ANQUAP. Una riforma da 3 miliardi di euro all’anno

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ANQUAP – “Scuola: è vera riforma?”. Questa la domanda provocatoria dell’incontro organizzato oggi da Anquap, l’Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, che ha visto un confronto caldissimo tra posizioni diverse.

ANQUAP – “Scuola: è vera riforma?”. Questa la domanda provocatoria dell’incontro organizzato oggi da Anquap, l’Associazione Nazionale Quadri delle Amministrazioni Pubbliche, che ha visto un confronto caldissimo tra posizioni diverse. Francesca Puglisi, responsabile nazionale Scuola del Pd e relatrice del testo in Senato, non ha dubbi: “Sulla scuola è stato fatto un investimento pari a 3 miliardi di euro all'anno, in epoca di crisi. Per la prima volta le scuole sanno quanto hanno in cassa per l’anno in corso e quando riceveranno la seconda tranche di finanziamento. Abbiamo il dovere nei confronti dei ragazzi del nostro paese di far sì che l'investimento sia produttivo”.

La legge 107 del 2015, che raccoglie e sviluppa il documento “La Buona Scuola – Facciamo crescere il Paese”, riceve il plauso, pur con alcune importanti riserve, di Giorgio Germani, presidente di Anquap. “Si tratta di una riforma vera – dice – perché rilancia l’autonomia scolastica fornendo strumenti concreti per realizzare la flessibilità organizzativa e didattica, investe sui docenti con assunzioni straordinarie, organico potenziato, nuove modalità di reclutamento, formazione obbligatoria, valorizzazione del merito, nuove regole su periodo di prova e anno di formazione, interviene in termini sostanziali sugli alunni definendo obiettivi formativi, insegnamenti opzionali, attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive, dà più finanziamenti e in tempi certi, impone una definizione triennale del piano dell’offerta formativa, legandolo anche alla stabilizzazione dell’organico dei docenti”.

Critiche molto pesanti vengono esposte invece da Tony Saccucci, presidente di Gessetti Rotti, un’associazione composta da soli docenti: “L'85% degli insegnanti sono contrari alla riforma. La legge è passata al Senato con un voto di fiducia e uno strappo fortissimo. Non è una vera riforma perché non investe sulla qualità di chi insegna. L'Italia continua a essere il fanalino di coda per quanto riguarda lo stipendio dei docenti”. Un rilievo su cui la Puglisi precisa: “È vero, gli insegnanti guadagnano troppo poco, ma la riforma mette a disposizione 200 milioni di euro per premiare la professionalità dei migliori. Eravamo rimasti l'unico paese che aveva come sola possibilità di avanzamento gli scatti di anzianità. Ora non è più così”.

Luci e ombre nell’analisi di Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi: “Il testo era molto più incisivo all'inizio, poi è stato impoverito dopo una consultazione collettiva che ben difficilmente avrebbe potuto dare un contributo positivo. Migliaia di pareri diversi non concorrono a dare organicità a una nuova normativa. Nutriamo una debole speranza, il varo di un testo unico che dia accettate al testo attuale laddove è incongruo, ridondante e non coerente”. “Si poteva essere più coraggiosi sul ruolo del dirigente scolastico – gli fa eco Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la Confederazione Italiana Dirigenti d’Azienda – e dare ancora più responsabilità a questa figura chiave. Il sistema premiante dev’essere trasparente, oggettivo e coinvolgente. Altrimenti è un boomerang”.

L’incontro, moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Antonio Polito, si è chiuso con l’intervento di Daniele Grassucci, cofounder del portale Skuola.net, che ha aggiunto il punto di vista degli studenti: “Secondo i nostri dati, raccolti su migliaia di ragazzi, la riforma è promossa a metà. Alcune misure, come il curriculum dello studente e i provvedimenti per l'edilizia scolastica, trovano ampiamente il loro favore. Tra quelle che piacciono meno c’è il rafforzamento dei poteri dei presidi o le decisioni che riguardano i docenti, come il piano assunzioni o gli incentivi per la loro formazione”.

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