ANP critica Faraone: “Dirigenti che si occupano solo di didattica? Neppure da prendere in considerazione

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Mario Rusconi, Vicepresidente Anp, interviene sulle recenti dichiarazione del Sottosegretario Faraone sulla dirigenza scolastica e critica l’idea che i dirigenti debbano tornare a occuparsi di didattica.

Mario Rusconi, Vicepresidente Anp, interviene sulle recenti dichiarazione del Sottosegretario Faraone sulla dirigenza scolastica e critica l’idea che i dirigenti debbano tornare a occuparsi di didattica.

In questi giorni il Sottosegretario Faraone ha detto che bisogna sgravare i presidi dalle incombenze burocratiche per fare in modo che tornino a occuparsi di didattica. È d’accordo?

“Per prima cosa bisogna chiarirsi le idee su che cosa debbano considerarsi incombenze burocratiche. Non lo sono, per esempio, tutti gli aspetti legati ai bilanci, alla sicurezza degli allievi e del personale, poiché rientrano nella funzione manageriale della dirigenza scolastica quale è stata delineata dopo l’autonomia. Gli oneri burocratici a cui credo che il Sottosegretario Faraone voglia riferirsi sono, invece, tutte quelle mansioni amministrative per cui i capi di istituto non chiedono una sgravio, ma un supporto che potrebbe venire loro da un personale di segreteria formato ed efficiente. Da tempo sostengo che attività come le ricostruzioni di carriera, i conteggi degli stipendi e del tfr non dovrebbero gravare sulle segreterie delle singole delle scuole, ma su reti di scuole”.

Quindi non le sembra plausibile che la politica ventili un ritorno al Preside come coordinatore della didattica?

“Voglio dirlo una volta per tutte: il preside è un dirigente dello Stato a 360°, non è un superprofessore che può mettere becco nelle questioni didattiche! Questo anche per una motivazione oggettiva: prenda me, che insegnavo latino e greco. Non mi sognerei mai di dare indicazioni di tipo didattico a un docente di scienze o di matematica. Lo scopo del buon preside non è quello di coordinare la didattica, ma di farla funzionare al meglio organizzando bene i luoghi della didattica”.

Ci porta a farle una provocazione: se non deve necessariamente occuparsi di didattica, un dirigente scolastico potrebbe in fondo anche provenire da altri settori della PA?

“In linea teorica è senz’altro così, tanto che quello che lei ha appena prospettato avviene in molti altri Paesi dove in effetti i presidi non sono ex insegnanti. Tuttavia in Italia abbiamo una consolidata tradizione che lega la figura del preside a quella del corpo docente: in questo modo ci assicuriamo una conoscenza approfondita del funzionamento di un’istituzione complessa come la scuola da parte di chi andrà a dirigerla. Sinceramente non vedo la ragione di abbandonare questo modello”.

Prima ha citato l’aspetto della sicurezza. In una intervista di qualche giorno fa apparsa proprio sul nostro portale il Presidente dell’Andis Marotta suggeriva l’esclusione dalla competenza dei dirigenti scolastici delle responsabilità inerenti alla sicurezza degli edifici. Lei che cosa ne pensa?

“Credo che dobbiamo stare molto attenti quando si toccano questi temi. Ad oggi il Dirigente Scolastico risponde legalmente della sicurezza nella misura in cui non riesce a garantire che non ci siano situazioni di pericolo. Le faccio un esempio: se si verifica un terremoto e i ragazzi non riescono a mettersi in salvo con celerità a causa della disposizione dei banchi nelle aule, in questo caso viene chiamato in causa il preside. Proporre di sollevare la figura del DS da questo tipo di responsabilità potrebbe essere un grave errore, dal momento che potrebbe portare a dequalificarlo a semplice funzionario direttivo, magari rispolverando la vecchia figura del provveditore”.

Tornare al preside funzionario anziché dirigente significherebbe frustrare definitivamente le vostre rivendicazione di tipo economico.

“Un’ipotesi che non è da prendere minimamente in considerazione. È urgente un adeguamento degli emolumenti dei presidi alle funzioni che essi ricoprono e al ruolo di Dirigenti dello Stato tout court. Pensi che oggi lo stipendio di un DS, che magari gestisce organici da 120 docenti, è un terzo di quello di un dirigente del ministero che ho sotto di sé due o tre impiegati”.

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