Appello al nuovo governo per il rilancio della scuola pubblica

di Lalla
ipsef

ANDIS – La drammatica situazione economica vissuta in queste settimane dall’Italia e dall’Europa, che ha portato alla formazione nel nostro paese di un Governo tecnico di emergenza, ha avuto ed avrà riflessi pesanti sul mondo della formazione ed esige scelte precise e rigorose, in termini di razionalizzazione della spesa, ma anche necessariamente in termini di rilancio dell’istruzione come volano della ripresa.

ANDIS – La drammatica situazione economica vissuta in queste settimane dall’Italia e dall’Europa, che ha portato alla formazione nel nostro paese di un Governo tecnico di emergenza, ha avuto ed avrà riflessi pesanti sul mondo della formazione ed esige scelte precise e rigorose, in termini di razionalizzazione della spesa, ma anche necessariamente in termini di rilancio dell’istruzione come volano della ripresa.

L’ANDIS ritiene che il nuovo governo, sia per la qualità delle risorse umane chiamate alla responsabilità della guida del paese, sia per il nuovo clima di dialogo che almeno in questa fase sembra essere subentrato tra le forze politiche, abbia la possibilità e il dovere di assumere iniziative immediate su precise priorità, alcune come quelle richiamate dalla stessa lettera di chiarimento inviata alla BCE.

a) Occorre puntare alla qualità attraverso il rilancio dell’autonomia scolastica come scelta di fondo di politica educativa, riprendendo con forza la tematica dell’assegnazione di risorse certe alle scuole in termini di personale (organico funzionale), di finanziamenti e, di converso, della valutazione del servizio e degli operatori.

b) Ciò comporta certamente la realizzazione in tempi certi e realistici del dimensionamento ottimale, secondo le proposte già formulate dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, ma contestualmente anche la valorizzazione piena della risorsa dirigenziale scolastica, che va riconosciuta a pieno titolo come tale e quindi equiparata sotto tutti gli aspetti a quella degli altri comparti dello Stato

c) Elemento essenziale di tale scelta prioritaria è l’urgente adozione di strumenti di valutazione del servizio, dei dirigenti e di tutti gli operatori scolastici, storica rivendicazione dell’ANDIS. Autonomia e dirigenza non esistono senza una valutazione del servizio, del personale e degli apprendimenti.

La valutazione del servizio e degli apprendimenti non può prescindere dalla definizione di standard, ormai possibile non solo sulla base della normativa più recente, ma anche dei criteri utilizzati nelle indagini internazionali. L’INVALSI deve essere messo nella condizione di svolgere rilevazioni attendibili e permanenti, approfondendo e migliorando le azioni degli ultimi anni, estendendo la ricerca anche alla sfera dei processi e alla determinazione del valore aggiunto; l’Amministrazione deve esplicitare i provvedimenti assunti nei confronti delle criticità rilevate.

La valutazione degli operatori non può essere confusa con una premialità rivolta a pochi e che non parta dalla definizione di un profilo professionale rinnovato e di indicatori chiari, rigorosi e rilevabili senza ricorso a procedure troppo complesse e costose. La valutazione dei docenti, così come quella dei dirigenti, deve essere rivolta a tutti e vanno definiti gli interventi assunti come sua conseguenza.

d) La valutazione dei docenti non deve, quindi, essere finalizzata a riconoscimenti economici “una tantum” ma alla costruzione di una vera e propria carriera che abbia come risultato l’affidamento di compiti e funzioni di coordinamento didattico ed organizzativo non sulla base di a meccanismi elettivi ma del riconoscimento di compiti e servizi effettuati e positivamente valutati. Snodo essenziale della professionalità docente va considerata la formazione in servizio, obbligatoria e condotta con criteri di sostegno alla progettazione e, prima ancora, il decentramento al livello più vicino possibile alle scuole dei meccanismi di assunzione.

e) Per quanto riguarda le questioni di ordinamento, è urgentissimo il rilancio di una riflessione sulla scuola di base, anche tenendo conto delle riflessioni condotte dalla Fondazione Agnelli sulla scuola secondaria di primo grado, a partire dai concreti problemi che sta provocando l’applicazione delle norme Gelmini nel primo ciclo e l’evidente contrasto tra le diverse indicazioni nazionali. Ciò appare tanto più urgente, quanto più si voglia concepire la generalizzazione degli istituti comprensivi del primo ciclo come risorsa per la costruzione del curricolo continuo.

f) E’ sotto gli occhi di tutti la fase di stallo in cui versa il riordino del secondo ciclo, sia a causa delle resistenze culturali e professionali alla costruzione di curricoli per competenze, sia per la mancanza di azioni di accompagnamento strutturate e capillari, sia per la mancanza di indicazioni chiare sulle modalità di accertamento e certificazione delle competenze, che costituisce la chiave di volta anche per la costruzione di un sistema credibile di formazione permanente. Occorre perciò che la valenza positiva delle indicazioni metodologiche contenute nelle Linee-guida del riordino degli istituti tecnici e professionali, l’introduzione delle opzioni e delle innovazioni organizzative, a partire dai Dipartimenti, vengano rese credibili con le necessarie misure di supporto. Su questo punto, come per le problematiche afferenti il primo ciclo, è essenziale un ascolto attento delle problematiche segnalate dai Dirigenti Scolastici.

g) Non va infine dimenticato che il processo di decentramento delle competenze gestionali dal Ministero alle Regioni deve trovare un’effettiva accelerazione, con la definizione precisa dei criteri di assegnazione delle risorse e delle modalità di verifica a livello centrale e , di converso, con la costruzione di momenti di partecipazione sostanziale delle scuole autonome alla formazione delle decisioni relative alla programmazione dell’offerta formativa sul territorio e al suo raccordo con le grandi scelte di sviluppo culturale, scientifico, economico e tecnologico. Il processo di decentramento deve perciò avere come suo asse quello della sussidiarietà effettiva, intesa come protagonismo reale delle comunità scolastiche.

L’ANDIS offrirà la sua collaborazione, sia a livello centrale, sia a livello territoriale, perché questi temi siano affrontati e approdino a soluzioni innovative e realistiche, come è indispensabile per motivare il personale e per offrire un contributo alla ripresa economica e morale del paese, nella speranza che i decisori politici – così come l’Amministrazione – sappiano utilizzare a fondo la leva costituita dal dialogo con l’associazionismo professionale, e, specificamente, con quello dei dirigenti scolastici.

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