Appello dei genitori alla politica: soluzione definitiva per la parità scolastica

Di Lalla
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Il Consiglio Nazionale dell’AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) ncia un appello ai candidati ed ai partiti in vista delle prossime elezioni politiche: che l’educazione delle nuove generazioni diventi una priorità a cui destinare attenzione, risorse umane, investimenti economici.

Il Consiglio Nazionale dell’AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) ncia un appello ai candidati ed ai partiti in vista delle prossime elezioni politiche: che l’educazione delle nuove generazioni diventi una priorità a cui destinare attenzione, risorse umane, investimenti economici.

Vanno riviste radicalmente le priorità, per il bene del Paese. Serve una politica che abbia come riferimento un orizzonte più ampio rispetto alla problematiche contingenti ed è soprattutto restituendo all’impegno educativo la centralità dovuta, che sarà possibile dare speranza in un futuro di sviluppo e di vita buona per tutti. Per recuperare la possibilità di educare veramente occorre costruire un contesto sociale in cui: si favorisce la vita, per cui mettere al mondo dei figli torna ad essere un comportamento sociale apprezzato e sostenuto da tutta la società; si valorizza e promuove la famiglia per rafforzare la coesione sociale del Paese; si riconosce in modo sostanziale la libertà di educazione, per garantire a tutti i genitori il diritto costituzionale di scegliere scuole ed agenzie educative ritenute adatte ai propri figli.

Oggi, purtroppo, questa libertà è riservata solo a pochi. Lo Stato assegna briciole di finanziamento alle scuole paritarie e pertanto le famiglie meno abbienti non possono in realtà operare la loro scelta in libertà. Il Parlamento Europeo ha indicato, ancora una volta nel dicembre scorso, ai paesi membri dell’Unione Europea la strada del sostegno economico in misura equivalente tra statali e non statali. Chiediamo che anche l’Italia si muova risolutamente in questa direzione. Tante famiglie di modeste condizioni economiche – almeno l’8% dei genitori secondo una recente ricerca – vorrebbero iscrivere i loro figli a scuole paritarie, ma non possono permetterselo.

L’azione educativa, che non può esistere senza libertà, è insostituibile per rigenerare nel Paese cultura e senso morale e richiede una forte assunzione di responsabilità da parte dei genitori in primo luogo, ma anche della scuola con i suoi insegnanti, nonché della classe politica e amministrativa a cui, con le parole del card. Bagnasco: “Chiediamo di dare ragione della centralità della scuola, con lucidità e lungimiranza, adottando decisioni di equità e di giustizia rispetto a tutte le esperienze proficuamente attive, dalla scuola materna all’università, valorizzando anche il patrimonio della scuola cattolica e sostenendo il diritto dei genitori di scegliere l’educazione per i propri figli. Senza considerare che ogni volta che una scuola paritaria è costretta a chiudere, ne deriva un aggravio economico per lo Stato e una ferita per la scuola nel suo insieme”.

E’ arrivato il momento di abbattere gli steccati ideologici, ancora esistenti, tra scuola statale e paritaria, e trasformare, secondo un’offerta diversificata, un sistema di istruzione ancora statalistico e centralista. Al centro delle politiche scolastiche va posta la persona e ogni famiglia deve essere salvaguardata nel diritto, sancito dalla Costituzione italiana, di esercitare una reale libertà di scelta educativa nel rispetto del suo primario e inalienabile diritto-dovere di istruire ed educare. E’ necessario che tutta la classe politica abbia consapevolezza delle norme costituzionali che rendono cogente sia la piena attuazione della libertà dei genitori, sia il riconoscimento, giuridico ed economico, del carattere pubblico del servizio offerto anche dalle scuole paritarie e dai Centri di formazione professionale.

Le decisioni sul sistema educativo di istruzione e formazione debbono essere escluse, esplicitamente e in modo condiviso, dalla logica dello scontro politico che ha segnato la seconda Repubblica, perché la formazione è un bene comune da salvaguardare e sviluppare soprattutto di fronte alla grave emergenza educativa delle società odierne e perché l’esperienza ha mostrato che gli effetti delle riforme sono visibili solo nel lungo tempo. Per questi motivi occorre individuare punti di intesa sugli snodi fondamentali, e impegnarsi a raggiungere e mantenere l’accordo fino a che gli obiettivi siano stati raggiunti.

Questi gli obiettivi prioritari che devono essere perseguiti unitariamente da parte di tutte le forze politiche per attuare un rinnovato sistema scolastico, che dia spazio ad una vera sussidiarietà:

  • autonomia dei singoli istituti scolastici attribuendo alle scuole poteri reali in materia di organizzazione del curricolo e utilizzo delle risorse umane e finanziarie, realizzando così un sostanziale superamento del monopolio statale dell’istruzione e dando spazio e significato alla comunità come dimensione dotata di propria soggettività;
  • piena attuazione della parità fra scuole statali e non statali che realizzi le condizioni per il diritto di scelta delle famiglie;
  • ampliamento a tutte le Regioni del sistema pluralistico di istruzione e formazione professionale;
  • sistema di valutazione nazionale efficace.
  • valorizzazione professionale degli insegnanti, anche attraverso il merito, e un nuovo reclutamento che garantisca stabilità e continuità didattica del corpo docente;
  • governance della scuola che permetta un reale coinvolgimento dei componenti la comunità scolastica e del territorio;
  • rinnovamento del sistema di orientamento che consenta alla scuola di rispondere alla domanda delle persone e del mercato del lavoro.

In particolare riguardo alla parità va riconosciuto il fatto che il sistema della scuola non statale in Italia fornisce servizi indispensabili a tutti i cittadini, a partire dalle scuole dell’infanzia, che coprono oltre il 40% della domanda cui altrimenti lo Stato non saprebbe rispondere, fino agli istituti di grado superiore. Nel complesso, la scuola paritaria offre il servizio di istruzione ad oltre 1 milione di studenti.

L’AGeSC pertanto chiede che il nuovo Parlamento predisponga una soluzione legislativa definitiva per la parità scolastica, basandosi sul “costo standard” di ogni studente per livello di scuola e caratteristiche del territorio, nel quadro delle “norme generali sull’istruzione”.

In relazione al sistema di Istruzione e formazione professionale, l’AGeSC chiede che si promuova l’attività dei Centri di formazione professionale accreditati presso le Regioni, un ponte sempre più decisivo tra mondo della scuola e del lavoro per oltre 120mila studenti. Per far questo occorre:

  • stabilizzare i percorsi formativi triennali;
  • ampliare la possibilità del quarto anno formativo;
  • adeguare la contribuzione finanziaria con quota capitaria ad un costo analogo a quelli dei percorsi negli istituti statali;
  • promuovere la istituzione di CFP nelle Regioni dove questa offerta è assente e maggiore è la dispersione.

Infine per quanto riguarda le elezioni regionali previste in alcune regioni, l’AGeSC auspica che le nuove Assemblee e i nuovi governi regionali operino all’interno delle proprie competenze sulla scuola, che sono comunque significative, per sostenere il pluralismo dell’offerta scolastica e formativa mantenendo e consolidando strumenti che hanno dimostrato la loro efficacia (vedi dote scuola e dote formazione in Lombardia) o introducendone di nuovi laddove non ne esistono.

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