APIDGE: di educazione di genere potrebbero occuparsi i docenti di Diritto

di redazione

APIDGE – Il 15 settembre si è svolta l’audizione di Apidge presso la Commissione Cultura, Istruzione e Ricerca della Camera dei Deputati. Presenti Maria Giovanna Musone, il Presidente Ezio Sina e Anna Pompili, docente di diritto ed economia nonchè Consigliere di Parità per la provincia di Teramo.

Grazie all’On.le Sgambato, da sempre attenta alle problematiche scolastiche, gli insegnanti di diritto hanno potuto esprimere il proprio punto di vista in merito all’introduzione dell’Educazione di genere nelle attività didattiche. Un tema tra i più delicati che sta creando non pochi contrasti e divergenza di opinoni tra le varie associazioni e gruppi di pressione.

Apidge esprime apprezzamento sull’introduzione dell’educazione di genere nelle scuole medie e nelle scuole superiori, ritenendo che sia importante e fondamentale educare i giovani alla convivenza civile e alla piena integrazione tra le persone senza alcuna distinzione di sesso, di razza o di religione e che il confronto tra le “diversità” è motivo di arricchimento. Maria Giovanna Musone che, oltre all’insegnamento di diritto ed economia, svolge anche l’attività forense ed è impegnata da anni nella lotta contro la violenza, contro il bullismo e cyber bullismo, durante l’audizione ha esposto alcuni spunti di riflessione in merito ai primi due articoli del progetto di legge. Ha espresso perplessità di non poco conto in merito all’articolo 2 (Affidamento dell’insegnamento dell’educazione di genere), che prevede che le tematiche inerenti all’educazione di genere non costituirebbero materia curricolare a sè stante, ma parte integrante degli orientamenti educativi e dei programmi di insegnamento. Si prevede un referente dell’educazione di genere in ogni istituto con il compito di dare impulso ad azioni e iniziative mirate all’applicazione e al rispetto nel sistema educativo dei princìpi di uguaglianza tra uomini e donne. L’educazione di genere rappresenterebbe solo un’aggiunta alla disciplina curricolare dell’insegnante, soggetta alla sensibilità dello stesso e al tempo che rimane dopo aver svolto le proprie lezioni.

Apidge ritiene invece, che sia necessario un percorso disciplinare specifico, dotato di un proprio monte ore, in modo da seguire una programmazione spalmata ordinatamente su tutto il periodo scolastico e che più appropriatamente potrebbe accorparsi all’insegnamento del diritto e dell’economia. Il nesso tra l’educazione di genere e la disciplina giuridica è palese: quando si parla di uguaglianza e di parità di diritti si prende suggerimento dalla prima parte della Costituzione italiana, lo stesso quando si parla di persona fisica, di libertà, di reato e di pena. Ciò che preoccupa insegnanti e genitori è che oggi i giovani disconoscono la linea di demarcazione tra una semplice bravata e un vero e proprio reato, i ragazzi prima di tutto devono comprendere il significato di un comportamento che si configura in reato legato alla violazione della privacy e della personalità e che a seguito di un comportamento malevolo, segue una pena. Affidando il delicato compito dell’educazione di genere all’insegnante di diritto, si riuscirebbe ad argomentare concetti che rappresentano come la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale. Un “indottrinamento” specifico e non sporadico: quando si parla di indottrinamento si deve intendere profonda conoscenza, istruzione. Si tratta di affrontare i concetti di uguaglianza e parità di genere, ma anche quello di reato, lesione del diritto e pena, quale conseguenza della violazione. Disciplina che va necessariamente affidata a professionisti della materia, risorse umane – tra l’altro – sono già in forza nella scuola pubblica italiana, docenti abilitati all’insegnamento del diritto, che certamente non mancheranno di stimolare l’apprendimento del minore svolgendo attività didattiche sempre attive e coinvolgenti.

Chi, dunque, più di un docente laureato in giurisprudenza, può fornire ai nostri studenti solide basi sui concetti essenziali di diritto, che sono precondizione necessaria e imprescindibile per introdurre l’insegnamento dell’educazione di genere? Specifico il loro approccio alle tematiche da trattare, la loro sensibilità a canalizzare la vasta tipologia di comportamenti violenti entro fattispecie delle quali è necessario conoscere anche il corollario della regolamentazione giuridica oltre che le mille implicazioni socio-culturali.

La discussione sulla introduzione dell’educazione di genere e/o sentimentale ha fatto di recente dibattere molto per la posizione di alcune associazioni dei genitori di formazione cattolica e per le dichiarazioni del Cardinale Angelo Bagnasco, il quale ha evidenziato il rischio che dalla diffusione dei manuali gender possa derivare una “colonizzazione delle menti dei bambini e dei ragazzi attraverso una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori”. Per quanti temono che l’educazione di genere possa fare da aprire le porte ad una presunta teoria gender e cioè che venga diffusa un’educazione volta all’appiattimento delle differenze sessuali, c’è una particolare garanzia. Affidare l’educazione di genere all’insegnamento giuridico eliminerebbe infatti tutti i dubbi e i timori che gravitano intorno a questa nuova materia, perché la forte impronta giuridica garantisce la piena parità di diritti tra i generi e non la loro confusione.

L’Avvocato Musone ha ricordato ai deputati come i fenomeni di violenza e bullismo potrebbero essere prevenuti con una istruzione alla legalità sistematica che coinvolga sempre i ragazzi, magari abbinando lo studio del reato ad esempio di violenza o il concetto di offesa o ingiuria o diffamazione con il caso specifico. Soltanto in questo modo i ragazzi potrebbero toccare con mano, grazie soprattutto allo studio del caso, quali sono i risvolti negativi di un comportamento negativo e si potrebbe, forse, arrivare a toccare le corde della loro sensibilità.

L’audizione può essere integralmente rivista sul sito di “Camera Web”, pagina Commissione cultura (http://webtv.camera.it/archive)

Sapienza Cama

Comunicazione Apidge

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