Apprendere richiede sforzo. Lettera

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Inviato da Francesco Cutolo – L’apprendimento in qualunque caso richiede sforzo. Infatti richiede la mobilitazione di conoscenze, abilità ed atteggiamenti.

Mobilitare quindi è sinonimo di sforzo. I bambini sono sempre più pigri e si muovono il minimo indispensabile all’interno di saperi precostituiti che le stereotipie di programmi standardizzati e ripetitivi finiscono per esasperare. Se non obblighiamo i piccoli ad uscire dalla zona di confort li destiniamo all’insuccesso sociale all’insipienza educativo-formativa.

La zona prossimale di apprendimento richiede di essere allargata secondo criteri qualitativi e non solo quantitativi. I bambini dovrebbero avere riferimenti saldi, genitori presenti, dieta equilibrata, sonno a sufficienza, uscire per vivere l’ambiente, muoversi, correre, inciampare, cadere e rialzarsi, ricevere dei no, cantare, imparare a suonare uno strumento musicale, anziché essere rinchiusi in ‘spazi digitali’ gestiti da babysitter impropri sottoforma di giochi e contesti virtuali.

La scuola, da parte sua, deve essere attraverso i suoi docenti un riferimento forte e coerente: né parziale né imparziale semplicemente luogo di formazione, fucina di idee, baluardo di buonsenso, accoglienza e di regole. Già le regole.

Nota assai dolente. Tutti si dichiarano favorevoli e tendenzialmente rispettosi quando sono applicate agli altri, salvo ricredersi quando qualcuna interviene a delimitare le proprie credenze, il proprio spazio d’azione. Eppure un sistema formativo e le istituzioni che lo rappresentano dovrebbero ben sapere che non esistono regole giuste o ingiuste, una regola va rispettata e basta, per coerenza, per dignità personale e istituzionale; per l’esempio che il rispetto comporta, per l’effetto pigmalione che è capace di generare. Ma aimè non è così. È estremamente più semplice adeguarsi al ribasso, sottrarsi, trafficare, giustificare, assolversi e rendersi finanche eticamente discutibili pensando che i bambini non guardano, senza accorgersi che sia pur in maniera subliminale, tutto ciò intacca, solca e condiziona il loro io profondo.

A volte verrebbe da gridarlo non è così che funziona. Non è su questi valori che si fonda un’esistenza accettabile. Educare non è giocare a carabola dove una sponda può mettere la pallina in buca, non è neanche un videgame dove una vita persa è riconqustabile col gettone successivo. Educare è innanzitutto coerenza è un impegno dove tutti, ma proprio TUTTI, sono chiamati a fare la propria parte o a farsi da parte, senza se e senza ma, è tollerabile il forse, come gesto intelligente di messa in discussione.

L’esempio, anche ai tempi della società liquida, del tripudio dell’usa e getta per quanto riguarda la cultura e la formazione, resta lo strumento più potente nelle mani di educatori (genitori, insegnanti, ecc.) consapevoli.

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