrettate circa la bontà o la qualità di tipo di pensiero, lasciando che si crei un pregiudizio verso chi lo adotta.

Molto spesso quest’ultimo è, infatti, l’alunno che esce fuori dai canoni della maggioranza, e in un gruppo di pari è molto probabile che verso di lui si crei – seppur involontariamente – una sorta di coalizione contraria, composta da altri studenti della classe.

Non di rado, in effetti, l’apprendimento di tipo divergente viene etichettato come improbabile, effimero, inconcludente.

Il docente, tuttavia, non può tollerare e dovrebbe scongiurare tale tipo di classificazione sommaria.

Un alunno che, infatti, dimostra di avere un pensiero di tipo divergente è un ragazzo o una ragazza con una forte consapevolezza del nesso io-Mondo, e soprattutto dalla spiccata maturità e padronanza della sfera cognitiva.

Talenti, questi, che devono essere coltivati dall’insegnante perché egli o ella possa sviluppare un proprio personale concetto di leadership e adottarlo a modello per il futuro.

Apprendimento contrastivo

A differenza dell’apprendimento divergente, che adotta quel che si potrebbe chiamare “lateral thinking”, e di quellotraduttivo, che cerca analogie e punti in comune tra contesti (es. tra culture: da qui il lavoro del mediatore-traduttore), l’apprendimento contrastivo si basa sulle differenze tra i dati a disposizione, perché l’alunno possa assimilarli.

Un esempio eclatante è la frase di una bambina di otto anni, citata da J.S. Bruner (“Verso una teoria dell’istruzione”, 1967): “Si, d’accordo: 4×6 corrisponde a 6×4, in quantità. Ma un uomo povero non è un pover’uomo!”.

Questa intuizione si basa appunto sulla differenza dell’accezione di “povero” a seconda del contesto: la bambina percepisce dunque un contrasto tra “uomo povero” e “pover’uomo”, e tale contrasto, secondo Bruner, è un vero e proprio strumento didattico.

Si pensi infatti a quei ragazzi cui, alla maturità, viene chiesto di descrivere le caratteristiche fondamentali del romanticismo, e hanno difficoltà nel farlo.

Probabilmente, alla domanda “Quali sono le differenze principali tra il classicismo e il romanticismo?”, effettuando un paragone, tali alunni (evidentemente caratterizzati da un tipo di apprendimento contrastivo), riescono a rispondere con facilità.

Puntare dunque sulle differenze tra contesti in un continuum spazio-temporale è una caratteristica propria di questo tipo di pensiero, che il docente può e dovrebbe valorizzare con strumenti appositi.

Essi potrebbero essere ad esempio la creazione di timeline, o di tabelle comparative, in definitiva molto utili per un ripasso: collettivo (di tutta la classe) o individuale.

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