APEI: docenti sottoposti a visita psicologica? Serve per sistemare psicologi senza lavoro. Sì a pedagogisti e controlli di ispettori scolastici

di redazione
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APEI – Critiche dalla commissione scuola APEI sull’introduzione degli psicologi nella scuola e sulla proposta “Marziale” per le visite psicologiche obbligatorie ai docenti.

Una manovra per sistemare migliaia di psicologi senza lavoro e per deresponsabilizzare la scuola e gli insegnanti da un dovere non delegabile… quello dell’educare.

E’ in atto una manovra a “tenaglia” , denuncia l’APEI, per strangolare la scuola pubblica e trasformarla in una “fabbrica” di ragazzi disturbati, in mano a “pericolosi” docenti stressati e violenti ed a genitori in crisi, tutti bisognosi di cure “psico”logiche. Ma il mondo scolastico reale, quello della relazione educativa, affettivo-cognitiva, tra educatore-educando, non parla lo psicologese,  parla il pedagogese.

Saranno davvero gli psicologi i futuri maestri e controllori dei maestri? Ci chiediamo chi educherà gli educatori? Chi etichetterà gli etichettatori? Non è forse la pedagogia la scienza dell’educazione, perchè ora si vuole soppiantarla con la psicologia? Allora che ognuno occupi il proprio terreno.

Un’assurda proposta, continua Ermanno Tarracchini Consulente Scientifico APEI, quella del Garante Calabrese il sociologo Marziale, che vorrebbe imporre  visite psicologiche obbligatorie a tappeto sui docenti, pensando in questo modo, di salvaguardare i minori dal disagio e da presunti atti di violenza da parte di insegnanti “disturbati” e dimostrando con questa proposta, di essere lontano  dalle dinamiche di apprendimento e di vita di classe. Una posizione inusuale, per un garante dell’infanzia, insignito, tra l’altro, della laurea “Honris Causa” in psicologia!

Con questa proposta si vorrebbe supporre che gli psicologi posseggano la patente per valutare e sancire l’idoneità umana e professionale di una persona all’insegnamento e alle relazioni interpersonali?!?!

Certamente alcuni docenti non sono all’altezza del loro compito educativo, come tanti psicologi del resto,  sia sul piano umano che professionale, ma si tratta di una esigua minoranza che non giustifica la “colonizzazione psicologica globale” della scuola ancor di più di quanto sia già avvenuto con gli sportelli psicologici.

Quali competenze etiche, scientifiche e pedagogiche sono necessarie per valutare l’idoneità morale, etica e deontologica all’insegnamento? Non certo quelle degli psicologi che ricevono una formazione in tutt’altra direzione e non sono formati all’attività educativa. Non dovrebbero essere, casomai, esperti dell’educazione e dell’etica professionale? Non dovrebbero essere ispettori scolastici, pedagogisti, dirigenti scolastici e docenti senior di provata esperienza ad esprimere un parere etico-deontologico sul comportamento del docente nell’accompagnamento alla crescita del bambino?

Esistono già le pene per i violenti e le ispezioni da parte di personale tecnico del MIUR che valutano, con competenza e professionalità, la qualità dell’agire professionale dei docenti e i risultati concreti ottenuti, che possono prendere provvedimenti nel caso di maltrattamenti dei bambini, fino all’allontanamento del personale inidoneo all’insegnamento!

La prevenzione si fa con una rigorosa formazione, con la cooperazione fra docenti e fra docenti e famiglie, non con test “psico-attitudinali”.

Allora perché non incentivare le forme di collaborazione previste dal patto educativo tra scuola e famiglia attraverso anche forme di valorizzazione delle competenze educative dei genitori, e l’implementazione di figure pedagogiche di coordinamento al servizio di un patto educativo che finalmente potrebbe contribuire a creare un clima scolastico collaborativo e di benessere, utile a promuove rapporti umani e professionali sereni ed “equilibrati”.

E poi, continua Tarracchini, si vuole davvero pensare di risolvere il problema di portata sociale mondiale (e non solo scolastica) del disagio, dei maltrattamenti e della violenza, in una società che trasuda messaggi violenti in tutti i suoi mezzi di comunicazione, con dei cosiddetti colloqui e “test attitudinali”?

Gli insegnanti non hanno bisogno di essere “accompagnati” da psicologi e psichiatri, per svolgere la loro funzione piuttosto, hanno bisogno di un’organizzazione scolastica che li valorizzi e li motivi maggiormente all’insegnamento; di un minor numero di alunni per classe e di un supporto pedagogico finalizzato ad un coordinamento delle relazioni complesse tra il mondo della scuola, le famiglie e il territorio, così come ad una più efficace e seria formazione professionale, in situazione, sui processi personalizzati di apprendimento all’interno delle loro prassi educativo-didattiche.

Ci chiediamo  quale sia lo scopo di queste manovre: sistemare migliaia di psicologi senza lavoro anziché migliorare e potenziare il sistema degli ispettori scolastici? Sottrarre alla scuola responsabilità e competenze educative specifiche, delegare ad una categoria che gode di immunità epistemologica come quella degli psicologi?

Gli insegnanti sono informati che il loro “equilibrio” umano e professionale verrebbe valutato da professionisti, privi di competenze in campo educativo-pedagogico.

Non si parla più, dunque, di educare, ma di “sorvegliare ed, eventualmente, punire” affidando ad una agenzia esterna un controllo sull’educare senza che questa ne abbia le competenze. Che ripercussioni ci saranno a livello di collegio docenti e di libertà di insegnamento? Come si potranno difendere i docenti da questa forma di inquisizione psicologica? Agli insegnanti non resterebbe che una class-action collettiva o una obiezione di coscienza preventiva alla cosiddetta visita psicologica resa obbligatoria.

Prof. E. Tarracchini

Commissione Scuola APEI

 

dott. Alessandro Prisciandaro

Presidente Nazionale APEI

 

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