ANIEF. Soluzione politica: salvare idonei e rifare prova per danneggiati

di redazione
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ANIEF – Per Anief-Confedir l’unica via d’uscita, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha rigettato l’appello del Miur, è salvare gli idonei e dare la possibilità a chi è stato danneggiato di rifare le prove. Altrimenti stavolta si rischia veramente di mandare all’aria tutta la procedura nazionale.

ANIEF – Per Anief-Confedir l’unica via d’uscita, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha rigettato l’appello del Miur, è salvare gli idonei e dare la possibilità a chi è stato danneggiato di rifare le prove. Altrimenti stavolta si rischia veramente di mandare all’aria tutta la procedura nazionale.

Assegnare i posti agli idonei e dare la possibilità ai candidati ricorrenti di essere finalmente valutati in modo corretto: continua ad essere questa, secondo l’Anief-Confedir, l’unica via d’uscita per evitare che la sentenza n. 3747/2012 della VI sezione del Consiglio di Stato faccia decadere definitivamente il concorso per 355 dirigenti scolastici in Lombardia. I giudici hanno infatti rigettato l’appello del Miur contro la sentenza del Tar che aveva annullato il concorso per violazione del principio dell’anonimato, a seguito della ritenuta trasparenza delle buste utilizzate in sede concorsuale per contenere gli elaborati delle prove scritte.

“Sul concorso per dirigenti scolastici in Lombardia  – dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è arrivato il momento di varare quella soluzione politica che il nostro sindacato chiede da tempo: la sentenza del Consiglio di Stato ha infatti annullato definitivamente la procedura. Se a questa aggiungiamo le diverse pronunce negative al proseguimento delle prove emesse dai Tar, come quella dell’Abruzzo, dove in queste ultime ore è stato deciso di non procedere agli orali, è evidente che bisogna evitare di mandare tutto all’aria”.

Certo, quello che l’Anief ha definito da tempo il più brutto concorso degli ultimi vent’anni non può essere cancellato: commissioni e verbali illegittimi, buste trasparenti, una valanga di quesiti errati o inesatti, probabili danni erariali, su cui indaga anche la Corte di Conti, sono delle “pietre miliari” di cui avremmo fatto volentieri a meno. E non a caso, sulla vicenda dell’esclusione viziata da una serie di errori formali rimane un ricorso dell’Anief, pendente per oltre 2mila ricorrenti che attendono giustizia.

Detto questo, il sindacato, che opera innanzitutto per il bene della scuola italiana e dei suoi lavoratori, non può dimenticare che nel corso degli ultimi sei anni il numero delle dirigenze scolastiche si è ingiustamente ridotto, passando da circa 12mila ad 8mila. Solo negli ultimi due anni, a seguito del dimensionamento scolastico, che di recente la Consulta ha reputato incostituzionale perché deciso a livello centrale bypassando il ruolo imprescindibile degli enti locali, ne sono stati cancellati ben 2.162.

Alla luce di tutte queste considerazioni, Anief-Confedir indicano alle forze politiche l’unica strada percorribile: salvaguardare, da una parte, i diritti di coloro che hanno superato tutte le prove della procedura concorsuale in Lombardia; tutelare, dall’altra, i diritti di coloro che, sulla base prioritariamente degli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, hanno reclamato parità di trattamento e imparzialità nella valutazione da parte dell’amministrazione che ha gestito il concorso. Si tratta di un doppio passaggio fondamentale per uscire da questo empasse: contro l’arbitrarietà affinché sia salvato il concorso, occorre far prevalere il principio del merito, imponendo comunque una seria riflessione per evitare che si ripetano situazioni analoghe in futuro.

“Agire diversamente – conclude Pacifico – significherebbe rischiare di annullare non solo la procedura concorsuale della Lombardia, ma anche quelle delle altre regioni italiane partita quasi due anni fa con oltre 40mila candidati: vanificando tutto e affidando a settembre migliaia di istituti alle reggenze dei dirigenti oggi in servizio, già subissati da impegni e burocrazia. Una eventualità, tutt’altro che remota, di cui l’istruzione pubblica italiana non avrebbe di certo bisogno”.

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