Apertura scuole: a quale gioco giochiamo? Lettera

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Inviato da Alex Severgnini (sindaco comune di Capergnanica e docente precario) – A più riprese e da più parti, non solo dalle forze politiche di opposizione, si assiste alle più svariate polemiche sulla riapertura delle scuole accusando e scaricando la responsabilità sul ministro Lucia Azzolina,

sull’apparato ministeriale e sul governo per la mancanza di spazi adeguati per svolgere in sicurezza le attività didattiche in presenza, anche a seguito dell’ultimo stanziamento di bilancio che prevede il noleggio di strutture e l’affitto di spazi per aumentare il numero degli spazi didattici disponibili.

Partiamo dalle tempistiche richieste per un adeguamento di un certo livello degli spazi scolastici: qualunque amministratore è pienamente consapevole che per appaltare opere di una certa consistenza su un edificio pubblico, sono necessari almeno dai 3 ai 6 mesi, ai quali bisogna aggiungere i tempi per richiedere evantuali autorizzazioni agli enti preposti (molti edifici presentano un vincolo imposto dall’età dell’edificio), per la realizzazione dell’opera e per il collaudo dei lavori svolti.

Siamo quindi ben consci che nell’immediato nessuno avrebbe potuto cantierare lavori per arrivare a settembre con spazi perfettamente adeguati alle nuove esigenze. Chi sostiene che si poteva fare diversamente o e’ in malafede o persegue altri finalità usando questo tema come testa d’ariete per ottenere altro.

Piuttosto, per non far sì che questa distinzione emergenziale possa ripetersi, i cittadini dovrebbero sapere se le amministrazioni locali del territorio dove essi risiedono, hanno negli ultimi anni svolto lavori in grado di garantire il decoro e la messa in sicurezza dei plessi scolastici.

Infatti tutti dovrebbero sapere che l’edilizia scolastica rientra nelle competenze degli enti locali (comuni e province) e che quindi spetta a sindaci e presidenti di provincia adeguare gli spazi e mettere a norma gli edifici utilizzando i finanziamenti europei, ministeriali e regionali.

Seguendo un convegno ANCI LOMBARDIA ho appreso con sconcerto come in questi ultimi 10 anni, dove la nostra amministrazione ha potuto attingere a fondi pari a 2 milioni di euro per costruire e adeguare le nostre scuole, il 35% degli enti locali Lombardi (circa 35 comuni ogni 100) risultano silenti, ovvero non hanno mai partecipato ad alcuna misura di finanziamento messa in campo dalla banca europea degli investimenti, dal governo e dalla regione (non hanno nemmeno presentato domanda) per adeguare le scuole presenti sul territorio.

E credo anche che questo dato non sia migliore nelle altre regioni.

Siamo proprio sicuri che in questi 465 comuni non ci siano scuole che necessitino di una messa a norma o di un adeguamento dei loro spazi alle esigenze didattiche attuali? Siamo certi che questi stessi sindaci che ora lamentano il disinteresse del ministro e del governo non siano gli stessi amministratori che in dieci anni hanno disertato le varie misure di finanziamento?

Per completezza, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, di seguito riporto l’elenco delle misure messe in campo per finanziare gli interventi di adeguamento degli edifici scolastici con i relativi finanziamenti previsti a livello nazionale:

• MUTUI BEI 2015 – 2017: 905 milioni

• MUTUI BEI 2018-2020: 1,7 miliardi

• PIANO 2019 DM 175/2020: 510 milioni

• FONDO COMMA 140 COMUNI: 1 miliardi 58 milioni

• FONDO COMMA 140 PROVINCE: 321 milioni

• SCUOLE ANTISISMICHE 40 milioni

• SCUOLE INNOVATIVE: 350 milioni

• POLI INFANZIA INAIL: 150 milioni

• VERIFICHE DI VULNERABILITÀ SISMICA: 100 milioni

• IDES 2015, 2017, 2019: 40 milioni

• PIANO PALESTRE: 50 milioni

• FONDO PROGETTAZIONE: 50 milioni

• Delibera Cipe 22_2014: 400 milioni

A queste misure si deve aggiungere il miliardo di euro stanziati a luglio dal governo per interventi di adeguamento urgente degli spazi didattici, i fondi per l’acquisto di device, quelli per l’aumento dell’organico per far fronte all’emergenza sanitaria tuttora in corso.

Siamo ancora sicuri di voler polemizzare con ministero e governo e di non verificare le azioni messe in campo dalle proprie amministrazioni locali per fare delle scuole un luogo sicuro e accogliente per la formazione delle nuove generazioni?

Credo che a settembre, se tutti avranno collaborato in maniera costruttiva, alunni e insegnanti potranno tornare tra i banchi per l’avvio del nuovo anno scolastico in sicurezza, tutelando i soggetti più fragili presenti all’interno del corpo docente e personale ATA.

Invocare scioperi o blocchi della didattica in presenza quando medici e personale sanitario dovranno affrontare probabilmente la nuova ondata di contagi esponendo se è i propri famigliari a nuovamente a forti rischi, mi sembra stucchevole oltre che irresponsabile oltre a contribuire al progressivo indebolimento dell’intera categoria.

Credo invece si debba accettare un certo ed inevitabile fattore di rischio nel momento in cui si rimetterà in campo la didattica in presenza.

Siamo tutti consapevoli che da marzo, in una situazione sanitaria estremamente variabile anche nel giro di pochi giorni, sarebbe stato impossibile per chiunque mettere in condizioni di massima sicurezza tutti gli edifici scolastici attraverso un pesante adeguamento degli spazi e dei mezzi di trasporto, aumento dell’organico e altre soluzioni inattuabili in tempi così stretti.

Solo le amministrazioni locali possono o avrebbero dovuto anche durante i mesi della pandemia, trovare nuovi spazi da mettere a disposizione degli alunni, attingendo agli ultimi fondi previsti per l’affitto dei locali o per noleggiare strutture non permanenti.

Chiedere al ministero di conoscere le disporealtà di spazi, le peculiarità ed i punti di forza e di debolezza dei 7.900 comuni italiani mi sembra una richiesta inattuabile oltre che pretestuosa.

Da amministratore locale e da docente sinceramente non ho alcun dubbio: di fronte all’alternativa della perdita di un altro intero anno scolastico in presenza dobbiamo accettare un seppur minimo fattore di rischio riprendendo le lezioni in aula e dando una mano a trovare soluzioni anche in corso d’opera, senza polemiche e senza creare steccati ideologici.

Non possiamo accettare che la mancata ripresa della didattica in presenza aumenti la dispersione scolastica e getti nelle mani della criminalità organizzata gli alunni che abitano nelle realtà italiane meno fortunate è più complesse dal punto di vista del tessuto socio economico locale.

Per completezza riporto qui sotto la presentazione di Anci Lombardia (10425-Presentazione_Enti silenti) sul tema degli enti locali silenti.

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