L’aporia della scuola serale: tra riforma Gelmini e riforma dei CPIA

Di Lalla
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Domenico Piperis * – La recente pubblicazione delle Linee guida per il secondo biennio e l’ultimo anno di ITI e IPIA, finalizzata all’applicazione del riordino dell’istruzione secondaria di 2° grado, ha riacceso una disputa che, lungi dall’esser superata, ha invece nuovamente coinvolto gli istituti sedi di corsi serali del Nord e del Sud. Questa disputa verte interamente sulla questione dell’applicazione della riforma Gelmini ai trienni dei corsi serali che sono oggetto della riforma dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

Domenico Piperis * – La recente pubblicazione delle Linee guida per il secondo biennio e l’ultimo anno di ITI e IPIA, finalizzata all’applicazione del riordino dell’istruzione secondaria di 2° grado, ha riacceso una disputa che, lungi dall’esser superata, ha invece nuovamente coinvolto gli istituti sedi di corsi serali del Nord e del Sud. Questa disputa verte interamente sulla questione dell’applicazione della riforma Gelmini ai trienni dei corsi serali che sono oggetto della riforma dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

Questa questione non è di poco conto poiché i corsi serali -che attuano i progetti di sperimentazione “Sirio” (per gli istituti tecnici) e “Aliforti” (per gli istituti professionali)- a causa di essa hanno rischiato di scomparire; occorre soltanto ritornare un po’ indietro nel tempo, più precisamente al periodo compreso tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, perché tutto ciò balzi agli occhi inequivocabilmente.

In tale periodo le scuole secondarie di 2° grado cominciarono a organizzarsi in vista dell’applicazione della riforma Gelmini alle classi prime del mattino ma non era loro ancora chiaro se bisognasse applicarla anche alle classi prime dei corsi serali poiché quest’ultimi erano in attesa della riforma che specificatamente li riguardava e che invece tardava a venire alla luce. I dirigenti scolastici quindi si rivolsero al MIUR per chiarimenti. Il MIUR, nella persona del dott. Giuseppe Cosentino, ex capo Dipartimento per l’istruzione, rispose che nelle more dell’approvazione del Regolamento concernente i CPIA (Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133), anche i bienni dei corsi serali Progetti “Sirio” e Aliforti” avrebbero dovuto far riferimento ai nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore (v. Nota prot. 2665 del 31-08-2010 di risposta a quesiti di alcuni dirigenti scolastici ), quindi procedere all’applicazione della riforma Gelmini.

Lo stupore tra i docenti interessati fu così grande che smisero di parlarne soltanto dopo un tempo abbastanza lungo.

Nell’anno scolastico 2010/2011, alcuni dirigenti (non si sa quanti siano stati), pur in mancanza di un provvedimento autorizzativo, hanno ugualmente, per eccesso di zelo, applicato la riforma. Altri, invece, no sia perché di complessa attuazione (poiché l’operazione doveva essere fatta a costo zero) sia perché ciò avrebbe implicato l’abolizione graduale delle sperimentazioni Progetti “Sirio” e “Aliforti” che hanno contribuito tantissimo al rilancio dell’istruzione degli adulti (questo è avvenuto grazie all’adozione di metodi didattici – organizzativi innovativi come la didattica modulare, la didattica per classi aperte, il sistema di crediti e debiti formativi per l’ammissione ai corsi, la flessibilità organizzativa, ecc.).

Nel corrente anno scolastico, quegli stessi dirigenti che l’anno scorso avviarono la riforma nelle classi prime hanno continuato logicamente ad applicarla alle classi seconde: tutto lasciava loro pensare che pure nel successivo anno scolastico nelle classi terze si sarebbe continuato a fare la stessa cosa.

Ma qui il colpo di scena: il MIUR ha negato di fatto la possibilità di continuare ad applicare la riforma nel triennio dei corsi serali, smentendo così sia i dirigenti che l’avviarono nel primo biennio sia di conseguenza la nota del dott. Cosentino.

Oggi, a distanza di quasi due anni, è giusto interrogarsi circa quali ragioni convinsero il dott. Cosentino a diramare la sua famigerata nota.

Pur trovando la risposta, credo che difficilmente con essa riusciremmo ad allontanare dalla coscienza il sospetto che si sia voluto gettare l’IDA nel caos avendo preso atto che il Regolamento sui CPIA, sia per le condizioni economiche mutate del Paese sia per la dirompente politica di riduzione degli organici già attuata dal Ministero, era di incerta promulgazione.

Difficilmente il progetto nei confronti dell’IDA può essere supposto diversamente giacché altrimenti non si spiegherebbe perché il MIUR quest’anno non ha permesso alle scuole che avevano avviato la riforma nell’a.s. 2010/11 di poterla proseguire anche nel 2012/13.

Comunque sia, il riordino dell’IDA, secondo le regole in vigore nei corsi del diurno, al momento è stato evitato e i corsi serali hanno potuto continuare a operare secondo i previgenti ordinamenti.
Oggi, tuttavia, allontanato il pericolo d’involuzione per i corsi “Sirio” e “Aliforti” si prospetta forte per essi il rischio di un futuro d’oblio.

La domanda allora è se i CPIA servono davvero per potenziare l’IDA.
Prima di dare una risposta a questa domanda, faccio brevemente il punto della situazione.

Da una parte ci sono Regioni che anticipano l’istituzione di un certo numero di CPIA in quanto sicure che l’approvazione del Regolamento sia solo una questione di tempo (la Regione Puglia, per esempio, ne ha istituiti tredici in tutta la Regione e ne ha previsti soltanto quattro per la provincia di Bari -due a Bari, uno ad Altamura e uno a Monopoli- i quali, pensate un po’, svolgeranno il lavoro di ben 50 Corsi serali e 15 CTP
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=1.htm&anno=xlii&num=93); dall’altra c’è il MIUR che per ora pare non abbia interesse a occuparsi delle scuole serali.

Le ragioni del disinteresse del MIUR si rintracciano nella riuscita riduzione numerica degli organici dei corsi serali mettendo da parte i CPIA, ma anche forse nel fatto di essersi reso conto dell’inadeguatezza e del rischio un’involuzione burocratica degli stessi.

L’inadeguatezza dei CPIA si percepisce già dall’iter assai travagliato che il Regolamento ha subito nella VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera prima di essere approvato con una maggioranza risicata (si riportano qui di seguito i link dei resoconti delle relative sedute
http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#158n1 e http://www.camera.it/453?shadow_organo_parlamentare=1500&bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201011/1110/html/07#154n1), ma anche dalla tipologia delle attività formative, numericamente assai ridotta, a loro assegnate.

Il rischio d’involuzione burocratica dei CPIA si coglie dal fatto che la finalità principale della legge istitutiva è il contenimento della spesa pubblica da attuarsi nelle scuole serali attraverso lo scrupoloso controllo degli organici. Tale rischio poi si coglie in modo altrettanto chiaro in una delle ultime proposte (informali) di modifica del Regolamento dove si dichiara che i corsi serali -intendendo con ciò solo i trienni poiché i bienni confluirebbero con i CTP nei CPIA- devono essere “incardinati” alle scuole d’appartenenza; da ciò consegue che se l’obiettivo della proposta è la tutela delle risorse umane professionalizzate dei corsi serali allora la burocratizzazione dei CPIA è davvero un rischio concreto.

In definitiva, i CPIA non serviranno a potenziare l’IDA essendo fatalmente destinati all’insuccesso.

In questo contesto, i sindacati FLC, CISL Scuola e Uil Scuola sono gli unici ad essere preoccupati per il destino dei CPIA (vedi per esempio: http://www.flcgil.it/attualita/eda/approvazione-regolamento-dei-centri-per-l-istruzione-degli-adulti-un-ritardo-inquietante.flc) ma più per ragioni strumentali che per vero interesse essendo il loro vero obiettivo quello di legare l’IDA alla formazione professionale regionale dove la fanno da padrone (a questo proposito è molto illuminante lo scandalo IAL-CISL in Abruzzo nel 2011 http://abruzzo.indymedia.org/article/6820 ).

Ritengo fermamente che, una volta avviati i CPIA, l’istruzione degli adulti finirà in una farsa ed è solo al fine di evitare questo rischio -e non per conservatorismo- che tento di proporre i seguenti obiettivi:

1) La cancellazione del comma n. 632 dell’art.1 della Legge 27 dicembre 2007 n. 296 che ha istituto i CPIA (legge finanziaria del 2007 che persino il senatore a vita Giulio Andreotti ha bollato come una “finanziaria da supermarket” -intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, pag. 2) e del relativo D.M. 25 ottobre 2007;

2) Una riforma che nell’ottica del lifelong learning collochi sia i CTP sia i Corsi serali “Sirio” e “Aliforti” tra le risorse qualificanti e imprescindibili delle scuole, ne promuova l’istituzione e ne potenzi l’attività con mirati finanziamenti.

Oggi che il nostro Paese sta attraversando una fase di recessione economica, la scuola serale può rappresentare per la società un forte elemento di sviluppo e, nello stesso tempo, per i cittadini un servizio decisivo per la loro crescita personale e professionale. Perciò chiedo con convinzione al Governo di aprire una nuova stagione di riflessione sulla scuola serale che riconferisca dignità e autorevolezza a questo settore cruciale del servizio pubblico.

La speranza è che questa non sia, una volta tanto, una sfida impossibile da vincere.

(*) docente presso il Corso serale – Progetto “Sirio” – dell’IISS “G. Marconi” di Bari.

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