APEF. Riforma serve a stabilizzare i precari. Merito, mancetta che svilisce gli insegnanti

di Eleonora Fortunato
ipsef

Con Paola Tonna, dirigente scolastica e presidente Apef, affrontiamo i temi presentati all'audizione in VII Commissione cultura, partendo dalla grande delusione per all’assenza di un disegno organico sulla carriera degli insegnanti, di cui pure si era parlato tanto.

Con Paola Tonna, dirigente scolastica e presidente Apef, affrontiamo i temi presentati all'audizione in VII Commissione cultura, partendo dalla grande delusione per all’assenza di un disegno organico sulla carriera degli insegnanti, di cui pure si era parlato tanto.

“Sappiamo che questo provvedimento serve prioritariamente alla stabilizzazione del personale precario – ci ha detto Tonna – ma siccome si è voluto dare un certo rilievo anche al tema dell’autonomia scolastica, ci auguriamo adesso che le misure previste vadano nella direzione di una maggiore concretezza rispetto a quanto è stato fatto in passato”.

Il regolamento sull’autonomia scolastica (DPR 275) risale al 1999, ma come mai le scuole in questi anni non ne hanno mai colto realmente lo spirito flessibilizzando, per esempio, i loro curricoli?

“Innanzitutto bisogna ribadire che parlare di scuole autonome significa sottolineare la loro libertà di gestione dal punto di vista didattico, finanziario e organizzativo, e che l’aspetto didattico è senza dubbio il più importante. Le scuole, tuttavia, non hanno mai avuto il coraggio di andare fino in fondo su questa strada perché non hanno potuto. Per ripensare e riformare i percorsi didattici inevitabilmente si sarebbero dovuti toccare i monti orari delle cattedre, con effetti sui posti di lavoro. Quale preside solo al comando avrebbe mai potuto prendersi una responsabilità del genere?”.

La figura di DS quale è delineata dal ddl ora a Montecitorio è senza dubbio rafforzata.

“Nella forma forse sì, ma il problema di base a nostro avviso resta: un dirigente a cui non sia riconosciuta una vera leadership professionale, che non sia supportato dall’aiuto, per esempio, di capidipartimento con competenze non solo didattiche ma anche organizzative, è comunque un uomo solo al comando. Ci domandiamo, per esempio, che cosa succederà a settembre, visto che non sono più previsti gli esoneri per i vicari, e se sarà così facile individuare il personale di supporto ai DS dai nuovi organici. Insomma, perché l’autonomia possa essere davvero realizzata il dirigente ha bisogno di essere affiancato da un efficiente comitato tecnico-scientifico”.

In quest’ottica, come definisce gli incentivi economici che a fine anno potranno essere dispensati dai presidi ai docenti più meritevoli? È un buon modo per costruire uno staff?

“Per carità, questa strada non porterà da nessuna parte, visto che parliamo di una ‘mancetta’ che svilisce anziché valorizzare la figura degli insegnanti, equiparati a operai della catena montaggio che a fine anno ricevono un premio di produzione dal padrone. No, non ci siamo, si tratta di una misura che aumenterà la conflittualità tra i docenti e che ad ogni modo non verrà capita. Bisogna invece adoperarsi in maniera seria per la costruzione di una carriera, anche investendo soldi”.

Che cosa pensa delle misure previste per la formazione e per l’autoformazione?

 “La card va bene, ci auguriamo che venga utilizzata per la frequenza effettiva di corsi di aggiornamento. Siamo stati contenti di vedere che il ddl parla di una formazione realmente legata alla progettazione delle singole scuole, poiché esse per prime conoscono i bisogni formativi del personale e del contesto in cui operano”.

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