Antonio Di Pietro interroga il ministro sui precari

di redazione
ipsef

Una interrogazione che si è trasformata in una inutile polemica tra il leader di Italia dei Valori e il ministro Gelmini. Da un lato le accuse dei tagli e del disinteresse per la situazione dei precari, dall’altro la difesa ormai scontata dell’armottizzatore sociale, dell’eredità del problema e delle misure adottate per far fronte ad una emergenza gonfiata dall’opposizione.

Una interrogazione che si è trasformata in una inutile polemica tra il leader di Italia dei Valori e il ministro Gelmini. Da un lato le accuse dei tagli e del disinteresse per la situazione dei precari, dall’altro la difesa ormai scontata dell’armottizzatore sociale, dell’eredità del problema e delle misure adottate per far fronte ad una emergenza gonfiata dall’opposizione.

L’INTERROGAZIONE (guarda il video)
ANTONIO DI PIETRO: Signor Presidente, intervengo molto velocemente. Nei giorni scorsi, proprio lei ha affermato che non avrebbe ricevuto i precari che stavano qui fuori e che rappresentavano decine di migliaia di precari, semplicemente perché tra alcuni di loro ve n’erano alcuni che militavano in alcuni partiti, significativamente nell’Italia dei Valori.
Noi riteniamo che in un Paese democratico vi sia libertà di esprimere le proprie idee, anche politicamente, e che un Ministro debba occuparsi di tutti i precari, non soltanto di quelli di cui gli pare e piace occuparsi.
Ciò premesso, chiediamo che si distolga un attimo l’attenzione dal lodo Alfano e dalle altre leggi ad personam e che questo Governo si preoccupi degli oltre 100 mila posti di lavoro che sono stati persi in questi due anni e sono stati ridotti e degli 8 miliardi di euro che sono stati sottratti al comparto scuola: chiediamo quindi che lei ci dia un’indicazione esatta su come reperire i fondi necessari per fare fronte alle emergenze scolastiche e su come garantire le immissioni in ruolo di questi precari e, soprattutto, chiediamo che vengano incontrati i precari e che si spieghino loro le cose come stanno, senza che siano trattati come persone di serie B, semplicemente perché non fanno la ola a Forza Italia o al Popolo della Libertà

LA RISPOSTA (guarda il video)
MARIASTELLA GELMINI, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca: Signor Presidente, credo che un dibattito importante e delicato come quello che riguarda la situazione dei precari, se vuole davvero essere utile, debba essere improntato ad una veridicità dei dati e ad una schiettezza intellettuale. A me spiace doverlo osservare in questa sede, ma l’interrogazione che presentate, onorevole Di Pietro, contiene una premessa destituita di ogni fondamento, ossia il maldestro tentativo di far credere a quest’Aula e al Paese che il fenomeno del precariato, che ha le sue origini negli anni Ottanta, quando la scuola è stata utilizzata come un grande ammortizzatore sociale, sia di responsabilità di questo Governo e ad esso debba essere addebitato. In realtà, non credo che lei non sappia, onorevole Di Pietro, che vi sono precari che «stallano» in graduatoria da dieci-quindici anni e oltre e quindi non è possibile cercare di legare il tema del precariato ad una legge finanziaria che, sicuramente, ha determinato un piano di razionalizzazione della pianta organica della scuola: di questo ci assumiamo la piena responsabilità, perché siamo persone serie e quindi non rinneghiamo nulla di quanto abbiamo fatto.
I numeri della legge finanziaria, però, non portano ad un precariato di centomila persone: è vero, il taglio nel 2009-2010 è stato di 42 mila posti, ma ella dimentica, nella sua interrogazione, di fare riferimento ai 30 mila pensionamenti, così come ai 22 mila pensionamenti dell’anno scolastico in corso, 2010-2011. Allora i numeri non sono intorno ai 100 mila come è scritto in questa interrogazione, ma sono molto meno: circa 12 mila posti per il 2009-2010 e circa 3 mila posti per il 2010-2011. Non si tratta di poca cosa, ma voglio dire al suo gruppo e a lei stesso che questi precari che noi abbiamo determinato con i tagli hanno avuto tutti la possibilità di un posto di lavoro, grazie al decreto-legge «salva-precari» e agli accordi che abbiamo siglato con molte regioni del nord come del sud. Certo, alcuni hanno preferito l’indennità di disoccupazione, ma un posto di lavoro, un’opportunità di rientrare a scuola è stata offerta tutti. È chiaro che, invece, ci vorranno anni per assorbire il precariato che abbiamo ereditato e che non può essere ascritto alla responsabilità di questo Governo.
Chiudo anche con riferimento alla richiesta che lei ha fatto di incontro con i precari: innanzitutto i precari sono stati incontrati dalla sottoscritta fin dall’inizio del mio mandato, ancorché non esista un sindacato dei precari, e da parte del Governo non è mai mancata la disponibilità al confronto e al dialogo. Il Ministro – la sottoscritta – ed il Governo non sono, invece, disponibili a prestare il fianco a chi è alla ricerca di un po’ di visibilità politica e a chi utilizza il disagio reale di molti lavoratori per fare una battaglia politica contro il Governo e la sua maggioranza.

LA REPLICA (guarda il video)
ANTONIO DI PIETRO: Forse lei non sa, signor Ministro, che non è affatto vero quello che lei afferma, perché il precario ventisettenne, Norman Zarcone, si è buttato dal settimo piano dell’università di Palermo ed è morto. Non credo che si sia suicidato per fare un dispetto a lei, si è suicidato perché non aveva un futuro. Forse lei non sa, signor Ministro, che non si può dire che, siccome da vent’anni c’è gente che muore di fame, può continuare a morire di fame, anche se adesso governa lei. A chi devono rivolgersi questi precari, se non al Governo in carica, per chiedere che si faccia finita con questo stato di incertezza e di precariato?
Lei mente, signor Ministro, quando dice che ha ricevuto i precari. Questi stanno ancora lì fuori; quando esce di qui vada a parlare con loro! Li troverà ancora li, tranne quelli che, nel frattempo, sono andati in ospedale perché hanno fatto lo sciopero della fame in quanto da lei non sono stati ricevuti. Lei quindi mente sapendo di mentire.
Ancora: lei mente quando dice che tutti hanno avuto un posto del lavoro. Quale posto di lavoro? Se lo avessero tutti, sarebbero felici e contenti. Invece, non hanno affatto ottenuto un posto di lavoro, tanto è vero che lei stessa ha detto che ci vogliono ancora sette anni perché lo ottengano. Pertanto, o hanno già un posto di lavoro oppure ci vogliono ancora sette anni perché lo ottengano.
Chiediamo, signor Ministro, che si metta mano a questa problematica, innanzitutto stabilendo il principio che il Governo compri meno cacciabombardieri e destini più soldi per le necessità urgenti, a cominciare da quelle della scuola (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico). Infatti, lei non doveva farsi rubare – altrimenti diventa complice – gli 8 miliardi di euro che sono stati sottratti alla scuola. Se quei soldi sono stati tolti, vuol dire che adesso non servono più, quanto meno non servono a garantire la sicurezza negli istituti scolastici. Infatti, lei sa bene – perché ciò è previsto anche in una legge da voi approvata – che in ogni aula scolastica non devono esserci più di ventisei alunni per motivi di sicurezza e che invece, questo numero viene costantemente superato. Lei sa bene, signor Ministro, che c’è una dotazione organica che deve essere prevista in via aggiuntiva in modo stabile, per far fronte a tutte le volte che una persona non può andare a lavorare.
Dunque, le chiediamo di smetterla di difendere la casta e – semplicemente per motivi politici – le leggi che essa approva per uso e consumo proprio, e che servono a voi, e di occuparsi della fascia più debole del Paese.
Oggi parliamo di precariato della scuola, domani parleremo del precariato in generale e di tutte quelle realtà che sono senza lavoro perché voi vi occupate semplicemente dei fatti vostri

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