Anp: non servono riforme ma un cambiamento reale. Legge Aprea: parziale cambiamento auspicato

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di Daniela Sala – L’Anp, Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, ha dato poco celebrato i 25 anni dalla fondazione. E per l’occasione il 4 ottobre nel corso di un convegno nazionale a Roma ha presentato e adottato due documenti: il Manifesto per la Scuola e il Codice deontologico.

di Daniela Sala – L’Anp, Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, ha dato poco celebrato i 25 anni dalla fondazione. E per l’occasione il 4 ottobre nel corso di un convegno nazionale a Roma ha presentato e adottato due documenti: il Manifesto per la Scuola e il Codice deontologico.

“Il dibattito sulla scuola – ha detto Giorgio Rembado, presidente dell’Anp al convegno – è frequentemente influenzato da una convinzione diffusa, che corre il rischio di trasformarsi spesso in un atto di fede o in un alibi, secondo cui il cambiamento reale nel mondo dell’istruzione debba essere veicolato attraverso l’approvazione delle cosiddette ‘riforme’. (…) Ed è stato così che le riforme, detestate da alcuni, osannate da altri, ma sempre terreno di scontro per tutti, non sono mai mancate negli ultimi decenni. Quello che invece è mancato è il cambiamento della scuola, affidato per lo più al ‘riordino’ degli ordinamenti per atti legislativi o regolamentari (esempio emblematico è quello della secondaria superiore), che tanto fermento hanno creato nei partiti e nei gruppi parlamentari in fase deliberativa quanto silenzio e disinteresse nella comunità professionale all’interno delle aule scolastiche”.

Quello proposto dall’Anp è invece un cambiamento delle consuetudini e dei comportamenti perché, è scritto nel Manifesto “I nostri studenti si attendono da noi qualcosa di più che la trasmissione di saperi e l’acquisizione di competenze spendibili nel lavoro: ci chiedono una ragione per credere in quel che diciamo. Esigono da noi comportamenti in coerenza con quelle parole. Quella che sale verso di noi è una domanda di autenticità educativa, di valori alti che interpellino le coscienze e rendano la scuola un’esperienza degna di essere vissuta e non solo un luogo di aggregazione primaria”.

Dieci i punti fondamentali e i principi ispiratori secondo l’associazione: a partire dalla riforma dell’asse culturale sulla scuola che dovrebbe essere impostata sulla cultura scientifica in senso lato, alla riappropriazione di un lessico familiare e non succube dei riferimenti economici. È sottolineata inoltre l’importanza di un’educazione reale al pensiero libero che non si limiti “all’esercizio della critica (ed anche della contestazione accesa) unicamente per adesione passiva ai comportamenti di moda e presentati di volta in volta come politicamente corretti”.

Le dichiarazioni del manifesto sono quindi seguite da un codice deontologico ispirato ai principi della Costituzione.
Intervistato da Orizzonte Scuola a proposito di quale accoglienza abbia finora ricevuto il documento, Rembado ha ribadito che “è ancora presto per qualunque giudizio: già mancano le risposte a livello legislativo, si immagini quando il cambiamento auspicato ha a che fare con consuetudini e comportamenti”. Cambiamenti che per ora non possono venire dal ddl Aprea: “È una di quelle norme che si inseguono da 15 anni. Se passerà sicuramente saremo soddisfatti perché prevede delle norme che abbiamo sempre sostenuto, ma si tratta di una proposta che solo in parte rispecchia il cambiamento complessivo che auspichiamo”. E i dirigenti scolastici che cosa possono fare per incoraggiare il questo cambio di passo? “Senz’altro hanno la responsabilità di agire, ma non sempre hanno gli strumenti per poterlo fare”.

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