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Anticipo Naspi da restituire: due pesi e due misure con i disoccupati?

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Pensione Quota 100 e Naspi

La Naspi anticipata non è ingiusta laddove richiede la restituzione dell’anticipo ottenuto a chi accetta lavoro dipendente, ecco perchè.

E’ polemica da parte dei disoccupati che si trovano a dover restituire l’anticipo della Naspi ricevuto per l’avvio di una attività in proprio. Cerchiamo di capire le basi su cui poggia questa misura e perchè l’INPS in caso di nuovo impiego dipendente chiede la restituzione dell’intero anticipo.

Rispondiamo ad un nostro lettore che ci scrive:

Buongiorno, dopo anni di contratto di assunzione sono stato licenziato e mi sono rimesso in proprio aprendo la mia partita IVA e via dicendo.Dopo 7 mesi in cui avevo pagato i contributi di tasca mia e non avevo avuto i contributi figurativi che si hanno quando si ha la disoccupazione, ho comunicato all’INPS che ero stato assunto da un’azienda con un contratto di un anno.
Mi è stato risposto che avrei dovuto restituire l’intero importo quindi con un triplice danno, infatti se avessi fatto, come fanno tutti, e avessi proseguito a lavoricchiare o a stare seduto sul divano avrei maturato i miei contributi figurativi, non avrei pagato le migliaia di euro di contributi all’INPS e non avrei dovuto restituire i 700 euro mensili per 7 mesi che avrei comunque percepito.
Questa norma anche se parla chiaro è profondamente ingiusta e di certo non aiuta comportamenti corretti nei confronti della pubblica amministrazione da parte dei contribuenti.
Se mi dovesse succedere una prossima volta infatti non agirò più in modo così trasparente come ho fatto questa volta perché la norma è ingiusta e va contro i miei interessi ed i miei diritti. Non ci può essere infatti una tale disparità di trattamento fra contribuenti che scelgono due modalità alternative di gestire la propria disoccupazione.
Dopo aver comunicato all’INPS il mio contratto di lavoro di un anno ho ricevuto quindi la risposta che avrei dovuto restituire l’intero importo ed ho esternato all’INPS la mia profonda indignazione.
 Da allora non mi è stato dato più alcun feedback in merito alla restituzione.
Io penso che il legislatore su questo tema debba mettere mano in quanto uno stato come l’Italia non si può permettere di facilitare fannulloni sdraiati sul divano e punire gente che cerca di tirarsi su le maniche il giorno dopo che è stato licenziato.
Cosa ne pensate?
A mio giudizio una norma corretta sarebbe prevedere la restituzione della parte dell’anticipazione naspi non spettante a seguito del venir meno dello stato di disoccupazione detratti chiaramente i contributi versati dal sottoscritto.
Se volete pubblicare anche integralmente questa mia mail fate pure questa situazione l’INPS la deve risolvere..
Buona giornata

Anticipo Naspi e restituzione

Con l’anticipo della Naspi residua l’INPS vuole sostenere il lavoratore disoccupato che intende avviare una attività di lavoro autonomo e proprio per questo motivo fa decadere un paletto importante: la riduzione dell’importo spettante in caso di lavoro autonomo.

Di fatto chi percepisce l’anticipo dell’indennità di disoccupazione è libero di fatturare quanto desidera senza dover tenere conto di alcun paletto (ricordiamo che per la Naspi mensile il limite per il lavoro autonomo è fissato a 4800 euro l’anno, importo che tra l’altro va a ridurre anche l’indennità mensile e superato il quale decade). Il lavoratore che chiede l’anticipo, quindi, può cumulare tranquillamente reddito da lavoro autonomo con indennità.

Ma pone il divieto di accettare qualsiasi proposta di lavoro dipendente per tutta la durata dell’anticipo, pena la restituzione di tutto l’importo anticipato. Ma non pone questo limite per incentivare i fannulloni: ricordiamo che con l’anticipo il lavoratore riceve tutte le mensilità di Naspi in un’unica soluzione e questo tesoretto gli dovrà servire per avviare la sua attività di lavoro autonomo a cui dovrà dedicare energia e tempo.

Di fatto quindi non si può parlare di disparità di trattamento poichè sia per coloro che ricevono la Naspi mensilmente che per coloro che chiedono l’anticipo sono previsti paletti. Allo stesso modo anche coloro che ricevono la Naspi mensilmente potrebbero ritenere ingiusto che chi riceve l’anticipo possa cumulare tranquillamente il reddito da lavoro autonomo senza incorrere in riduzioni. Da entrambe le parti, quindi, il legislatore ha previsto delle limitazioni, per chi riceve la Naspi mensilmente inserendo le riduzioni in caso di cumulo e la sospensione in caso di superamento del limite imposto, per chi la riceve con anticipo imponendo il divieto di accettare lavoro subordinato.

La norma, anche se severa, a mio avviso sembra giusta poichè l’anticipo dovrebbe essere richiesto solo nel caso si intenda puntare davvero sull’attività di lavoro autonomo e se nel tempo di anticipo (che ricordiamo essere di un massimo di 24 mesi, durata massima della Naspi) si accetta lavoro subordinato, sicuramente non si è puntato tutto sul lavoro autonomo per il quale si è richiesto l’anticipo.

Perchè non è giusto chiedere la restituzione solo della parte di anticipazione dal momento del venir meno dello stato di disoccupazione? Perchè per la parte precedente il lavoratore ha potuto cumulare l’indennità di disoccupazione al reddito da lavoro autonomo senza che quest’ultimo abbia modificato, tagliato o ridotto l’indennità ricevuta e proprio per questo motivo applicare la restituzione solo al periodo di “lavoro dipendente”, significherebbe incentivare la richiesta anche da parte di chi non vuole realmente avviare una attività autonoma (ricordiamo, infatti, che aprire una partita IVA non ha un costo e potrebbero, pertanto, procedere tutti all’apertura per ottenere l’anticipo dell’indennità di disoccupazione residua).

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